Biotestamento, il Pdl: “costretti a legiferare”

Il Riformista

Il giorno dopo, Angelino Alfano la butta in politica, discetta di maggioranze trasversali, guarda all’Udc. Insomma, prova a fare il segretario di partito, e a fare il democristiano. Fabrizio Cicchitto, invece, no. Dice, anzi, che il Parlamento è stato "costretto" a legiferare sul testamento biologico, altrimenti la materia in mano ai giudici avrebbe prodotto una "giungla".
Così, mentre il day after della opposizione trascorre tra annunci di referendum e di battaglia parlamentare, e mentre i radicali lanciano una "manifestazione nazionale per la libertà delle scelte di fine vita", il centrodestra – il quale per volontà del proprio padre fondatore avrebbe dovuto essere eticamente anarchico – torna a mostrarsi ancora una volta piuttosto attento all’uso politico di questioni delicate come il fine-vita.
Non si spiega altrimenti come mai di testamento biologico non se ne sia più sentito parlare per oltre due anni dalla morte della povera Eluana Englaro, salvo tornare argomento di attualità quando si è ravvisata la necessità di stringere qualche bullone col mondo cattolico, o soltanto di inviare qualche segnale mentre l’immagine pubblica del Cavaliere veniva travolta dagli scandali ora oggetto di inchieste giudiziarie.
È ciò che accadde, ad esempio, nel febbraio scorso quando il ddl fece registrare una delle rare emersioni sulle cronache a causa della pressione che fece per qualche giorno il centrodestra. Ma c’era da superare il secondo anniversario della morte della povera Eluana, il cui corpo si spense la sera del 9 febbraio del 2009 dopo 17 anni passati inchiodato ad un letto d’ospedale, mentre lei, Eluana, era semplicemente già morta, come provava a spiegare il suo papà, Beppino. E il momento, a febbraio, era propizio anche per provare a spaccare il nascente Terzo Polo, separando i destini dei futuristi da quelli dell’Udc e dell’Api i quali, sul fine-vita, la pensano molto diversamente.
testamento biologico si sia "registrato – fa notare Alfano – un asse Pdl-Lega-Udc", non altro. Ed è davvero un Alfano degno dello scudo crociato, quello che, subito dopo, afferma anche che tutto ciò "politicamente non significa nulla di più ma è importante perché sui valori si è determinata una maggioranza più ampia di quella che oggi governa il Paese".
Quanto a Cicchitto, il capo dei deputati del Pdl, come avevano fatto già i suoi colleghi al Senato trascinando il Parlamento in un rovinoso scontro con la Cassazione sul caso Englaro, conclusosi con un sonoro schiaffo ricevuto dalla Corte Costituzionale, appare convinto che la necessità di legiferare su questo tema sia, in fin dei conti, dovuta alla tenacia dimostrata da Beppino Englaro nel voler far rispettare i diritti della figlia e, come è ovvio, all’intervento dei magistrati. "Noi – ha infatti spiegato – questa legge non l’abbiamo cercata, non è stata una nostra iniziativa legislativa ma siamo stati costretti ad intervenire per evitare la giungla delle interpretazioni e dare una regolamentazione alla materia". Insomma: "Siamo stati costretti ad approvare una legge". Già, ha detto proprio così.
Neppure il sottosegretario Eugenia Roccella, che pure al tema ha sempre mostrato di tenere molto, si sottrae e finisce per discutere di strategia e di tattica e di come quella approvata dalla Camera sia "la legge forse più largamente condivisa della legislatura".
E alla fine la sensazione che rimane nel day alter della approvazione della legge sul testamento biologico è che al centrodestra interessi soprattutto come e quanto la legge approvata alla Camera – e che dovrà tornare al Senato per l’approvazione definitiva – sia interpretabile come passaggio tattico. Che poi, però, si stia costruendo un marchingegno capace di stritolare le libere scelte dei cittadini, evidentemente è tutto un altro problema.Poi, come un fiume carsico, quel testo tornò subito a nascondersi sotto la superficie del dibattito politico. L’altro ieri, infine, l’approvazione. E il giorno dopo, ciascuno sembra ricominciare a giocare la propria partita, come se nulla fosse, come se su una questione come il fine-vita si potesse ragionare soltanto di strategie e tattiche. Ecco, dunque, Angelino Alfano, neo segretario pdl, rivendicare il "successo parlamentare" di una legge che, per dirne una soltanto, esclude che si possa
nominare fiduciario il proprio convivente. Già, perché il punto che interessa di più è che sul testamento biologico si sia "registrato – fa notare Alfano – un asse Pdl-Lega-Udc", non altro. Ed è davvero un Alfano degno dello scudo crociato, quello che, subito dopo, afferma anche che tutto ciò "politicamente non significa nulla di più ma è importante perché sui valori si è determinata una maggioranza più ampia di quella che oggi governa il Paese".
Quanto a Cicchitto, il capo dei deputati del Pdl, come avevano fatto già i suoi colleghi al Senato trascinando il Parlamento in un rovinoso scontro con la Cassazione sul caso Englaro, conclusosi con un sonoro schiaffo ricevuto dalla Corte Costituzionale, appare convinto che la necessità di legiferare su questo tema sia, in fin dei conti, dovuta alla tenacia dimostrata da Beppino Englaro nel voler far rispettare i diritti della figlia e, come è ovvio, all’intervento dei magistrati. "Noi – ha infatti spiegato – questa legge non l’abbiamo cercata, non è stata una nostra iniziativa legislativa ma siamo stati costretti ad intervenire per evitare la giungla delle interpretazioni e dare una regolamentazione alla materia". Insomma: "Siamo stati costretti ad approvare una legge". Già, ha detto proprio così.
Neppure il sottosegretario Eugenia Roccella, che pure al tema ha sempre mostrato di tenere molto, si sottrae e finisce per discutere di strategia e di tattica e di come quella approvata dalla Camera sia "la legge forse più largamente condivisa della legislatura".
E alla fine la sensazione che rimane nel day alter della approvazione della legge sul testamento biologico è che al centrodestra interessi soprattutto come e quanto la legge approvata alla Camera – e che dovrà tornare al Senato per l’approvazione definitiva – sia interpretabile come passaggio tattico. Che poi, però, si stia costruendo un marchingegno capace di stritolare le libere scelte dei cittadini, evidentemente è tutto un altro problema.

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