<b>14 Novembre 2003</b> – Alla 18ma conferenza internazionale del Consiglio sulla salute il Cardinale Javier Lozano Barragan ha affermato: ''…la depressione è il principale killer della nostra epoca'' che si fonda su una cultura ''vuota di valori, fondata sul benessere e sul piacere, nella quale conta come meta suprema il guadagno economico''. Individuato il -serial Killer- bisogna assicurarlo alla giustizia. E quale può essere questo Robocop capace di ammanettare il male di vivere e l´algia del nous? Il Prozac? La Mirtazapina? Il Remeron? Il Tavor? No! Il Cardinale ammonisce: "Nessuno che non abbia una risposta anche alla paura della morte può affrontare con successo la cura della depressione". Non voglio privarvi del piacere di indovinare quale sia questo -medico- in grado di fornire la risposta delle risposte: "perché si muore?" o meglio "perché -io- debbo morire?" o meglio ancora: " quale è il senso della vita se la morte può cogliermi in ogni momento?". Mimnermo così mette in versi la depressione che accompagna lo scemare del vigore giovanile:"Che vita mai, che gioia senza Afrodite d'oro? Ch'io sia morto quando più non mi stiano a cuore l'amore segreto, i dolci doni e il letto". Catullo descrive con precisione da trattato di psichiatria le sensazioni del depresso: "E questa è un'isola deserta, senza un rifugio, circondata dal mare, non ha vie d'uscita: nessuna speranza di fuggire: tutto è silenzio, solitudine, tutto mi parla di morte." De Quincey ripropone un tema caro alla filosofia e, spesso, legato all´incipit della depressione: "La morte possiamo affrontarla; ma sapendo, come sanno alcuni di noi, che cosa è la vita umana, chi di noi potrebbe senza brividi affrontare (se vi fossimo chiamati consciamente) l'ora della nascita?". Eliot si incarica di spazzare il campo dalle illusioni di paradisi a buon mercato: " La vita è molto complessa… non è un disegno fatto con riga e squadra, in cui tutto è semplice…". Orazio propone una soluzione -edonista-: "perciò, mio caro, finché t'è concesso, goditi le gioie che dà la vita e ricorda quanto questa sia breve". Queste intuizioni letterarie si traducono in una realtà quantificabile e qualificabile: 340 milioni di persone soffrono di depressione (disturbi dell´umore), 400 milioni di persone di disturbi ansiosi ( attacchi di panico, fobie, disturbi ossessivi, compulsivi, disturbi da stress) 45 milioni di persone sono affette da schizofrenia e di queste 33 milioni sono nei paesi in via di sviluppo 29 milioni di persone soffrono di Demenza (Alzheimer disease, cerebrovascular diseases, ecc.) 10-20 milioni di persone tentano il suicidio. Sono molti? Sono pochi? Rapportati alla popolazione del pianeta possono essere trascurabili, ricondotti nel particolare della sofferenza individuale sono una enormità! Anche i greci avevano intuito l´importanza della consapevolezza morte. Una variante del mito greco di Prometeo (il mito è sempre multiverso) narra che l´uomo viveva in totale abbrutimento perché gli era noto il giorno della morte e questa conoscenza lo aveva gettato in uno stato di prostrazione insuperabile. Prometeo non rubò il fuoco agli Dei, come narra la versione classica del mito, ma rubò agli Dei l´oblio e ne fece dono ai -depressi- mortali. Ignorando il giorno della morte gli uomini diventarono iperattivi: progettarono, costruirono, inventarono, conquistarono il futuro. Gli Dei, temendo che questo nuovo mortale potesse diventare simile a loro, inviarono Pandora che circuì Epimeteo (colui che pensa dopo) fratello di Prometeo (colui che pensa prima)…il resto è noto. La paura-certezza della nostra morte, a volte, irrompe incontenibile nella nostra apparente normalità e gli effetti sono devastanti. La religione può essere una risposta? Forse sì. Le risposte sono infinite perché nessuno di noi si pone e pone la domanda allo stesso modo, quindi ben venga la "religio" ciò che lega, ma siano benvenute le molecole che aiutano o le soluzioni personali. Quello che non è benvenuto è il rigurgito di savonarolismo che odia il benessere, il piacere, che vorrebbe imporre -valori- basati sulla mortificazione dei corpi. Il Cardinale Javier Lozano Barragan, così prosegue: "Ma proprio in questo splendore dello sviluppo tecnologico, accanto all'homo potens si annida l'homo pavidus, l'uomo trepidante che ha una paura immensa, riflesso in definitiva della sua fine mortale". Ebbene, cosa ci propone il sant´uomo? L´homo impavidus? L´uomo che brama la morte? L´incontro con Dio? L´uomo che rifugge i piaceri del mondo e invoca la malattia e il martirio per mortificare la carne ed elevare l´anima? No, no, grazie! Io amo questo essere fragile e impaurito che, nonostante la sua fragilità, combatte e crede di poter eliminare dal mondo una parte di dolori e sofferenze, io amo quest´uomo che teme la morte ma riesce a vivere con pienezza e, perché no, con il piacere dei piaceri questa irripetibile avventura che è la vita. E di citazione in citazione perché non concludere con l´intramontabile Gozzano? "La Vita? Un gioco affatto degno di vituperio, se si mantenga intatto un qualche desiderio."
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