Fecondazione: da Mussulmani a Ebrei, da Valdesi a Sciamani, così la pensano gli altri culti

Se la Chiesa Cattolica invita all’astensionismo i propri fedeli, gli esponenti delle altre religioni sul territorio italiano sono in maggioranza propensi a lasciare libertà di coscienza nel segreto dell’urna. Ecco, dagli ebrei ai musulmani, dai valdesi ai seguaci del culto degli sciamani indiani, ecco cosa hanno anticipato all’Adnkronos gli esponenti delle altre comunità religiose presenti in Italia, a pochi mesi dal referendum del 12 giugno prossimo in cui gli elettori sono chiamati ad esprimersi a favore o contro la legge sulla fecondazione assistita, approvata dal
governo Berlusconi.

In Italia sono più di 35mila, venticinquemila dei quali sono aventi diritto al voto e tra i loro maggiori esponenti c’è il rabbino capo della Sinagoga di Roma, Riccardo Di Segni, che, legge ebraica alla mano (halakhà), spiega qual’è la posizione ufficiale degli ebrei sul tema della procreazione assistita e su ciascuno dei quattro quesiti referendari.”Per ciò che riguarda prettamente le richieste referendarie -dice Di Segni- quanto messo in esame concorda con la halakhà sul fatto che le tecniche non debbano essere indicate solo per la sterilità, non ci deve essere limitazione sul numero di embrioni e ci può essere flessibilità nelle procedure di crioconservazione’.
“Discordano, invece, -prosegue Di Segni- sul fatto che per la halakhà a queste tecniche si ricorre solo se non ci sono alternative, e la gradualità sembra logica”.

“Per quanto concerne -aggiunge Di Segni- la Fecondazione eterologa, le richieste referendarie non concordano con la halakhà, che solo in casi limite ammette questa pratica, mentre si permette la ricerca sull’embrione e se ne consente la crioconservazione”. Inoltre “anche sulla libertà di ricerca scientifica, la legge ebraica non dissente: per il nostro credo -conclude il Rabbino- l’embrione non ha pari diritti e si può considerare un essere umano solo dopo 40 giorni dal concepimento”.

Tra le comunità religiose più numerose in Italia, con un numero di fedeli cresciuto vertiginosamente negli ultimi anni anche grazie all’immigrazione, la comunità islamica italiana arriverà alle urne con 65mila fedeli. E, sul tema della procreazione assistita, il presidente dell’Unione dei Musulmani d’Italia, Adel Smith, indirizza ala libertà personale di opinione. “La religione musulmana -spiega Adel Smith- non ha mai lottato contro il progresso. Quando la scienza si pone a servizio dell’uomo, l’Islam la incoraggia e non cerca di ostacolarla. C’è una massima del pensatore Hadith, che invita i musulmani di cercare la scienza ovunque essa sia”. “In questo caso, la procreazione assistita, quando non contrasta con i minimi requisiti morali ed etici -conclude- non è contraria all’Islam. Il mio invito, dunque, nei confronti dei musulmani di tutta Italia, è quello di andare a votare, soprattutto per abbattere la demagogia morale che non permette al nostro paese di essere al passo con i tempi, soprattutto per quanto riguarda temi di così grande importanza per il futuro dell’essere umano. Per quanto mi riguarda, sono proteso tendenzialmente per votare “SI” a tutti e quattro i quesiti”.

Di rilevante importanza numerica, visto che tra evangelizzatori e ‘simpatizzantì arrivano a quasi 430mila, i fedeli del culto dei Testimoni di Geova si recheranno alle urne mantenendo un certo distacco, anzi forse saranno in ben pochi ad andare a votare. E a parlare a nome della comunità è il portavoce della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova in Italia, Giuseppe Amendola. “La nostra Congregazione -afferma Amendola- ritiene che ciascun suo membro debba decidere in base alla propria coscienza addestrata secondo la Bibbia, che contiene i principi in grado di guidare la decisione di ogni individuo. Credo che molti di noi preferiranno astenersi da questo tipo di referendum”. Saranno chiamati al prossimo referendum anche i circa 150mila cristiani evangelici, rappresentati dal pastore Carlos Zarazaga, che ha chiarito la posizione della sua comunità religiosa nei confronti dei temi di bioetica, in generale, e della procreazione assistita. ”Siamo convinti -spiega Zarazaga- che queste siano decisioni da prendere in maniera personale o, nel caso specifico, all’interno della coppia. La nostra Chiesa punta molto sull’individualità decisionale di ciascuno dei nostri fedeli e, su temi come questo, non siamo per niente dogmatici”. “Il prossimo 21 aprile -annuncia- terremo una conferenza sulla tematica della bioetica, alla quale parteciperà il direttore del Centro Studi Etica e Bioetica di Padova, Leonardo De Chirico. In quell’occasione, esporremo in maniera oggettiva le problematiche riguardanti la procreazione assistita, in modo da permettere ai nostri fedeli di decidere, in perfetta autonomia, la posizione da assumere”- All’ultimo “censimento” hanno raggiunto in Italia i 35 mila individui e tra le chiese cristiane evangeliche, quella Valdese è tra le più proiettate verso un’identità moderna, che cerchi di rivisitare i canoni classici dell’etica morale e tenti di abbattere le barriere dei dogmi inviolabili.

Ad intervenire a nome della comunità è Sergio Rostagno, emerito di teologia sistematica della Facoltà Valdese di Teologia di Roma, membro della direzione della rivista “Filosofia e Teologia”, e coordinatore della commissione bioetica della Tavola Valdese. “È bene aver presente -dice Rostagno- che molte delle questioni etiche oggi più dibattute pongono davanti a loro dei dilemmi. Molte situazioni sono irrisolvibili, se considerate unicamente alla luce di un solo principio assoluto. Devono quindi essere risolte mediante un confronto tra vari principi diversi e a volte opposti”. “In questo caso -sottolinea- si può, anzi si deve, lasciare libera la scelta. Per libera scelta intendo, però, qualche cosa di molto relativo. Più che di scelta libera, parlerei piuttosto di decisione sofferta”. “Occorre un’etica delle decisioni sofferte -continua Sergio Rostagno-, decisioni che non mettono mai la coscienza del tutto al riparo da successive domande, ma che permettono tuttavia che le decisioni siano prese e le scelte compiute, con un relativo sollievo”. “Laico -prosegue- è chi difende, contro il clericalismo cattolico o il fondamentalismo protestante, una zona di pubblica utilità, di libertà interiore ed esteriore, necessaria per formarsi libere convinzioni. Non laico è chi vorrebbe imporre le proprie convinzioni e le proprie scelte a tutti i cittadini. Le leggi per esempio devono essere libere da simili imposizioni”. “Per quanto riguarda l’embrione -dice ancora- è difficile darne una definizione scientifica. Si può ritenere l’embrione “persona”; si può ritenerlo non persona, ma diverso da una “cosa”. Gli scienziati stessi sembrano dividersi sulle valutazioni, mentre sono più concordi nelle descrizioni di loro competenza.

Poi un battuta anche per la ricerca sugli embrioni congelati.

“Ritengo -dice Rostagno- si debba fare. Le valutazioni etiche non ci mettono mai al riparo da ripensamenti o da precauzioni. Ma, se la scienza in questo momento ha bisogno di passare attraverso una fase di ricerca che coinvolge le cellule staminali embrionali e, posto che questo sia accertato, dobbiamo prenderci la responsabilità di tale ricerca”. La saggezza dell’individuo il primo piano. È così che i buddisti, circa 60mila fedeli in Italia di cui però meno della metà con diritto di voto, affrontano i temi legati alla bioetica.
“Tendenzialmente lasciamo i nostri membri liberi di esprimersi, in base alla loro saggezza spiega Roberto Mingatti, direttore della rivista ‘Buddismo e Società’ e responsabile delle relazioni esterne per conto dell’Istituto Buddista Italiano ‘Soka Gakkaì. “Non abbiamo mai affrontano in maniera particolare -aggiunge- il tema della bioetica e della procreazione assistita. Posso affermare che il buddismo, in generale, si basa sul rispetto estremo della dignità della vita, che però è anche il rispetto per la scienza e per le regole dettate dalla ragione”.

“La matassa -conclude- si scioglierebbe se si riuscisse a capire quando c’è effettivamente vita e quando no. Il tema è molto controverso e non abbiamo la presunzione di prendere una posizione. La nostra religione punta, ripeto, sulla saggezza di ciascuno dei nostri fedeli”. Anche gli esponenti della corrente New Age di Scientology, che ad oggi nel nostro Paese conta, secondo le loro ultime stime, circa 100mila seguaci, intervengono nel dibattito sulla fecondazione assistita e sul prossimo referendum. “Di fatto -spiega il portavoce e Direttore degli Affari Pubblici di Roma, Fabrizio D’Agostino- non esiste una posizione ufficiale della Chiesa di Scientology in merito alla fecondazione artificiale. La nostra Chiesa è sicuramente contro l’aborto, rilevando in questa pratica un tentativo di sopprimere una vita che si sta manifestando, crescendo e che sta cercando di sopravvivere”. “Possiamo consigliare -conclude D’Agostino- che l’Uomo si rivolga con più dedizione ai valori spirituali e alla religione, e meno al materialismo. Pensiamo infatti che soltanto una comprensione più profonda e spirituale della vita, possa evitare di cadere nel solito scontro di forze su questioni in cui un’etica e una morale fondate sulla verità affermerebbero la forza di una soluzione al di sopra di eventuali interessi faziosi e di parte”.

Non fanno parte di una corrente religiosa, anzi, sono distanti da qualsiasi tipo di religione. Ma non per questo non hanno una loro ben precisa opinione riguardo la fecondazione e il referendum. Sono gli Atei e Agnostici Razionalisti, uniti in un’associazione chiamata Uaar, ed intendono rappresentare tutti gli atei e coloro che rifiutano qualsiasi legge da loro definita “paranormale”, che non sia suffragata da un teorema scientifico o una formula matematica. Emerito rappresentante di questa associazione, è il docente di Logica Matematica all’Università di Torino, Piergiorgio Opifreddi, per il quale “quando si devono prendere delle decisioni di questo tipo, la prima cosa importante da ottenere è il principio di separazione Stato e Chiesa. Se si fanno intervenire in queste problematiche delle categorie che sono estranee alla logica scientifica, si fanno veri e propri pasticci, come con la legge 40”. “La discussione, in questo caso, -aggiunge ancora- è tutta incentrata su qual’è il momento in cui l’embrione diventa persona umana”.