Così i finiani cercano di emendare la legge sul fine vita

E` stato presentato ieri alla Camera un emendamento al ddl Calabrò sul fine vita che se approvato trasformerebbe la legge in quella "soli law" non prescrittiva auspicata dal presidente della Camera Gianfranco Fini e dall`eterogenea area laica che a lui fa riferimento. Il testo è ispirato all`appello sul disarmo ideologico pubblicato sul Foglio il 23 settembre scorso e porta in calce le firme di quarantuno deputati, non soltanto ex di An ma anche di FI, primo dei quali Benedetto Della Vedova.

L`emendamento rifiuta il ricorso all`eutanasia attiva, respinge ogni forma di accanimento terapeutico, ribadisce la necessità di tutelare la vita umana e individua come centrale il rapporto tra medico, paziente e familiari (la cosiddetta "zona grigia"). Nell`articolato non si fa riferimento a idratazione e alimentazione, punti qualificanti del testo base presentato in commissione. Spiega Della Vedova: "La nostra è una norma non reticente che tuttavia evita di esprimersi sui punti più sensibili. D`altra parte ogni ipotesi prescrittiva sarebbe di rottura. Noi proponiamo un testo che esprime fiducia nei confronti della sapienza dei medici e dei familiari nel saper gestire situazioni delicate come quella del fine vita. Passasse il nostro emendamento, si eviterebbe che a decidere su come debbano morire i cittadini sia lo stato. Cosa particolarmente paradossale se si pensa che su questo tema non c`è larga condivisione, né all`interno dell`opinione pubblica né tantomeno tra le forze politiche rappresentate in Parlamento". Si legge tra gli articoli della norma: "La Repubblica italiana, tenendo conto dei principi di cui agli articoli 2, 3,13 e 32 della Costituzione, nonché della normativa deontologica che disciplina l`esercizio delle professioni sanitarie: rispetta come ambito esclusivo in cui matura ogni scelta di cura il rapporto terapeutico tra il medico e il paziente, o, in caso di incapacità di quest`ultimo, tra il medico e il soggetto che rappresenta il paziente; in tal caso, il per sonale sanitario e il rappresentante legale sono tenuti a operare nel suo esclusivo interesse e a tenere conto delle volontà espresse dal paziente… ove il diretto interessato sia interdetto o inabilitato, il consenso è reso dal tutore, se interdetto, o dal curatore, se inabilitato; in tutti gli altri casi di incapacità… dal coniuge, dal convivente stabile, dai parenti entro il quarto grado.., f) riconosce che nessun tratta- mento può essere attivato o proseguito senza o contro il consenso informato del paziente… nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge e con i limiti imposti dal rispetto della persona umana; g) stabilisce che, in ogni caso, il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non adeguati alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura". Il Pdl, sul fine vita, ha lasciato libertà di coscienza ai singoli deputati. Lo stesso Silvio Berlusconi ha in più occasioni spiegato che non esiste una linea prescrittiva del partito sul testamento biologico. Tuttavia la corrente interna al centrodestra schierata a difesa del ddl Calabrò, per come è stato approvato in prima lettura al Senato, è molto forte. Pare infatti siano state fatte pressioni sui firmatari dell`emendamento di Della Vedova intorno al "disarmo ideologico" affinché alcune delle circa quaranta firme fossero ritirate. Spiega Della Vedova: `Proponiamo una legge di `nessuno`, ovvero una legge che non è strettamente attribuibile a uno specifico orientamento culturale. E` una legge che può deludere, perché regola poco, ma è una norma intorno alla quale si può anche riuscire a coagulare un consenso più ampio se paragonato al ddl Calabrò".

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