"CURATO" EMBRIONE, LA BIMBA NASCE SANA (Il Messaggero)

<i>Per la prima volta al mondo grazie ad una tecnica di fecondazione artificiale messa a punto a Roma. Il parto tra un mese. La madre soffre di una malattia neurologica. Alla figlia non sarà trasmessa </i>

<b>24 Febbraio 2003</b> – ROMA – Era stata condannata a non avere figli. Colpita da una malattia neurologica, una donna di 29 anni, aveva rinunciato alla gravidanza per non trasmettere il danno genetico. Oggi aspetta una bimba che nascerà tra meno di un mese. Grazie ad una tecnica per la diagnosi dell'embrione prima dell'impianto in utero, messa a punto in Italia, a Roma, all'interno di un programma di fecondazione artificiale. E' stato, così, possibile, per la prima volta al mondo, "curare" l'embrione e assicurare la nascita di una bambina sana. La signora, che abita nel Lazio, è portatrice della malattia "Charcot-Marie-Tooth": tanta debolezza e scarso sviluppo dei muscoli dei piedi e delle gambe. E' sufficiente che uno solo dei genitori presenti nel proprio patrimonio cromosomico questa anomalia per trasmetterla ai figli. «Così – spiega Ermanno Greco, direttore del Centro di patologia e medicina della riproduzione umana dello European Hospital di Roma che ha sperimentato la tecnica – abbiamo creato un progranmma di fecondazione in vitro ad hoc. In modo di riuscire ad analizzare le sequenze del Dna alterate. E' la diagnosi pre-impianto. La piccola è esente dalla grave malattia e non rischia di passarla, a sua volta, ai figli».

Questa diagnosi viene effettuata sugli embrioni che si ottengono utilizzando la metodica della fecondazione in vitro. E consente, esaminandoli dal punto di vista genetico, di poter distinguere quelli sani da quelli malati. «Si possono così selezionare – aggiunge Greco – gli embrioni prima che essi siano impiantati nell'utero materno». La signora ha deciso di ricorrere alla diagnosi dell'embrione dopo aver dovuto affrontare un aborto terapeutico: il figlio, maschio (quindi con la patologia ancora più grave) era, infatti, malato. «Ho dovuto prendere la brutta decisione – spiega la mamma – perché non era possibile conoscere la gravità della malattia. Avrebbe potuta averla in forma grave, come mio fratello. Sarebbe potuto finire sulla sedia a rotelle, non me la sono sentita di andare avanti. Scegliere la fecondazione artificiale è molto razionale, ma è una decisione serena». L'attuale testo di legge sulla fecondazione artificiale, comunque, renderebbe impossibile in Italia gli interventi di diagnosi dell'embrione pre-impianto.

«Il no a questo tipo di diagnosi – commenta Luca Gianaroli, direttore della Società italiana di studi di medicina della riproduzione durante il convegno sulla fecondazione assistita in corso ad Abano Terme – isolerebbe il nostro paese. Se la legge dovesse passare così com'è resteremmo gli unici a mandare i pazienti all'estero». Solo in Sardegna sono più di tremila gli aborti terapeutici dovuti alla talassemia.

<i>di Carla Massi</i>