Il sottosegretario Roccella, in un’ intervista radiofonica, è riuscita a mettere insieme tre cose negative.
La prima è una sciocchezza, e questo non costituisce una novità per chi, come lei, è arrivato a paragonare l’alimentazione e l’idratazione artificiali con il biberon: “Siamo liberi – ha dichiarato – di farci del male e non rispettare le leggi che ci proteggono, come quella che obbliga all’uso del casco o della cintura di sicurezza. Ma questo non è e non può essere configurato come un diritto esigibile, normato, che ci garantisce, ad esempio, il diritto di suicidarci”.
La seconda è un’ inesattezza. Non è vero, infatti, che “in Olanda e nei Paesi dove c’è l’eutanasia nel 70-80% dei casi è il medico a decidere".
Il medico, in quei paesi, può mettere in pratica l’eutanasia solo su richiesta del malato e con una serie di garanzie. A meno, naturalmente, che la Roccella si riferisca all’ eutanasia clandestina, diffusissima anche in Italia, dove nessuno sa quello che avviene (come piace al Vaticano: si fa ma non si dice).
La terza è una confessione: “Abbiamo dovuto fare una legge perche’ altrimenti ogni volta era la magistratura a dover intervenire. In Olanda si è arrivati a una legge sull’eutanasia dopo 20 anni di sentenze, così sta avvenendo in Gran Bretagna". Così il governo italiano ci conferma, tramite un suo incauto sottosegretario, che la pessima legge sul testamento biologico, che riprende ora il suo cammino al Senato, ha un unico vero obiettivo: impedire che altri giudici, come quelli di Welby e di Eluana, emettano sentenze basate sulla loro capacità di valutazione giuridica e sulle norme della Costituzione.
Grazie, onorevole Roccella, e speriamo che i senatori tengano conto di questa sua sfacciata confessione.