«Fecondazione, il governo non ha più alibi per rinviare la data»

Nedo Canetti
Il fronte del Sì: oggi il Consiglio dei ministri deve decidere quando si vota per il referendum. Lanciato un nuovo appello di 28 parlamentari

Questa mattina si riunisce il Consiglio dei ministri.
L’ennesima occasione, per il governo per fissare la data del referendum sulla procreazione assistita.
Finora l’esecutivo ha nicchiato, continuando a rinviare la decisione e, quando è stato chiamato a rispondere in Parlamento da precise interrogazioni, ha svicolato, per bocca del ministro degli Interni, Beppe Pisanu, con la giustificazione che nel mese di maggio, quello ripetutamente indicato come data possibile, dal Comitato promotore e dai da, ha tirato in ballo la data di svolgimento delle elezioni amministrative in Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, che renderebbe impossibile la celebrazione del referendum, essendo proibita dalla legge, la concomitanza dei due suffragi.
Da qui, il rimpallo della decisione da Berlusconi a Pisanu e da Pisanu al Consiglio dei ministri, una sorta di gatto che si morde la coda, con sempre più accreditata l’idea che il governo punti sul 12 giugno,ultima data possibile, a termini di legge. Ieri è però intervenuto un fatto nuovo che scompagina il giochetto governativo.
Il Consiglio regionale della Sardegna ha deciso di tenere le elezioni amministrative l’8 e il 9 maggio. Fatti tutti i conti e le possibile sovrapposizione tra voti e ballottaggi, la domenica 29 maggio, si rende sicuramente disponibile.
Ancora ieri, alla vigilia del Consiglio dei ministri, sulla richiesta di una rapida decisione della data e sulla necessità, per tanti motivi, che non sia a giugno, hanno insistito il Comitato promotore, i radicali, da, Fausto Bertinotti, nella relazione al Congresso del Prc.
Il segretario dei radicali, Daniele Capezzone, ha ringraziato il Presidente della Sardegna, Renato Soru, per la decisione assunta sulla data delle amministrative nell’isola,aggiungendo che «a questo punto la palla è più che mai nelle mani di Berlusconì». Ora non ci sono più alibi. Se il governo non fissa oggi la data, e continua a puntare su una «balneare», significa che ha scelto di sostenere indirettamente, la campagna astensionista.
Si infittiscono, intanto,le iniziative a favore del voto, contro l’astensione.
Un appello è stato ieri lanciato da 28 tra parlamentari dell’Unione e anche della Cdl, da sindacalisti, medici e rappresentanti delle associazioni, tutti appartenenti al Comitato promotore (Pallastrini, Piccinini, Bernardini, Valpiana, Moroni, Caporale, De Petris, Costantini, Dato,Maura Cossutta, Franco, Emprin, Gilardi,Negri, Modica, Zanotti, Montecchi, Betty Leone, Bettoni, Capezzone, Morando, Inglese, Cuperlo, Cappato, Salvi, Vacca,Del Pennino, Turci).
Si rivolge a tutte le donne italiane, alle associazioni femminili,alle organizzazioni politiche e sociali «da sempre impegnate sui temi della libertà e dell’autonomia femminile, affinché 18 marzo sia l’occasione per lo sviluppo e la crescita della battaglia referendaria>. «Le forze conclude l’appello – che difendono la legge sono impegnate in una campagna senza risparmio di mezzi per far fallire il referendum con l’astensione. Eppure possiamo vincere: la mobilitazione – prima di tutto delle donne- che ci ha permesso di raccogliere più di 750 mila firme, conferma il grande potenziale di impegno e disuccesso della nostra causa». Invitano, infine, tutti i comitati locali a promuovere per 18 marzo una campagna di informazione,dibattiti e mobilitazione. Un’iniziativa per la festa della donna è stata assunta anche dal gruppo ds della Camera. Sara distribuito a colleghi parlamentari e giornalisti,un vademecum tascabile -annuncia Elena Montecchi, vice presidente del gruppo di 48 pagine dal titolo «Aprirsi alla vita», «Uno strumento di informazione – spiega Montecchi – nel quale verranno illustrati i quattro quesiti referendari».Dalla campagna astensionista si è ieri dissociata la rivista religiosa Jesus con un editoriale del direttore, don Vincenzo Marras.