DOPO L'UOVO, CREATO LO SPERMATOZOO (Il Riformista)

<i>Usate cellule staminali di topo, potrebbero rivoluzionare la fecondazione in vitro</i>

<b>9 Maggio 2003</b> – Il settore della fecondazione in vitro potrebbe essere sull'orlo di una vera e propria rivoluzione. A sostenerlo è New Scientist che oggi pubblica delle indiscrezioni destinate a riaccendere un dibattito già incandescente. Secondo la rivista inglese il gruppo guidato da Toshiaki Noce e Mitsubishi Kasei dell'Institute of Life Sciences di Tokio sarebbe riuscito a creare degli spermatozoi in laboratorio, sistemando l'ultimo pezzo del puzzle scientifico che si è andato componendo nelle ultime settimane. I dati attendono ancora la pubblicazione, ma se lo scoop fosse confermato potrebbero aprirsi strade finora impensabili per il trattamento della sterilità. I ricercatori giapponesi hanno lavorato sul modello murino. In sostanza hanno utilizzato cellule staminali embrionali di topo lasciando che iniziassero spontaneamente a differenziarsi nei diversi tipi cellulari che compongono l'organismo e hanno selezionato quelle avviate a diventare cellule germinali. Queste cellule hanno difficoltà a svilupparsi in vitro, perciò le hanno iniettate nei testicoli di alcuni topi e dopo 3 mesi hanno appurato che erano andate regolarmente incontro alla divisione cellulare che serve a dimezzare il loro patrimonio genetico, per poi dare origine a spermatozoi. L'annuncio di New Scientist va accolto con prudenza, ma Noce è un nome noto nel panorama internazionale dell'embriologia e lavorava da tempo per raggiungere questo obiettivo.

L'altra metà della mela, ovvero la produzione in vitro di cellule uovo di topo, è diventata realtà la scorsa settimana. Come il Riformista ha già riferito il lavoro pubblicato su Science da Hans Schöler ha dimostrato che cellule staminali embrionali possono differenziarsi in ovociti, e questo accade indipendentemente dal fatto che le cellule di partenza provengano da embrioni maschi o femmine. È noto infatti che se dai testicoli non arrivano i segnali opportuni, le cellule germinali si avviano spontaneamente a diventare cellule uovo.
Adesso occorrerà verificare se gli ovociti di Schöler possono essere davvero fecondati da normali spermatozoi. Specularmente si cercherà di utilizzare gli spermatozoi di Noce e Kasei per fecondare normali cellule uovo. E naturalmente si dovrà anche tentare di ripetere entrambi gli exploit utilizzando cellule staminali embrionali umane o di primati, per appurare se ciò che funziona con il modello animale è possibile anche con l'uomo. Le incognite sono ancora tantissime, ma la sfida è lanciata e le possibili ripercussioni non sono difficili da immaginare.

L'opportunità di disporre di una fabbrica di cellule germinali come minimo dotrebbe accelerare la ricerca nel settore della riproduzione assistita, perché gli ovociti sono risorse rare e preziose. Ma le applicazioni futuribili si spingono ben oltre. Prendiamo il caso di una donna o di un uomo sterile che non producono cellule uovo o spermatozoi adatti per la fecondazione in vitro. Grazie alla tecnica del trasferimento nucleare possiamo immaginare di creare delle cellule staminali embrionali dotate del patrimonio genetico dell'aspirante genitore sterile e di utilizzarle per produrre alternativamente ovociti o spermatozoi da utilizzare per la fecondazione in vitro. Questo scenario quindi potrebbe rendere superflua la clonazione riproduttiva, che secondo i suoi sostenitori avrebbe dotuto affermarsi come una tecnica di nicchia per risolvere i problemi di sterilità più gravi. In linea teorica, inoltre, nulla vieta che un simile approccio possa essere applicato anche alle coppie gay, perché se una cellula staminale maschile può dare origine a un ovocita, allora due uomini potrebbero diventare genitori biologici di un bambino che erediterebbe il patrimonio genetico di entrambi. Naturalmente con l'aiuto di una madre surrogata che porti a termine la gravidanza. Mentre le coppie lesbiche non potrebbero ambire allo stesso risultato, dal momento che non sembra possibile produrre spermatozoi a partire da cellule staminali embrionali femminili.

Ma se pure si mettono da parte le applicazioni futuristiche con l'inevitabile scia di polemiche che comportano, è evidente che gli ultimi risultati aprono enormi spazi di riflessione. Quello con cui siamo chiamati a confrontarci è la scoperta che la biologia della riproduzione può percorrere strade sorprendenti e la ricerca sta portando alla luce una flessibilità biologica finora impensabile. Tra i commentatori c'è già chi, come Ronald Bailey, invita a uno sforzo di laicità per rivedere e smitizzare l'immagine classica della riproduzione: ovuli e spermatozoi non sembrano più cellule tanto speciali, mentre cellule embrionali e somatiche sono così simili tra loro da poter essere trasformate le une nelle altre. Se si vogliono evitare le secche di uno scontro puramente ideologico, anche il dibattito sulla cosiddetta clonazione terapeutica dovrà tenerne conto.