
VENEZIA. «Danno da bere una bibita, poi uno si addormenta. Si addormenta, e basta». E’ questo il racconto
lucido dell`eutanasia fatto da Piera Franchini, una malata terminale, in un video choc diffuso dai Radicali
italiani. Per veder garantito il diritto a decidere sulla propria vita – denunciano i Radicali – Piera ha dovuto affrontare
un lungo ultimo viaggio, che l`ha portata da Chirignago, il suo paese in Veneto, fino a Forch, vicino Zurigo, in Svizzera.
«Perché devo soffrire fino alla morte? Chi può arrogarsi il diritto di fare questo, se non io?» si chiede Piera, 76 anni, uno dei membri fondatori di Rifondazione Comunista a Venezia, nel video «io non voglio più soffrire, è una sofferenza fine a se stessa». Nel filmato ripercorre la sua storia con parole crude, dirette, vere: «Sono morta il 13 aprile (del 2012, ndr.), quando il chirurgo mi ha detto per la prima volta che non c`era nulla da fare» ricorda la donna, affetta da un tumore al fegato in fase terminale. L`addio, per lei, è arrivato qualche mese dopo, a novembre, lontana dalla sua casa. Come hanno fatto in meno di un mese Pietro D`Amico, ex sostituto procuratore di Catanzaro, e Daniela Cesarini, ex assessore ai servizi sociali del Comune di Jesi. Il caso di Piera – reso noto anche perché lei stessa ha contattato l`Associazione Luca Coscioni in risposta allo spot “A.A.A. malati terminali cercasi”, ed è stata accompagnata nel viaggio da Marco Cappato, tesoriere dell`associazione – non è l`unico: ogni anno sono una trentina gli italiani che varcano il confine per non fare più ritorno. Per questo l`Associazione Luca Coscioni ha lanciato una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione dell`eutanasia e del testamento biologico, che proprio oggi vedrà la giornata di mobilitazione nazionale per l`Eutanasia legale, alla quale hanno già aderito, tra gli altri, il professor Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, e il regista Marco Bellocchio. «Lo Stato deve garantire ai cittadini una morte serena accanto ai parenti e agli amici, non da soli, in un letto svizzero» spiega Filomena Gallo, segretario dell`associazione Luca Coscioni «questa è una campagna politica con la quale chiediamo che vengano riaffermati dei diritti che finora sono stati sottratti». «Sono 80- 90 mila i malati terminali che muoiono ogni anno, soprattutto di cancro: il 62% muore grazie all`aiuto dei medici con “eutanasia clandestina» ricorda Carlo Troilo, consigliere generale dell`Associazione Luca Coscioni, citando dei dati forniti dall`Istituto Mario Negri «inoltre 1000 si suicidano per la negata eutanasia e altri 1000 tentano il suicidio».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.