Buongiorno a tutti, non volevo che Trieste venisse ricordata con questo giudice che nel 99, come citato stamattina, si era fatto diventare medico e aveva giudicato buona la cura Di Bella. Io volevo ricordare che a Trieste sono stati chiusi i manicomi con Basaglia e che il prossimo anno farà 10 anni. La legge che istituisce l’amministratore di sostegno e che è nata all’università di Trieste insieme a tutto il gruppo dei basagliani proposta dal professor Cendon che è stato tra l’altro uno dei firmatari della nostra proposta di legge. Dunque Trieste, è vero, ha raccolto il 2, 35% delle firme dei cittadini maggiorenni, quindi un delirio con un successo anche di raccolta fondi, perché siamo andati a oltre 5 mila euro, che ovviamente abbiamo impegnato e anche versato in parte alla cassa dell’associazione nazionale. Però Trieste io credo che sia stato anche un caso particolare, in quanto avevamo disposizione una ventina di militanti e 20 autenticatori tra consiglieri comunali e provinciali, non tutti firmatari della proposta che però si sono resi disponibili. Abbiamo fatto una campagna di raccolta anche di firme di cosiddette personalità, un po’ la caccia dalla regione ai sindaci, proprio per impegnare anche le istituzioni affinché i cittadini capissero che c’erano persone che li rappresentavano, che erano a favore e al nostro fianco. Il lavoro intenso che è stato fatto è stato fatto sulla stampa anche, attraverso sia iniziative pubbliche alle quali, ad una delle quali è venuto anche Marco il 28 di maggio, ma anche con continui interventi sul giornale a favore o contro. Diciamo che si sono scatenati alcuni medici particolarmente clericalmente ostili. Noi abbiamo fatto un lavoro di sollecitazione su altri medici fino ad arrivare a un intervento dell’ordine dei medici di Trieste che lascia sperare bene. Continueremo su questo fronte. Però volevo anche esprimere la grande preoccupazione che il gruppo triestino ha avuto durante tutto il corso della campagna. E ci siamo detti: se queste 66 mila firme sono poche o tante? E’ una domanda che penso ci possiamo porre tutti. Per noi diciamo che sono tante rispetto ai momenti di informazione che sono mancati. Sono poche perché rispecchiano un impegno che è stato secondo noi insufficiente. Cioè diciamo che 66 mila firme sono la sufficienza, il 6 scolastico che si raccoglieva a scuola. Credo anche che sia stato un errore grave non impegnarsi abbastanza su questa campagna specifica, ma si può rimediare. Ci sono due terreni, uno a breve periodo che è quello del pressing parlamentare. Portare la legge in aula, studiare una strategia. E’ questa la legislatura giusta, questa che sta per andarsene? Non lo so. Bisogna pensarci bene. Questo potrebbe essere il parlamento giusto per questa forte presenza del movimento 5 stelle che ha garantito di voler portare in aula tutte le proposte di legge, ma sui contenuti ci siamo? A Trieste il movimento 5 stelle si è spaccato esattamente a metà sui contenuti della nostra proposta e credo che l’attuale centrodestra del parlamento non ci garantisca nulla neanche sul testamento biologico. Nel lungo periodo invece, secondo me, è necessario continuare a impegnarsi su questo tema, perché questo tema, la morte, è un tema che ci riguarda tutti. Cioè le altre importanti, essenziali e condivisibili battaglie della Coscioni che vanno assolutamente portate avanti possono essere battaglie vissute dal cittadino di strada in modo parziale. Se tu non sei colpito da una disabilità o da una malattia e non entri direttamente a contatto con questa problematica, non riesci sempre a coinvolgere le persone. Ma sulla morte sì che riusciamo. E quindi aprire dei luoghi in cui noi ,questo pensavamo di fare anche a Trieste, aprire dei luoghi in cui la gente possa venire una volta a settimana per esempio per capire come si stilano le dat. Noi siamo prossimi a Trieste anche all’apertura, e’ stato già votato in consiglio comunale il registro per le dat, ma adesso deve diventare operativo. Chiedere al comune che metta a disposizione una stanza una volta a settimana all’associazione in cui le persone possono venire non è semplice, anche con i formulari che ci sono a disposizione, parlare e stilare le proprie dat. Non tutti hanno persone in grado di aiutare. Noi non siamo ovviamente scienziati, né professionisti. Sì, certo, nel gruppo c’è qualche professionalità. Ma proprio grazie al lavoro fatto durante questa campagna noi possiamo far diventare volontari alcuni professionisti, alcuni medici che ci hanno affiancato, creare quindi grandi alleanze. E’ questo di cui abbiamo bisogno: reti di alleanze intorno alle tematiche. Una riflessione: perché i tavoli di sola raccolta eutanasia sono andati, a Trieste sto parlando, sono andati molto bene, mentre quando abbiamo sperimentato i tavoli misti referendum eutanasia la vicenda é andata in modo diverso. L’analisi che faccio io: io penso che ci sia questo diffuso disamore per la politica, che colpisce, ha colpito anche in parte i referendum, mentre l’eutanasia era veramente trainante e trasversale. Allora perché non continuare su questo terreno affinché diventi un terreno di sensibilizzazione e di attivazione di persone anche sugli altri temi che ci stanno a cuore? Io credo che questo sia un tema vincente.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.