La conferenza stampa è stata introdotta da Giulio Manfredi (Giunta segreteria Radicali Italiani):
"Siamo qui anche per dare una risposta politica alle dichiarazioni della presidente Mercedes Bresso ("Viale faccia il medico"). Dichiarazioni sbagliate nel merito e inaccettabili nella legittimità: sbagliate perché i giornalisti presenti sono testimoni del fatto che Silvio Viale è sia un medico sia un politico; inaccettabili perché la Bresso può assegnare ruoli ai suoi funzionari, non agli esponenti di altri partiti.
Il diavolo non è brutto come lo si dipinge: anche la campagna fanatica e violenta di Maurizio Ferrara è servita a far parlare finalmente i giornali del 90% di medici obiettori in Basilicata, dell’80% in Lombardia e Veneto, della pillola del giorno dopo negata, della pillola abortiva RU486, dell’ "aborto clandestino e di classe" (come si diceva negli anni ’70 e come bisogna continuare a dire) che riguarda ancora oggi una parte delle donne italiane e le donne extracomunitarie".
Ha poi preso la parola Silvio Viale (Comitato Nazionale Radicali Italiani e Direzione Nazionale Associazione Coscioni):
"Ho in mano il documento dell’EMEA (Agenzia europea del farmaco) del 2007, che dà le indicazioni per il via libera alla RU486; l’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) fa parte dell’EMEA. Quella dell’ "Avvenire" è ormai una lotta contro i mulini a vento. E’ solo questione di mesi e la pillola abortiva arriverà nei nostri ospedali. In merito, sottolineo le dichiarazioni ragionevoli dell’on. Enzo Carra (esponente cattolico del PD); testimoniano che, fatte le dovute eccezioni, i cattolici di sinistra sono più maturi di quelli di destra. D’altro canto devo stigmatizzare il silenzio e la connivenza dei laici e liberali di destra verso le esternazioni di una Roccella, di un Volontè o di un Formigoni.
Per la RU486 ringrazio i miei colleghi di Siena, Trento, Pontedera, Bologna, Ancona, Lecce e Bari, che hanno permesso a centinaia di donne di accedere all’aborto farmacologico, nonostante le polemiche politiche e le difficoltà tecniche. E’ anche grazie a loro che la RU486 può finalmente giungere anche in Italia.
Sono contrario all’appello del Prof. Carlo Flamigni e di altri per l’abolizione dell’obiezione di coscienza, poiché difendo il diritto dei miei colleghi obiettori, ma denuncio, nello stesso tempo, il tentativo di utilizzare l’obiezione di coscienza per sabotare l’applicazione di una legge dello Stato, la 194. Contro tale tentativo ho predisposto, assieme all’Associazione Coscioni, una proposta di legge che è stata presentata dall’on. Maurizio Turco (C. 1858), affinché almeno il 50% del personale sanitario nei reparti di ginecologia e ostetricia sia non obiettore.
Passando alla questione della mia candidatura, voglio, innanzitutto, rettificare quanto è stato pubblicato oggi da "Liberazione", poiché non ho mai detto che il mio partito ha sbagliato alleanza; sono convinto della scelta del Partito Democratico, tanto è vero che andai addirittura a votare alle primarie (per Pannella). Ringrazio gli esponenti socialisti che mi hanno offerto un posto nelle loro liste, ma io non mi candido contro i radicali.
La mia candidatura è a disposizione per le liste del PD, sia in posizione eleggibile (decide il mio partito) sia in posizione non eleggibile, magari all’ultimo posto.
Non posso, però, non sottolineare che coloro, come Morgando e Susta, che hanno scatenato un fuoco di sbarramento contro di me sono gli stessi che oggi contestano la nomina di ogni "outsider" – un operaio, un impiegato e un operatore dei call-center – confermando come il problema non sia io, ma quello di una casta che tende a difendere la poltrona. Io non cerco poltrone e deve cadere il veto di alcuni "democratici" su di me. Io penso che nel PD ci possa essere posto sia per la Binetti sia per il sottoscritto; nel 1993 appoggiai Valentino Castellani, scontrandomi con l’ala estremista dei Verdi; ho fatto il capogruppo per otto anni, dimostrando di essere uomo di governo e leale sugli impegni assunti. Il veto sulla mia persona sarebbe incomprensibile ed inaccettabile, sarebbe un veto nei confronti del lavoro che svolgo, come servitore dello Stato, per permettere l’applicazione di una legge dello Stato, la 194. "