<b>10 ottobre 2003</b> – NEI GIORNI scorsi ho avuto modo di leggere una lettera aperta, in tema di riproduzione assistita, inviata da Ruggero Guarini all'indirizzo dell'On. Alessandra Mussolini. Il primo concetto che va chiarito è che la sterilità e l'ipofertilità sono patologie di tipo medico, ed esclusivamente come tali vanno approcciate. Chi ricorre a tali pratiche lo fa quindi solo perché costretto, e non perché in cerca di emozioni sanitarie alternative. Ma vi è di più: data la loro delicatezza, le patologie in oggetto, a differenza di molte altre patologie comunemente accettate come tali, portano spesso a far scattare un istintivo atteggiamento di vergogna in chi ne soffra e, per gli stessi inesplicabili meccanismi mentali, stimolano talvolta in chi ne è per sua somma fortuna esente, un'infantile cattiveria che si sfoga in sciocche compassioni o, peggio, in sfottò anche beceri. Il malato di sterilità viene spesso indotto così dalle proprie stesse vergogne e dall'incomprensione altrui a chiudersi in una segreta sofferenza. Nessuno, al di fuori di chi patisca questa sfortuna, può capire nemmeno lontanamente quante lacrime roventi vengano versate da donne che si sentono amputate, incomplete, fallite. Come nessuno può sapere quanta frustrazione e sordo patiomento ciò faccia scorrere nelle vene dei loro compagni, inutili spettatori di ogni fallimento.
La medicina, ove non possa guarire, tenta di aggirare l'ostacolo: la dialisi non cura reni divenuti inutili, come pure l'insulina non cura un pancreas ormai decotto. Queste terapie rendono "solo" possibile nel corpo del paziente lo svolgimento di quei processi biologici che la natura gli vuole invece negare. Le pratiche di fecondazione assistita ricadono proprio in questo campo: uno spermatozoo inetto può essere portato con la tecnica ove non riuscirebbe mai a giungere da sé. Può, e quindi deve. Sempre che la medicina non sia divenuta nel frattempo semplice opinione anch'essa. Se così fosse, dovremmo tristemente concludere che le patologie legate alla sfera sessuale/riproduttiva sono da considerarsi patologie di serie C, indegne di comprensione e rispetto. L'infertilità è patologia, e scopo della medicina è curare le patologie: il resto è pura fantasia, ignoranza, oscurantismo, bacchettoneria, superstizione.
Un'ultima osservazione: spesso si liquida chi cerca disperatamente un figlio come persona che trascura di fatto l'opportunità dell'adozione. Puntualizzazione: tramite l'adozione si deve dare una casa e una famiglia a un bambino che non ce l'ha, non un surrogato di figlio a chi non gliene venga di propri. Pertanto, a chi sostiene che l'adozione resta l'alternativa d'elezione all'infertilità, ribadisco che non solo non ha capito niente del problema in oggetto, ma nemmeno del concetto di adozione.
<i>Lettera firmata da 12 lettori</i>
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<b>Questa la lettera aperta di Ruggero Guarini a Alessandra Mussolini comparsa su Il Tempo del 9 Ottobre 2003</b>
<I>UNA MUSSOLINI NATA IN PROVETTA</I>
GENTILE Alessandra Mussolini