Cambiare la legge sul suicidio assistito è troppo pericoloso, in quanto si espongono al rischio di subire scelte altrui le persone più deboli: lo ha scritto in un articolo apparso ieri sul "Daily Telegraph" il premier britannico Gordon Brown, alla vigilia della pubblicazione delle linee guida della procura generale, che consentiranno di aiutare un malato terminale a morire, evitando di finire in tribunale se si agisce in buona fede.
Questa «chiarificazione» fatta da Keir Starmer, direttore nazionale dei procuratori, è vista come una depenalizzazione del suicidio assistito. Una prima circolare a settembre aveva chiarito che andava perseguito solo chi incoraggia un malato a metter fine alla sua esistenza o chi beneficia finanziariamente della morte. Brown scrive che Starmer ha diritto a chiarire la posizione delle procure, ma che la legge non dovrebbe essere cambiata. Creare il «diritto legale a morire» metterebbe una pressione inaccettabile sui malati e sugli anziani, indipendentemente dalle salvaguardie messe in campo. «Diciamolo chiaramente scrive il primo ministro – la morte intesa come opzione e come diritto, attraverso non importa quale processo burocratico possa creare la legge sul suicidio assistito, cambierebbe in maniera fondamentale il nostro modo di pensare alla morte. Il rischio di pressioni – non importa quanto sottili – sulle persone fragili e vulnerabili, che per esempio potrebbero percepire la loro esistenza come troppo pesante per gli altri, non potrebbe mai essere escluso».
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