Chiedetelo alle donne 000 Ricordate la pillola dei cinque giorni dopo, sbarcata in Italia qualche tempo fa in mezzo agli anatemi degli integralisti di ogni ordine e grado? La notizia di questi giorni è che l’Ellaone – questo il nome commerciale del farmaco -, venduto in altri paesi come contraccettivo d’emergenza senza bisogno di ricetta medica, nel nostro paese viene prescritto con enorme difficoltà. Già, perché dalle nostre parti è prevista non soltanto la necessità di una ricetta medica non ripetibile – esattamente come avviene per la pillola del giorno dopo – ma perfino, udite udite, l’obbligo di effettuare un test di gravidanza preventivo. Il risultato?
A sei mesi dall’arrivo della pillola in Italia ne sono state vendute 4.500 confezioni, contro le 13.000 vendute in Germania. Il che equivale a dire che migliaia di donne hanno dovuto rinunciare a utilizzarla, con la conseguente necessità di sobbarcarsi una gravidanza indesiderata e presumibilmente un aborto. Il Presidente della Smic (Società Medica Italia-na per la Contraccezione) ha definito l’obbligo del test di gravidanza "un’anomalia tutta italiana", precisando che 7 ginecologi su 10 rinunciano a prescriverla proprio in ragione di tale complicazione. Sono lontani i tempi in cui l’imposizione della propria coscienza su quella delle donne doveva essere posta in essere negando loro un diritto ed esponendosi così alle denunce del caso: nel caso dell’Ellaone si è provveduto a risolvere la questione alla radice. Il che conduce al solito interrogativo: chi sono i veri antiabortisti? Quelli che gridano contro la contraccezione o quelli che cercano di difenderla e diffonderla? No, perché sia chiaro: le donne che avrebbero bisogno della pillola dei cinque giorni dopo non lo vogliono, un figlo; e quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, saranno costrette ad affrontare un’interruzione di gravidanza. Magari alcune di quelle donne, pochissime, saranno convinte a "ravvedersi" dagli attivisti pro- life che pullulano nei nostri ospedali: ma tutte le altre? Meglio farle abortire che consentire loro l’accesso a un farmaco contraccettivo? Forse, dal loro punto di vista, sì. Che abortiscano con dolore. Così imparano.