Il ministero della Salute ha autorizzato l’ospedale Sant’Anna alla sperimentazione della pillola RU486 per l’interruzione volontaria di gravidanza. Si partirà dopo l’estate: per 400 donne saranno utilizzati – per essere confrontati valutandone gli effetti – due dosaggi differenti.
La richiesta, sponsorizzata da cento ginecologi dell’ospedale di corso Spezia, era stata consegnata nel 2002 al Comitato etico regionale, sostenuta in particolare dal dottor Silvio Viale, ginecologo del reparto del dottor Mario Campogrande (anche lui fra gli autori del protocollo) e presidente dell’Associazione Adelaide Aglietta, dal professor Marco Massobrio, responsabile del dipartimento universitario di Ostetricia e Ginecologia al Sant’Anna, e dal dottor Franco Mascherpa, medico ricercatore. Con una somministrazione di mifepristole (o Ru 486) e misoprostol, sarà possibile interrompere la gravidanza entro la settima settimana di gestazione, evitando l’aborto chirurgico.
Soddisfatto il dottor Viale, malgrado i tempi lunghi e l’iniziale obbligo di ricoverare le pazienti in ospedale: «L’aborto farmacologico offre alla donna che ha deciso di interrompere la gravidanza un’opportunità per evitare la lunga attesa dell’intervento chirurgico. Il metodo rispetta in pieno le disposizioni della legge 194». Il primo farmaco interrompe la gestazione, ma anziché essere portata in sala operatoria per il raschiamento, la donna riceverà, a distanza di due giorni, la pillola che provoca l’espulsione del feto.
Favorevole fin dall’inizio l’Ordine dei medici di Torino: «Il farmaco – aveva dichiarato il presidente, Amedeo Bianco – è già somministrato nella stragrande maggioranza dei Paesi europei, conosciuto e sperimentato, e sotto il profilo medico non c’è ragione per impedirne la registrazione anche in Italia». «Dal punto di vista etico-morale – aveva concluso Bianco – non cambia nulla nel dibattito sull’interruzione volontaria di gravidanza». Resta categorico, invece, il veto dei medici obiettori di coscienza: «Bisogna cercare di spiegare alla popolazione come prevenire le gravidanze indesiderate, piuttosto che trovare nuovi metodi per abortire».
Al Sant’Anna la pillola dell’aborto. Il ministero della Salute autorizza la sperimentazione
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DOPO L’ESTATE LE PRIME 400 DONNE POTRANNO ESSERE SOTTOPOSTE ALL’INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA FARMACOLOGICA,