Clonazione: ONU spaccata vara esortazione bando totale

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NEW YORK – Cina e Gran Bretagna contro gli Stati Uniti. I paesi centroamericani d’improvviso protagonisti della scena internazionale. Il Belgio, portavoce dell’ala radicale, che tenta inutili blitz dell’ultim’ora. La diplomazia è sembrata cedere il passo ai sentimenti forti nel corso della burrascosa seduta all’Onu che ha segnato il varo, senza consenso, di una risoluzione che esorta i paesi del mondo a muoversi sulla strada del bando totale alla clonazione umana.

Una dichiarazione d’intenti, più che uno strumento giuridico vincolante, che vari paesi hanno già fatto sapere di non voler rispettare, soprattutto per quanto riguarda i limiti alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il testo finale, che arriva al termine di quattro anni di battaglie e di una settimana di intensa e infruttuosa attività diplomatica per cercare larghi accordi, è stato approvato dalla commissione giuridica delle Nazioni Unite con 71 voti a favore, 35 contrari e l’astensione di 43 paesi, tra i quali figurano gran parte di quelli islamici.

Non si tratta di una proposta di trattato sul bando totale alla clonazione, come voleva negli anni scorsi l’amministrazione Bush. È invece una risoluzione che ora va al vaglio dell’ intera Assemblea generale e che, se approvata, sarà l’equivalente di una raccomandazione, senza vincoli legali per i paesi membri.

Ma il testo finale, elaborato su quello di una proposta di compromesso introdotta dall’Italia lo scorso novembre, richiede comunque ai paesi di fare i conti con indicazioni precise e in particolare di “proibire tutte le forme di clonazione umana in quanto incompatibili con la dignità umana e la protezione della vita umana”. La risoluzione chiede inoltre di adottare in tempi rapidi tutte le misure legislative necessarie “a proteggere adeguatamente la vita umana nell’applicazione delle scienze della vita” e a “proibire il ricorso a tecniche di ingegneria genetica che possano essere contrarie alla dignità umana”.

Nella pagina e mezzo della risoluzione che ha spaccato l’Onu si chiede poi ai paesi membri di prevenire “lo sfruttamento delle donne nell’applicazione delle scienze della vita”.
Il testo è un’evoluzione della proposta di compromesso italiana, che prevedeva l’esortazione al bando di “ogni tentativo di creare vita umana”. La bozza italiana lo scorso novembre aveva sbloccato una situazione di aperto confronto tra schieramenti, legata alla volontà degli Stati Uniti di perseguire l’obiettivo di un trattato globale sul bando totale alla clonazione. Quando Washington ha percepito che non c’erano spazi per far passare la propria proposta, si è attestata sul compromesso. Il grosso del lavoro, nel promuovere la risoluzione, lo hanno fatto alcuni paesi centroamericani, soprattutto il Costa Rica e l’ Honduras, alla guida di una coalizione nella quale si trovavano gli Usa e che aveva l’appoggio della Santa Sede. Dall’altra parte della barricata, il Belgio ha guidato il fronte dei contrari a ogni limite alla ricerca. $ Giovedì, alla vigilia della scadenza che la commissione si era data per arrivare a una decisione, è apparso chiaro che il consenso era impossibile. Il presidente della commissione, l’ambasciatore del Marocco Mohamed Bennouna, ha avuto vita dura tra giovedì e venerdì per tenere le redini di un’assise nella quale hanno cominciato a fioccare proposte di emendamenti e mozioni d’ordine, nel tentativo di condizionare il voto finale.Il Belgio ha tentato di introdurre tre emendamenti all’ultimo istante – uno dei quali è stato accolto – per modificare il testo andato al voto, ma i numeri non erano dalla parte dei sostenitori della libertà di ricerca.Dopo il voto, sono cominciate le valutazioni sul suo effetto. La Gran Bretagna, per bocca dell’ambasciatore Emyr Jones Parry, ha spiegato il proprio voto contrario “perchè non potevamo, in buona fede, votare per una dichiarazione politica in questi termini, che potrebbe essere interpretata come una chiamata al bando totale di ogni forma di clonazione”. La Cina e altri paesi hanno annunciato che andranno avanti con la ricerca sulle staminali embrionali, perchè non si sentono vincolati.”Su insistenza del fronte proibizionista – hanno commentato Marco Cappato, segretario dell’associazione Luca Coscioni e Marco Perduca, rappresentante all’Onu del partito radicale transnazionale – si è ritenuto inopportuno separare nettamente la clonazione riproduttiva da quella terapeutica, volendo imporre una visione della scienza subordinata ai diktat della Chiesa cattolica, mai tanto presente e attiva alle Nazioni Unite come in questa circostanza”. $ Soddisfazione è stata invece espressa dalla delegazione degli Usa all’Onu, un cui portavoce ha spiegato che con il voto “è ora chiaro che gli stati membri devono adottare legislazioni che mettano fuorilegge ogni pratica di clonazione”. Cantano vittoria anche varie organizzazioni cristiane negli Usa, che hanno seguito da vicino l’andamento del dibattito. “L’Onu ha riconosciuto – ha detto Jonathan Imbody, portavoce del’Associazione dei medici cristiani, che riunisce 17 mila membri negli Usa – che semplicemente non c’è alcuna etica, sia essa religiosa o di altro genere, che possa giustificare lo sfruttamento e il togliere la vita ad alcuni per favorire gli interessi di altri”.