Salvatore Amato, ordinario di filosofia del diritto all’Università di Catania e membro del Comitato nazionale di bioetica, ha comunicato ai senatori che il Cnb sta scrivendo un documento sulle cure compassionevoli. Sulla vicenda in senso stretto ha evidenziato un problema di «governance delle situazioni critiche». «Purtroppo – ha osservato – nel nostro Paese non abbiamo un quadro normativo chiaro ma abbiamo una legislazione che deriva da una sovrapposizione che deriva da fonti eterogenee, che determina vuoti sia di tutela del cittadino che di regolamentazione».
E ancora: «Un ordinamento giuridico che vuole tutelare la speranza deve controllare a chi e come un soggetto si affida per le proprie cure. Questo è purtroppo quello che è venuto meno nel caso Stamina». Con l’intervento di soggetti diversi (Aifa, ministero della Salute, singolo magistrato), «ognuno dal proprio punto di vista, mentre sarebbe necessaria una visione generale e complessiva in un quadro normativo chiaro». In questa situazione, già complessa, «intervengono i giudici che guardano al fenomeno da un’ottica particolare e tendono a privilegiare il diritto soggettivo in nome del diritto alla speranza, non potendo da soli valutare in che modo equilibrare il diritto del singolo con le esigenze del Ssn».
L’emanazione dell’autorizzazione alla sperimentazione del metodo da parte del ministero della Salute, inoltre, «ha permesso ai giudici di aggirare il problema della scientificità del metodo perché si sono appellati all’autorizzazione ministeriale».
