La mala sanità è cosa pubblica, diamo maggiori possibilità al privato.

Donatella Poretti, Rosa nel Pugno e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni
La mala sanità è cosa pubblica, diamo maggiori possibilità al privato. Un esempio su tutti: la conservazione autologa dei cordoni ombelicali

Sintesi dell’Intervento dell’on Donatella Poretti della Rosa nel Pugno, segretario della Commissione Affari Sociali, a seguito dell’informativa urgente del Governo sulla vicenda dei decessi verificatisi presso l’ospedale di Castellaneta e sulle misure che si intendono adottare al riguardo anche in altri ospedali.

Parlare oggi alla Camera dei Deputati di fatti inerenti la malasanita’ non deve essere esercizio di mera retorica, ma di responsabilita’ e presa in carico di un problema che esiste nella pratica quotidiana della sanita’ e nella percezione dei cittadini. I dati sulle infezioni ospedaliere ci avrebbero dovuto mettere in guardia: 700.000 infezioni e 7.000 morti all’anno per quelle contratte in ospedale, più dei morti sulle strade. Altri dati parlano di una mortalita’ tra i 4.500 e i 7.000 come causa diretta, tra i 9.000 e i 21.000 come concausa.
A livello parlamentare e’ stata proposta una commissione di inchiesta sui casi di malasanita’ che credo potrebbe essere utile per capire se e come il legislatore debba intervenire. Castellaneta, ma anche Siena, sono sicuramente dei casi in cui sara’ la giustizia a fare il proprio corso, trovando e punendo i responsabili, ma Castellaneta potra’ esserci utile per capire se anche -ad esempio- sui collaudi, e’ necessario predisporre ulteriori obblighi.
Ben venga percio’ il disegno di legge appena approvato dal Consiglio dei ministri che prevede, tra i vari punti, la presenza in ogni ospedale e Asl di un gruppo di esperti che si occupi della sicurezza e della prevenzione degli errori. Ben venga –finalmente- un sistema per cui si istituisce una camera di conciliazione -non obbligatoria, ma vincolante per le parti- per “consentire al cittadino forme più celeri di risarcimento”, cioe’ per facilitare la soluzione stragiudiziale delle vertenze tra medici e pazienti nei casi di danni derivanti da terapie o interventi.
Vorrei pero’ evidenziare come il sistema pubblico non e’ necessariamente sinonimo di qualita’. Rivedere il sistema piu’ in generale potrebbe dare lo spunto per utilizzare il privato non solo secondo il principio di sussidiarieta’, ma anche di stimolo e di concorrenza qualitativa per il sistema pubblico.
Un esempio e’ quello del cordone ombelicale. Fino ad oggi un’ordinanza del precedente Governo aveva relegato tutta la gestione della raccolta e conservazione -solo ai fini della donazione- al sistema delle banche pubbliche. Purtroppo anche il ministro della Salute, Livia Turco, ha rinnovato quest’ordinanza, vietando la possibile nascita di banche private in Italia e consentendo la conservazione dei cordoni ombelicali per uso autologo solo inviandoli in strutture private all’estero. L’ordinanza, per una normativa sull’argomento, rimanda al Parlamento, precisando che la conservazione autologa dovra’ essere fatta contestualmente alla donazione e comunque tutto sara’ sempre e solo in mano al sistema pubblico.
Eppure questo sistema per ora non ha dato buona prova di se’. Non e’ possibile donare in tutti i punti nascita e tutti i giorni della settimana, e non in tutte le regioni. Solo un cordone ogni dieci viene raccolto dalle strutture pubbliche…. e poi avvengono casi come quello di Matera dove 500 cordoni sono stati letteralmente buttati via.
Tutto questo a fronte della conservazione di cellule staminali che da oltre dieci anni stanno dando buona prova di se’ nella cura delle malattie del sangue e in particolare sui bambini. Preziose cellule a detta di tutti. Preziose, ma che oggi finiscono essenzialmente tra i rifiuti biologici della sala parto. Un esempio anche questo di malasanita’ e di pessime norme, di cui ci stiamo rendendo complici lasciando tutto cosi’ com’e’.

il testo integrale dell’intervento: http://www.donatellaporetti.it/intv.php?id=469