<b>23 Aprile 2003</b> – Da Bush a Sirchia, chi è turbato dall'incubo degli uomini fotocopia può finalmente dormire sonni tranquilli. Secondo un lavoro pubblicato oggi su Science la tecnica del trasferimento nucleare funziona con pecore e mucche, topi e maiali, ma non con i primati. E quindi neppure con l'uomo. Ma se è la "natura" stessa che lega le mani ai "ciarlatani" della clonazione umana – Science apostrofa così il partito di Rael e Antinori – non sarà il caso di archiviare i loro proclami e riprendere a discutere serenamente di ricerca sulle cellule staminali embrionali?
A trasformare i dati scientifici in un'operazione politica è la stessa rivista pubblicata dall'Associazione americana per l'avanzamento della scienza, che è schierata da tempo a favore della cosiddetta clonazione terapeutica. I destini di questo settore di ricerca del resto sono appesi a un filo negli Stati Uniti: alla fine di febbraio la Camera ha approvato un disegno di legge che vieta ogni tipo di clonazione umana e al Senato ci si aspetta battaglia perché i Repubblicani non hanno i numeri necessari per forzare il voto. Chi si oppone alle staminali embrionali, come il presidente del comitato presidenziale di bioetica Leon Kass, finora ha potuto contare sull'effetto Raeliani sostenendo che la clonazione a fini di ricerca aprirebbe un varco anche per la clonazione riproduttiva. Durante un'audizione al Congresso, il 19 marzo Kass ha addirittura proposto un surreale paragone militar-ginecologico per bocciare la via britannica al trasferimento nucleare. Il Regno Unito vieta la clonazione riproduttiva ma non quella terapeutica, perché consente la creazione di embrioni clonati ma non il loro trasferimento in utero. Ma se si vuole impedire che vengano prodotte bombe all'antrace – sragiona Kass – sarà bene bloccare la produzione delle spore di antrace e non solo il loro trasferimento nei sistemi d'arma. Quindi se vogliamo davvero impedire che vengano clonati dei bebé, non possiamo limitarci a chiedere che gli embrioni non siano trasferiti in utero. Il ragionamento, pur se infondato, ha un certo mordente perché l'America antiabortista (alleata per l'occasione con molti leader ambientalisti) ha gioco facile finché i clown della clonazione resteranno in azione. Solo due giorni fa una rivista sconosciuta ai più (Reproductive BioMedicine Online) ha pubblicato l'ennesimo annuncio del "primo" clone umano, questa volta ad opera dell'ex compagno di strada di Antinori, il greco Panos Zavos. Perciò dimostrare che la clonazione riproduttiva dei primati è tecnicamente impossibile – almeno con le attuali procedure – è senz'altro un ottimo sistema per sabotare il circo del clowning.
Che con i primati qualcosa andasse storto era noto da tempo: nonostante centinaia di tentativi non è mai venuta al mondo una sola scimmietta clonata. Gerald Schatten, un'autorità assoluta in materia, è riuscito a sdoppiare embrioni di scimmie rhesus con l'embryo splitting, e persino a modificare geneticamente alcuni esemplari. Ma tutte le volte che lui e i suoi colleghi dell'università di Pittsburgh trasferivano il nucleo di una cellula adulta in una cellula uovo di rhesus enucleata – questa è la classica procedura del trasferimento nucleare – gli embrioni così ottenuti dopo alcune divisioni cellulari arrestavano il proprio sviluppo e non riuscivano a impiantarsi nell'utero delle madri surrogate. Gli embrioni, apparentemente sani, presentavano in realtà delle cellule con un numero di cromosomi ora in eccesso ora in difetto. Colpa di anomalie a carico del fuso mitotico, la struttura cellulare che guida la migrazione e la spartizione dei cromosomi durante la divisione cellulare. E in particolare colpa di due proteine, che nelle cellule uovo di molti mammiferi abbondano, ma in quelle dei primati vengono perse durante il trasferimento nucleare. Gli specialisti ne erano già al corrente, perché i ricercatori di Pittsburgh hanno anticipato i propri dati, ma la pubblicazione sulla più importante rivista scientifica aggiunge finalmente il suggello dell'ufficialità.
Science oltretutto commenta il lavoro di Schatten con indiscrezioni su dati non ancora pubblicati che sembrano confermare che ciò che accade con le scimmie rhesus si verifica anche nell'uomo. E nel pacchetto di informazioni destinate ai giornalisti inserisce anche le dichiarazioni del reverendo Ronald Cole-Turner che saluta l'impossibilità di clonare l'uomo con argomentazioni di ordine teologico e apre alla ricerca sulle staminali embrionali. Intendiamoci, nessuno sostiene che la clonazione riproduttiva dei primati sarà sempre impossibile: forse modificando la procedura del trasferimento nucleare gli ostacoli potranno essere superati. Nella scienza non si può mai dire mai. Ma da oggi il fronte del no a ogni tipo di clonazione avrà vita più dura.