Lombardia: Decisione inutile, tutta politica con l’obbiettivo di intimidire i medici. Sull’aborto terapeutico non ci sono abusi

Silvio Viale, esponente radicale consigliere generale Associazione Coscioni, che lavora all’Ospedale Sant’Anna di Torino, interviene sulle linee di indirizzo della Regione Lombardia. 

 

“Quella lombarda è una decisione inutile, tutta politica, con l’unico obiettivo di intimidire i medici non obiettori. La legge è chiara e individua nel medico ospedaliero la figura di chi deve accertare e praticare l’aborto oltre i novanta giorni: “I processi patologici che configurino i casi previsti dall’articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell’ente ospedaliero in cui deve praticarsi l’intervento, che ne certifica l’esistenza.” Semmai occorre definire cosa vuol dire “possibilità di vita autonoma, visto che nell’ipocrisia di Formigoni rimane possibile potere abortire anche oltre le 22 settimane + 3 giorni. Anche il limite di 22 settimane + 3 giorni (157 giorni di epoca gestazionale e 143 giorni di epoca concezionale) sembra essere creato a caso.

Senza clamore, al Sant’Anna di Torino abbiamo definito un limite indicativo di 22 settimane + 6 giorni, cioè di 23 settimane non compiute, e io stesso ho detto di no in epoche inferiori. Tenendo presente che gli aborti di epoca superiore a settimane sono poche decine in tutta Italia, è chiaro che si sta cercando un pretesto per condizionare l’operato dei medici obiettori ed impedirgli di svolgere il proprio dovere in scienza e coscienza.

 

Dire che si aiuteranno di più le donne, impedendole di abortire in caso di feto gravemente malformato, è una crudeltà estrema nei confronti della donna e della sua famiglia, anche perché nessuno impedisce a nessuna donna di essere aiutata nel caso non desiderasse abortire.

 

In ogni caso, gli indirizzi di Formigoni confermano che non c’e alcun bisogno di definire per legge il limite massimo per abortire, non essendoci molta differenza tra le 22 settimane + 3 giorni di Santa Kusterman e le 22 settimane + 6 giorni di quel diavolo di Viale, lasciando entrambi la possibilità di abortire anche dopo in caso di presumibile “non possibilità di vita autonoma”. Con questa logica potremmo anche arrotondare a 22 settimane + zero giorni, ma la problematica medica rimarrebbe immutata. Quel che è certo è che in Italia non si abusa di aborto terapeutico, meno del 1% delle gravidanze oltre il 90° giorno e meno dell’1 per 1 per mille delle gravidanze a 21-22 settimane.”