Non fosse sufficiente, l’articolo si chiude con due affermazioni in contraddizione con quanto sappiamo. All’interno del paragrafo dedicato alle questioni etiche e legali infatti, si dichiara che il trattamento presso gli Spedali di Brescia è stato autorizzato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ma non ci risulta che questo sia mai avvenuto. In una nota poi, l’autore tiene a precisare di non avere alcun conflitto di interesse, mentre si conosce l’accordo tra Stamina (di cui Andolina è vicepresidente) e la casa farmaceutica Medestea, dove gli interessi economici sono statipiù volte esplicitati attraverso i fatti.
Insomma, se scucire una pubblicazione a un giornale semi-sconosciuto era (come probabile) solo una trovata per acquistare credibilità agli occhi del pubblico, ci sembra miseramente fallita. Man mano che viene alla luce, il metodo Stamina sembra infatti sempre più lontano dai requisiti di attendibilità che sono necessari per l’applicazione della legge sulle cure compassionevoli a cui i fautori si stanno aggrappando. Una legge che prevede l’esistenza di dati preliminari ed evidenze che siano riportate su pubblicazioni condivisibili e riconosciute, di cui questa non fa sicuramente parte.
