“L’anestesista Mario Riccio è stato rinviato a giudizio con una motivazione etica, che peraltro si richiama ai principi di un’etica confessionale. Non con un’argomentazione giuridica. Peraltro, le parole del giudice si svuota di senso e di valore tutta la giurispudenza esistente sul consenso informato”. È questa l’opinione del professor Gilberto Corbellini, docente di storia della medicina, sull’ordinanza del Gip di Roma nei confronti di Mario Riccio, ordinanza che definisce “grottesca e allo stesso tempo raccapricciante” e ancora “una sentenza da stato teocratico e totalitario. In questo paese si è perso il senso del limite su questioni tremendamente importanti”. “Il giudice afferma che esistono principi e valori che stanno al di sopra della Costituzione formale e delle leggi internazionali”. Secondo il professore si tratta di “un’interpretazione chiaramente religiosa del diritto”. “È una sentenza da stato etico – incalza – dove non si definisce una situazione in base al diritto positivo e dove si interpreta il diritto alla vita con l’obbligo alla vita, in contrasto con gli articoli 13 e 32 della Costituzione”.
”Si chiede poi di stabilire per legge cosa è accanimento terapeutico. Ma se ancora valgono la Costituzione e quindi il principio del consenso informato, quando un paziente è cosciente solo lui può decidere che cosa è accanimento e cosa no. Affidare al medico la decisione significa ripristinare il paternalismo medico e negare l’autonomia del paziente. Questa sentenza fa parte, in realtà, di un’operazione politica delle forse cattoliche integraliste, volta a impedire la legge sulle direttive anticipate che il senatore Marino sta tentando di portare anche in questo paese. Perché quello di cui abbiamo bisogno non è negare il diritto all’autodeterminazione, ma garantire la libertà di decidere anticipatamente quali trattamenti non si è disposti ad accettare nell’eventualità in cui ci si trovasse privi di coscienza”. Il professor Corbellini punta l’indice politici, medici e bioeticisti cattolici e definisce la loro un’operazione “astuta” per “trasformare lo stato laico in uno stato etico”. ‘Bisogna riconoscere che in questo paese i medici tendono a non sopportano l’ingerenza del paziente nelle loro decisioni. Ma le cose sono cambiate e i pazienti sono più consapevoli dei loro diritti, incluso il diritto di decidere in autonomia e non sulla base di qualche autorità precostituita come e quando è dignitoso continuare a vivere”.