<b>16 Aprile 2003</b> – L'ultimo risultato messo a segno dal San Raffaele in materia di cellule staminali adulte è stato descritto giustamente come rivoluzionario. Il gruppo guidato da Gianvito Martino e Angelo Vescovi utilizzando cellule staminali cerebrali è riuscito a far regredire una patologia simile alla sclerosi multipla nei topi, guarendo completamente dalla paralisi il 30% delle cavie. Lo ha fatto senza istruire queste cellule immature affinché si differenziassero nel tipo cellulare desiderato e senza trapiantarle direttamente nelle aree danneggiate dalla malattia. Quella che si apre adesso, dunque, è la concreta speranza che le terapie cellulari possano funzionare anche per le malattie multifocali, che presentano lesioni multiple e diffuse nel cervello. Questo bel successo scientifico però meriterebbe di essere corredato con qualche nota politica a margine. Per il prossimo passo, che sarà quello di sostituire i topi con i primati, le sperimentazioni lasceranno Milano per approdare in Olanda, al Biomedical primate research center. In Italia le facilities per la ricerca sui primati scarseggiano, le trafile burocratiche incombono e i pochi animali disponibili non bastano certo per tutti. I primati infatti costano cari e hanno anche il difetto di attirare le ire dei gruppi animalisti, perciò non c'è da stupirsi se l'Italia preferisce non stare in prima linea.
I ricercatori questa volta useranno cellule staminali neuronali umane provenienti da aborti spontanei.
Uno sguardo laico non coglierebbe differenze significative tra cellule prelevate da feti abortiti spontaneamente o per interruzione volontaria di gravidanza. Ma il San Raffaele, si sa, è un istituto di ricerca cattolico e tiene a questo genere di distinguo. Resta infine un'ultima considerazione: Vescovi ha tenuto a precisare che il bel risultato appena ottenuto con le cellule staminali adulte nel topo «non dovrebbe essere utilizzato per bloccare le sperimentazioni sulle cellule staminali embrionali». Vedremo nei prossimi giorni se il fronte contrario alla ricerca sugli embrioni resisterà alla tentazione di abusare dei risultati del San Raffaele per sostenere che delle staminali embrionali a questo punto si può fare tranquillamente a meno. I tempi politici per una decisione definitiva del governo italiano sono agli sgoccioli e i ricercatori milanesi difficilmente potranno evitare di essere tirati per la giacchetta.