L’Italia si opponga alla pena di morte per il ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali!

L’Associazione Luca Coscioni si unisce agli appelli di molte organizzazioni e decine di parlamentari che chiedono al Governo italiano di attivarsi assieme ai partner europei per salvare la vita di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano di 45 anni, esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, in carcere in Iran da oltre un anno con accuse tanto gravi quanto fabbricate.

Djalali era stato arrestato dai servizi segreti iraniani nella primavera del 2016 mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz. Sabato 21 ottobre è stato condannato a morte con l’accusa di “spionaggio” che in Iran prevede la morte. Per due volte gli è stato negato un avvocato di sua scelta e raramente ha potuto parlare con la moglie e i figli che vivono in Svezia.

Secondo quanto riportato da Amnesty International, lo scorso dicembre le autorità iraniane avevano fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava” di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando rifiutò fu minacciato di essere accusato di reati più gravi, ora la minaccia s’é fatta sentenza di condanna. I governi ostili a cui avrebbe dovuto far riferimento erano quello israeliano e gli USA, citati nelle decisioni del tribunale di Teheran a seguito di un processo farsa

L’Associazione Luca Coscioni aveva già presentato la vicenda di Djalali ai ministri italiani che si erano recati a Tehran per una manifestazione sulla collaborazione tecnico scientifica tra Iran e Italia e aveva partecipato alla Marcia per la Scienza di Roma e Milano dell’aprile scorso chiedendo la liberazione del ricercatore iraniano.

Djalali ha 20 giorni per ricorrere in appello.

L’Associazione Luca Coscioni chiede al Governo italiano, un Paese tra i leader della campagna mondiale per l’abolizione della pena di morte e da sempre uno dei più vicini all’Iran, di usare tutta la moral suasion di cui è nei confronti di Teheran per scongiurare l’esecuzione di Ahmadreza Djalali.

Responsabile legale della Lista Referendum e Democrazia dal 2022 e Presidente del Comitato Promotore Referendum Cannabis Legale (2021), per l’Associazione coordina varie attività. Senatore radicale (2008 – 2013) per 20 anni ha rappresentato il Partito Radicale all’ONU. Ha collaborato con studi legali inglesi e fondazioni americane su questioni di diritti umani in Italia. Nel 2018 ha fondato Science for Democracy e nel 2021 è stato Sherpa per il Values 20 Group. Ha pubblicato “Operazione Idigov, Come il Partito Radicale ha sconfitto la Russia di Putin alle Nazioni Unite” e “Farnesina Radicale, memorie scelte di vent’anni in giro per il mondo per il Partito Radicale”, “Sgorga Tumulto, finzione, funzione non fazione politica” e curato  “La Cannabis fa bene alla Politica”, “Terapie Stupefacenti” e “È la dose che fa ‘l veleno” (tutti con Reality Book). Per Fandango Libri, con Filomena Gallo ha curato “Proibisco Ergo Sum” (2018) e con Giulia Perrone “Così San Tutt3” (2021). È laureato in lingua e letteratura nord-americana.