Dichiarazione di Silvio viale, membro del Consiglio Generale dell’Assocaizone Coscioni, segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta
Ingannevoli i dati del Centro di Aiuto alla Vita della Mangiagalli
"E’ la legge 194 che ha permesso la prevenzione dell’aborto, compresa quella millantata dal Movimento per la vita, ma i successi sull’aborto sono meriti nostri, di chi applica la legge e di chi si batte per la diffusione dei contraccettivi e per scelte consapevoli" ad affermarlo è Silvio Viale, il ginecologo torinese, da sempre in prima fila sui temi della contraccezione e dell’aborto.
Silvio Viale, che sta predisponendo il protocollo piemontese per la RU486, accusa Bagnasco ed i politici "pro moratoria" di non avere mai letto la legge: "Di solito non vanno mai oltre i primi due articoli. Se lo facessero, si acorgerebbero che la 194 prevede già l’adeguamento al progresso scientifico. Non solo perchè il limite per l’aborto è indefinito, proprio per adattarsi ai risultati ella scienza in tema di sopravvivenza di feti piccolissimi, ma anche perche il compito è affidato alle regioni dall’articolo 15 e in generale all’aggiornamento dei medici. La RU486 fa appunto parte del progresso scientifico, come lo sono anche le problematiche legate alla assistenza da dare, o da non dare, ai neonati estremamente prematuri (a 24 settimane, sotto i 500 g il rischio di paralisi cerebrale nei feti che sopravvivono è altissimo, per molti inaccettabile).
Oggi il limite adotatto al San Anna di Torino è di 22 settimane, ma occorrerebbe un consesso scientifico per decidere su come agire, per esempio, nei feti anencefali (seza cortecccia cerebrale) o con malformazioni gravi che, non potendo intervenire in Italia, oggi sono inviati in altri paesi per abortire. el resto. Sottolineo come la decisione di abbassre il limite dalle 25 settimane (180 giorni) a 22 sia stato presa dai medici che fanno aborti.
Allo stesso modo è frequentando gli operatori "non obiettori" che, normalmente, oltre il 10% delle donne, almeno 600 mila, hanno deciso di proseguire quella gravidanza, mentre la maggior parte dei bambini cosidetti "salvati" da parte dei CAV sono donne che non avrebbero comunque abortito, ma accettano volentieri i soldi. Come per gli 800 del CAV della Mangiagalli, al quale anch’io manderei le donne con una richiesta di IVG in mano per permettergli di prendere i soldi. Esattamente come per il fallito progetto milanese di sovvenzioni per chi avesse rinunciato ad abortire, che risultò esere un modo per i furbi di avere un contributo per se stessi. Del resto non è con 3000 euro che si cambia idea e quando sento la Bertolini (FI), o altri, chiedere che vengano rimosse le cause che costringono ad abortire, mi chiedo perchè non l’abbiano fatto con il gooverno Berlusconi, visto che il bonus di 1000 euro afiglio non ha modificato nulla.
La realtà è che, in Italia, nessuna donna è costretta ad abortire e chi decide di portare avanti una gravidanza, spesso abortirà in un’altra successiva, o viceversa. Essendo quasi impossibile entrare nelle infinite variabili oggettive e nella pruralità di desideri nelle condizioni specifiche, la ricetta "salvare comunque una vita" non vale per tutte le occasioni e non può essere imposta per legge da nessuna revisione della 194.
Se volete vietare l’aborto, costringere ad un colloquio obbligatorio con gli antiabortisti, o impedire alle donne i età fertile, sempre più una minoranza, di esercitare i propri diritti
abbiate il coraggio di uscire allo scoperto. Promuovete un referendum e noi radicali vi promettiamo che non lo boicotteremo come voi avete fatto con quello sulla legge 40. Noi contribuiremo al quorum, perchè siate nuovamente sconfitti.
Due sono le cose postive di tutto ciò. La prima è che si torna a parlare di aborti e di 194, rompendo un tabù ventennale. la seconda e che molti di più si stanno pentendo per non essere andati a votare sulla legge 40."
Ingannevoli i dati del Centro di Aiuto alla Vita della Mangiagalli
"E’ la legge 194 che ha permesso la prevenzione dell’aborto, compresa quella millantata dal Movimento per la vita, ma i successi sull’aborto sono meriti nostri, di chi applica la legge e di chi si batte per la diffusione dei contraccettivi e per scelte consapevoli" ad affermarlo è Silvio Viale, il ginecologo torinese, da sempre in prima fila sui temi della contraccezione e dell’aborto.
Silvio Viale, che sta predisponendo il protocollo piemontese per la RU486, accusa Bagnasco ed i politici "pro moratoria" di non avere mai letto la legge: "Di solito non vanno mai oltre i primi due articoli. Se lo facessero, si acorgerebbero che la 194 prevede già l’adeguamento al progresso scientifico. Non solo perchè il limite per l’aborto è indefinito, proprio per adattarsi ai risultati ella scienza in tema di sopravvivenza di feti piccolissimi, ma anche perche il compito è affidato alle regioni dall’articolo 15 e in generale all’aggiornamento dei medici. La RU486 fa appunto parte del progresso scientifico, come lo sono anche le problematiche legate alla assistenza da dare, o da non dare, ai neonati estremamente prematuri (a 24 settimane, sotto i 500 g il rischio di paralisi cerebrale nei feti che sopravvivono è altissimo, per molti inaccettabile).
Oggi il limite adotatto al San Anna di Torino è di 22 settimane, ma occorrerebbe un consesso scientifico per decidere su come agire, per esempio, nei feti anencefali (seza cortecccia cerebrale) o con malformazioni gravi che, non potendo intervenire in Italia, oggi sono inviati in altri paesi per abortire. el resto. Sottolineo come la decisione di abbassre il limite dalle 25 settimane (180 giorni) a 22 sia stato presa dai medici che fanno aborti.
Allo stesso modo è frequentando gli operatori "non obiettori" che, normalmente, oltre il 10% delle donne, almeno 600 mila, hanno deciso di proseguire quella gravidanza, mentre la maggior parte dei bambini cosidetti "salvati" da parte dei CAV sono donne che non avrebbero comunque abortito, ma accettano volentieri i soldi. Come per gli 800 del CAV della Mangiagalli, al quale anch’io manderei le donne con una richiesta di IVG in mano per permettergli di prendere i soldi. Esattamente come per il fallito progetto milanese di sovvenzioni per chi avesse rinunciato ad abortire, che risultò esere un modo per i furbi di avere un contributo per se stessi. Del resto non è con 3000 euro che si cambia idea e quando sento la Bertolini (FI), o altri, chiedere che vengano rimosse le cause che costringono ad abortire, mi chiedo perchè non l’abbiano fatto con il gooverno Berlusconi, visto che il bonus di 1000 euro afiglio non ha modificato nulla.
La realtà è che, in Italia, nessuna donna è costretta ad abortire e chi decide di portare avanti una gravidanza, spesso abortirà in un’altra successiva, o viceversa. Essendo quasi impossibile entrare nelle infinite variabili oggettive e nella pruralità di desideri nelle condizioni specifiche, la ricetta "salvare comunque una vita" non vale per tutte le occasioni e non può essere imposta per legge da nessuna revisione della 194.
Se volete vietare l’aborto, costringere ad un colloquio obbligatorio con gli antiabortisti, o impedire alle donne i età fertile, sempre più una minoranza, di esercitare i propri diritti
abbiate il coraggio di uscire allo scoperto. Promuovete un referendum e noi radicali vi promettiamo che non lo boicotteremo come voi avete fatto con quello sulla legge 40. Noi contribuiremo al quorum, perchè siate nuovamente sconfitti.
Due sono le cose postive di tutto ciò. La prima è che si torna a parlare di aborti e di 194, rompendo un tabù ventennale. la seconda e che molti di più si stanno pentendo per non essere andati a votare sulla legge 40."