E in Italia sinistre e finiani chiedono un testamento più “britannico”

Benedetta Frigerio

 Bloccato fino al 16 novembre, data di scadenza  per presentare gli emendamenti, il disegno  di legge sul testamento biologico, passato al Senato  nel marzo scorso e fermo alla Camera da settembre,  è pronto per essere votato. A giudicare dal numero  delle correzioni proposte, tuttavia, il testo potrebbe  essere stravolto. Ben 2.400 dei 2.600 emendamenti  sono infatti proposti dai Radicali, mentre i deputati  di maggioranza e opposizione ne hanno avanzati  un centinaio per schieramento. L’emendamento al  centro delle maggiori polemiche, lo stesso presentato  al Senato dagli avversari della legge, porta la firma  dell`ex radicale e oggi " finiano" Benedetto Della Vedova.  La modifica ribadisce il divieto all’accanimento  terapeutico e propone di inserire nelle dichiarazioni  anticipate di trattamento la possibilità di sospendere  alimentazione e idratazione. Una norma ambigua,  secondo i sostenitori del disegno di legge, che  potrebbe permettere il ripetersi di un caso analogo  a quello di Eluana Englaro. All’opposto, nominato relatore  della legge alla Camera, Domenico Di Virgilio  (Pdl) ha proposto di integrare il "no" alla sospensione  degli alimenti, chiedendo che «possano essere tolti  solo nel momento in cui non siano più efficaci». La  correzione di Di Virgilio sembra rispondere alle perplessità  di alcuni medici, che, seppur d’accordo con  l’orientamento della nonna, hanno fatto presente  che esistono casi in cui in stadio terminale i due sostegni  vitali possono recare un datano maggiore al paziente  e deve quindi essere lecito sospenderli. «Se ho  una flebo che mi idrata, ma questo liquido mi provoca  un edema polmonare, il medico deve essere in  grado interrompere l’idratazione», ha esemplificato  l’ex socialista Lucio Barani.  Sul destino del testo, che dovrebbe essere messo  ai voti entro fine dicembre, è difficile fare previsioni.  A complicare la situazione ci sono i ripetuti balletti  dei deputati di maggioranza e opposizione, iniziati  dopo il dietrofront dell’onorevole Paola Binetti  (Pd), da sempre favorevole alla legge, che per non  incorrere in una scomunica del suo partito ha votato  contro il ddl. C’è fermento anche tra i pidiellini.  La settimana scorsa mentre le quaranta firme poste  sotto quella di Della Vedova si dimezzavano, il compagno  "finiano", Italo Bocchino, decideva a sorpresa  di sostenere l’emendamento antagonista di Di Virgilio.  La battaglia, insomma, è ancora aperta.  

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