Svolgerò una relazione su una delle commissioni del X congresso dell’Associazione Luca Coscioni, che ha avuto come tema principale la proposta di legge sull’eutanasia che è stata appena depositata in Parlamento. I lavori sono stati introdotti da Mina, nel ricordo e nella memoria della lotta di Piergiorgio Welby, quella lotta che ha dato in parte il titolo a questa proposta di legge che, oltre a legalizzare l’eutanasia, mira a regolamentare l’interruzione di una terapia, proprio come avvenne per Piergiorgio. Matteo Mainardi, che ha coordinato la raccolta firme, ha presentato i numeri di questa importante azione popolare: sono state 66 mila le firme depositate alla Camera dei deputati. La prima domanda che ha posto Matteo, a cui ha fatto seguito un lungo dibattito, è stata: perché, visto che secondo autorevoli sondaggi la stragrande maggioranza degli italiani è a favore dell’eutanasia, abbiamo raccolto “solo” 66 mila firme? La domanda ha interrogato gli intervenuti e in parte ha suscitato anche delle proposte che tenterò di elencare. La prima risposta che tutti hanno condiviso è stata questa: pochi cittadini hanno potuto sapere dell’iniziativa perché è mancata l’informazione. E’ stato ricordato, infatti, come nessun Telegiornale abbia mai parlato della raccolta in corso, della possibilità di firmare nei comuni o nelle piazze dove erano presenti i banchetti. La carta stampata è stata latitante quanto le TV. Paradossalmente quando si è raggiunta la soglia delle 50 mila firme, nemmeno in quel caso si è considerata l’ipotesi di darne notizia. Anche il giorno prima della consegna delle firme il comunicato stampa non ha suscitato reazioni. Ma c’è un aneddoto che racconta al meglio la censura: il giorno dopo il deposito delle firme, Libero, Il fatto e l’Unità finalmente decidono di darne notizia: ma come? In un trafiletto, sperduto all’interno dei loro giornali, con un titolo che non avvisava di certo i lettori di questa notizia: il titolo infatti annunciava che Pannella aveva dato del maiale ad Epifani… (peraltro estrapolando quell’accostamento da un lungo e ovviamente più politico discorso di Marco) dicendo alla fine: questo Marco Pannella l’ha detto il giorno della consegna delle firme sull’eutanasia. Ecco dal contesto in cui quelle parole erano state proferite, si risale all’unica vera notizia data sui quotidiani “cartacei”.
La grande mobilitazione attorno a questa iniziativa, in realtà, è stata possibile grazie alle testimonianze dirette delle persone, dei malati terminali in particolar modo. Le storie di Gilberto e Piera sono state quelle che più hanno mosso l’iniziativa, soprattutto online. Le storie di Gilberto e Piera sono storie video in cui loro stessi raccontano il calvario della loro malattia. Piera racconta la condanna a morte a cui deve inevitabilmente avvicinarsi e come in Italia non sia possibile scegliere liberamente sul proprio fine vita. Piera con la sua storia racconta il suo viaggio laddove la sua libera scelta può essere espressa.
Tommaso Ciacca è intervenuto tra gli altri proponendo un grande convegno/dibattito sulla questione del fine vita, insieme a lui su questo hanno condiviso la proposta in tanti da Emilio Coveri a Rita Cian. Il grande dibattito deve declinarsi, per Rita Cian, anche in una sorta di dibattito locale con i parlamentari che rappresentano il territorio in cui sono stati eletti, facendo una simulazione di confronto parlamentare nelle piazze di ogni città, che si può stimolare da parte delle cellule Coscioni, da parte delle associazioni che su questo si sono impegnate. Rita Cian ha denunciato, nel corso del suo intervento in commissione, come la gran parte delle persone che dovrebbero essere esperte in materia come i medici, figuriamoci poi i parlamentari, dovrebbero avere una sorta di glossario perché spesso non conoscono la differenza delle parole che vengono usate in materia di fine vita. Marco Maria Freddi racconta di Parma, di come sia stato difficile raccogliere ogni firma al tavolo e quindi giustamente ringraziava 66 mila volte tutti quelli che sono riusciti a raggiungere l’obiettivo. Emilio Coveri, presidente di Exit, che è stata una delle associazioni che depositando la proposta si è impegnata a raccogliere e raggiungere l’obiettivo delle firme ha definito “vigliacchi” coloro che non hanno coscientemente e scientificamente consentito il dibattito. Sono vigliacchi perché sanno che in realtà se ci fosse un dibattito avrebbe come esito quello che fu quello divorzio e l’aborto: la gran parte degli italiani, ha sottolineato Coveri, è pronta per una legge sull’eutanasia.
Luca Donizelli racconta come con il suo lavoro da anni compie atti di eutanasia, lo fa perché lui è veterinario. Da sempre è stato favorevole all’eutanasia. Però ha raccontato il peso che questo gli ha sempre provocato: il problema non è tanto costituito dall’atto eutanasico, su questo si ha consapevolezza che si stia compiendo un atto medico; ma quello che non piace è assumersi una responsabilità, simile a quella che fu di Mario Riccio con Piergiorgio Welby, perché anche rispetto all’eutanasia sugli animali vi è la mancanza di una legge. Non c’è una legge che regoli l’eutanasia in campo animale per i veterinari, ma solo delle prassi che vengono utilizzate e per questo anche in campo veterinario si invoca una legge chiara e precisa.
Tommaso Ciacca mette in luce l’altra faccia della medaglia sul perché occorre una legge sull’eutanasia: non è solo per dare un diritto alla persona, ma una legge sull’eutanasia serve anche ai medici, perché questi vivono in prima linea in terapia intensiva, e vivono direttamente sul loro lavoro e sulla loro pelle quella linea grigia che li fa costantemente essere al limite della legge. In assenza di una legge i medici sono costretti ad avere responsabilità più grandi e quindi ad esercitare la loro professione senza quella necessaria serenità che un atto medico deve avere.
Mihai Romanciuc ha relazionato sull’attività del sito internet dedicato alla campagna: eutanasialegale.it. I dati di accesso al sito sono dettagliamente riportati sul dominio internet pocanzi citato. Sul sito è stata sperimentata per la prima volta, per i siti dell’area radicale, ma più generalmente per una campagna politica italiana, l’applicazione di facebook che consentiva ai militanti di essere militanti anche online. Di solito si finisce su facebook per dire mi piace e scomparire; con un nuovo metodo di “militanza online” è stata invece tentato una sorta di canale alternativo di informazione. In mancanza dei mass media, carta stampata e Tv, internet con Facebook ha rappresentato una cassa di risonanza: con una “classifica” si è creata una “militanza web” che stimolava alla condivisione dei contenuti, e ha consentito poi la conoscenza, ai tanti amici di quelle persone che si sono avvicinate al sito della campagna, dell’iniziativa.
Simone Sapienza ha relazionato sull’attività di inchiesta promossa da Radio Radicale, con il sito Fainotizia.it: attraverso il servizio civile nazionale è stato presentato un progetto dall’Associazione Luca Coscioni in collaborazione con Radio Radicale, per la realizzazione di inchieste proprio sui temi dell’associazione. Una di queste è stata fatta sul fine vita con interviste specifiche, da citare una su tutte quella concessa da Margherita Hack in una delle sue ultime dichiarazioni pubbliche. Simone Sapienza ha preannunciato una nuova inchiesta che questa volta avrà come tema lo stato vegetativo negli ospedali italiani.
Marco Cappato e Silvio Viale sono intervenuti su quel che c’è da fare d’ora in poi. Le proposte che sono state fatte sono quelle intanto di continuare a dare informazioni, in particolare Silvio Viale ha ricordato come solo l’Associazione Luca Coscioni ed Exit Italia forniscano informazioni a chi volesse raggiungere altri paesi dov’è consentito liberamente scegliere sul proprio fine vita. Non lo fanno altre associazioni che pure fanno dell’eutanasia il loro scopo sociale. Bisogna dunque continuare su questa strada anche attraverso i casi personali, il racconto delle tante persone che ci dice Emilio Coveri sono state, negli ultimi due anni, 35 ad avere attraverso Exit Italia ricevuto informazioni e aiuto per potere decidere per se stessi. Silvio Viale diceva che questo momento potrebbe essere il momento per fare in modo che non solo l’aspetto mediatico, ma subito un intergruppo parlamentare sia l’iniziativa da prendere nei confronti del parlamento. Cappato condivideva questa analisi e si poneva due obiettivi: l’interlocuzione con tutti i cittadini italiani, 38 milioni dei quali sarebbero a favore dell’eutanasia, come dicono i sondaggi, e quindi con quelli dialogare e fare in modo che ci sia una iniziativa, una spinta popolare per un dibattito pubblico. Anche perché venga applicato l’articolo della Costituzione che informa sulla modalità dell’iniziativa popolare di proposta di legge, ma che di fatto non è stato mai applicato. Dopo due settimane dal deposito delle firme, la notizia che ci ha dato Marco Cappato è che la Presidente Boldrini non ha avuto ancora modo di stabilire i tempi per l’incontro con i promotori, rappresentanti quelle 66 mila persone che hanno posto la loro firma. Come se questo non fosse un atto di partecipazione democratica da promuovere, anche a benificio del rapporto tra Parlamento e cittadini. Marco Cappato ha sottolineato come ci sia oggi un duplice obiettivo: da una parte il confronto con l’opinione pubblica, sollecitando anche dibattiti televisivi, e dall’altra con i mille parlamentari che poi saranno quelli che necessariamente dovranno discutere sulla proposta di legge.
Anche per questo l’Associazione Luca Coscioni ha tramutato, una volta raggiunto l’obiettivo delle 50mila firme, la firma cartacea in firma online. Mihai Romanciuc ha segnalato che la pubblicazione della notizia del deposito firme da parte di repubblica.it in prima pagina, ha consentito uno straordinario canale di comunicazione per l’accesso al sito: e la resa, nel rapporto tra visistatori e sottoscrittori online della proposta, è stata straordinaria. Oltre il 50% dei visitatori ha deciso quel giorno di firmare. Questo ci consente di capire quanto sia sentita la materia dai cittadini italiani e come basterebbe davvero poca informazione per cambiare le sorti di proposte come questa.
Ovviamente molte cose dette in commissione le ho dimenticate o ingiustamente tralasciate, ma non voglio dimenticare come Mina Welby sia stata raccontata da tutti con il suo inesauribile impegno. La testimonianza dei tanti militanti che erano in commissione, disegnava il percorso che Mina ha fatto da una parte all’altra d’Italia, per raccontare e far rivivere la lotta di Piergiorgio Welby, il nostro Presidente che ha iniziato in modo così prorompente la nostra battaglia sulla eutanasia.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.