<b>30 Aprile 2003</b> – Per il governo neo laburista di Tony Blair, il 50esimo anniversario della scoperta del Dna doveva essere un'occasione per celebrare il primato europeo della ricerca scientifica e soprattutto il primato biotecnologico britannico. Argomento molto caro ad un governo che considera anche il capo dello stato una sorta di piazzista del Made in Great Britain. È noto che le posizioni pro-scientifiche del governo inglese in tema di ricerche genetiche, in particolare sulle cellule staminali, sono molto diverse da quelle europee. E la cosa non dispiace affatto a Londra, dove le autorità hanno preparato i festeggiamenti dei 50 anni del Dna e della recente scoperta dell'Human Genome Project da molto tempo e con estrema cura. In parte, grazie anche all'entusiasmo per la scienza del ministro competente, Lord David Sainsbury, che insieme con il premier ha ospitato una serie di feste, ricevimenti e convegni sul tema, ad altissimo livello.
Qualche giorno fa, Tony Blair ha infatti annunciato il compimento dell'Human Genome Project, che ha visto gli scienziati britannici lavorare insieme con i loro colleghi in America, Giappone, Francia, Germania e Cina per completare la mappa dei tre miliardi di lettere di Dna che comprendono il genoma umano. Un risultato ottenuto con due anni di anticipo. Il governo britannico ha voluto sottolineare il ruolo preminente dei suoi scienziati – tra i sei è il gruppo più importante – che hanno lavorato all'Istituto Sanger del Wellcome Trust a Cambridge, città dove Watson e Crick fecero la loro felice scoperta. Ora il centro universitario, capitale dell'industria di Biotech britannica ed europea, intende approfittare della Dna connection per motivi di turismo.
Al pub The Eagle, dove il 28 febbraio 1953 lo scienziato Francis Crick entrò per esclamare ad alta voce «Abbiamo trovato il segreto della vita!», è stata inaugurata una lapide per ricordare lo storico annuncio, mentre il comune della città propone Dna tours in pullman. Una delizia per i turisti entusiasti della scienza.
Ma non tutto è andato secondo programma. Diversi mesi fa è scoppiato una imbarazzante polemica di matrice proto-femminista sul mancato riconoscimento per Rosalind Franklin: il «terzo scienziato» responsabile della storica scoperta del 1953, ma dimenticato da tutti (dal comitato per il Nobel nel 1958 e dall'attuale governo britannico) «solo perché donna». Molta enfasi è stata data al suo graduale reinserimento postumo (è morta nel 1958, qualche mese prima dell'assegnazione dei Nobel ai colleghi maschi Crick e Watson) nel Pantheon dei «padri del Dna» insieme ad un quarto scienziato «dimenticato» (però maschio, quindi meno biasimevole), Maurice Wilkins. Persino una biografia The Dark Lady of Dna, firmata da una autorevole penna del Times, Brenda Maddox, è uscita per sancire il ruolo della Franklin come «la martire scientifica del secolo».
Ma ora c'è anche «Il fattore Frankenstein», quando gli scienziati parlano fuori del coro – in questo caso, quello buonista e ottimista stabilito dal governo neo-laburista. Il rispettato professore Sir Alec Jeffreys, capo del dipartmento di Genetica dell'Università di Leicester, nutre un progetto decisamente orwelliano. Qualche giorno fa, in un discorso allo storico foro scientifico britannico, la Royal Society, Jeffreys ha perorato la causa dell'inserimento delle impronte del Dna dell'intera popolazione nazionale in un database centrale (per meglio combattere la criminalità). «Ma, forse, non gestito dalla polizia» chiosa Jeffreys, per non urtare le sensibilità liberal del suo eminente pubblico.
Si è spinto ancora più in là il professore Watson, ormai 75enne ma molto attivo e lucido. Ad una cena di gala al Guildhall, la sala di rappresentanza della City londinese, per festeggiare il 50esimo anniversario della propria scoperta, l'illustre premio Nobel ha sparato contro «il fondamentalismo religioso» delle varie chiese cristiane e «il socialismo maligno» della sinistra politically correct, che insieme «cospirano a bloccare qualsiasi avanzamento genetico grazie ai loro assurdi e spuri pregiudizi ideologici, che influenzano in modo negativo la buona percezione pubblica delle scoperte scientifiche».
«Grazie a loro, la società tende ormai a pensare che l'uso della genetica per migliorare la razza umana sia immorale», aggiunge Watson, presidente della Cold Spring Harbour Laboratory a New York, in riferimento alla polemica sul cloning. Watson, forse il più prestigioso scienziato vivente per via dell' importanza delle sua scoperte della dna, è di fatto a favore dei piani di Severino Antinori per la clonazione di un essere umano.