CELLULE STAMINALI, PIACENZA IN PRIMA LINEA (Libertà)

<b>2 Luglio 2003</B> – Due protocolli di ricerca sul trapianto di cellule staminali autologhe – il primo per il tumore in stadio avanzato del seno, il secondo per quello all'ovaio – che a giorni saranno sottosti al parere del Comitato etico prima dell'avvio a Piacenza ed in altri centri medici avanzati; tempo previsto di ricerca, tre anni. Una delle frontiere della speranza per la cura del cancro si chiama trapianto di cellule staminali, le cellule progenitrici del sangue: e Piacenza, con il reparto di Oncologia medica ed Ematologia dell'ospedale cittadino, dove partiranno i due protocolli di ricerca, sarà in prima linea per le nuove sperimentazioni, chiamate ad estendere il campo di applicazione del trattamento; nei piani futuri, anche quello di introdurre, a livello locale, l'utilizzo di cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale.
A certificare le capacità piacentine sullo specifico terreno del trapianto autologo (dove cioè il donatore è lo stesso paziente) venne, già due anni or sono, l'accreditamento del reparto cittadino da parte del Gitmo (gruppo italiano per il trapianto del midollo osseo) e, a livello internazionale, quello dell'Ebmt. Risultato, questo, di un intenso lavoro di rete tra reparti in cui una parola importante è stata messa anche dal volontariato piacentino, in un percorso che continua (per esempio, oggi, parte dei ricavati della Sei Giorni delle Rose saranno devoluti proprio alla causa delle nuove ricerche sulle staminali).
Il primo trapianto di cellule autologhe avvenne a Piacenza nel 1999; a tutt'oggi, siamo a quota 50. Un numero che fa dire al dottor Luigi Cavanna, che del reparto è primario, che «l'autologo, a Piacenza, è ormai pratica consolidata», da inscrivere nella routine. Nel 2002 ha avuto luogo il primo trapianto di cellule allogeniche (e cioè da donatore), il secondo risale agli inizi di quest'anno, e la strada, anche qui, risulta aperta.
«Il trapianto – spiega Cavanna – per alcune tipologie di tumori raddoppia il tempo di sopravvivenza, in alcuni casi si è arrivati alla guarigione». Il primo studio sperimentale ai nastri di partenza riguarderà l'utilizzo delle cellule staminali autologhe per neoplasie del sangue (come linfomi o leucemie) oppure solide, in stadio avanzato: cancro alla mammella e cancro all'ovaio i due filoni specifici di monitoraggio.
«Si tratterà – ha detto Cavanna – di osservare i protocolli su sottogruppi di pazienti che, per le loro caratteristiche, sono stati fino ad oggi esclusi dal trattamento». L'altro canale di investigazione medica avrà per protagonista, sempre a Piacenza, il trapianto allogenico: «Il settore di ricerca – anticipa il dottor Cavanna – riguarderà in particolare il condizionamento ridotto per l'esplicazione dell'attività antitumorale da parte delle cellule del donatore, nel caso di tumori come quello metastatico del rene e per altri tumori solidi in fase avanzata».
Si cercherà insomma di mettere eventualmente a frutto un'azione «aggressiva» delle cellule donate nei confronti della stessa malattia del ricevente.
E' inoltre allo studio di fattibilità, a livello locale, il possibile utilizzo delle staminali tratte dal cordone ombelicale di cui a Piacenza esiste, dal gennaio 2002, una banca periferica regionale di raccolta, di validazione e di conservazione, presso il Centro Trasfusionale.