Gentile Simona Ravizza,
Le scrivo questa mail perché finora lei è stata uno dei pochissi giornalisti italiani ad affrontare il tema dell’obiezione di coscienza negli ospedali. A tale proposito le vorrei ricordare la proposta di legge della Rosa nel Pugno di riforma della legge 194 (almeno il 50% del personale deve essere non obiettore) e l’interrogazione radicale sui dati incompleti o sbagliati contenuti nella Relazione del ministro Turco.
Nel suo articolo pubblicato il 14 gennaio sul Corriere riguardo la Moratoria dell’aborto presentata da Giuliano Ferrara si accenna di sfuggita ai Radicali, in questi termini: «I Radicali fuori protestano». Mi pare doveroso inviarle queste poche righe, non di protesta, ma di chiarimento.
I Radicali non hanno mai condotto sterili campagne protestatarie, il nostro slogan non è mai stato «no a qualcosa» come troppo spesso hanno fatto e continuano a fare altri, a cui non viene certo lesinato lo spazio mediatico.
I Radicali hanno invece sempre espresso il loro dissenso proponendo al contempo soluzioni alternative. Anche questa volta eravamo davanti al Teatro dal Verme non per dire «no alla moratoria sull’aborto», ma con spirito propositivo, per ricordare, a Ferrara in primo luogo ed a tutti i clericali della sua pasta, siano essi credenti oppure no, che ciò che oggi può ridurre gli aborti non sono divieti e colpevolizzazioni della donna, ma una estesa e capillare informazione sessuale e contraccettiva a partire dalle scuole medie inferiori; per chiedere l’abolizione della ricetta per la pillola del giorno dopo, anticoncezionale d’emergenza e non farmaco abortivo; per difendere la maternità, intesa come scelta volontaria e consapevole e non come accettazione passiva di un’imposizione; per rivendicare la fondamentale libertà di scegliere sul proprio corpo e sulla propria sessualità, libertà intoccabile in uno stato che si vuole definire civile. Per questo motivo, a breve partiremo con una campagna di raccolta firme su un appello al ministro dell’Istruzione: per chiedere che l’informazione sessuale diventi obbligatoria nelle scuole medie inferiori e superiori italiane, in accordo con la mozione votata nel nostro ultimo Comitato nazionale.
Ancora una volta non protestiamo, ma proponiamo: un vizio, il nostro, che magari non ci rende attraenti per la stampa, almeno a giudicare dallo spazio che ci viene di norma concesso, ma dal quale non possiamo e non vogliamo esimerci.
Cordialmente
Manlio Mele, membro del Comitato nazionale Radicali Italiani
Tel. 333 6342123