Intervento di Paolo Bianco per il X Congresso Coscioni

Paolo Bianco

Grazie Marco. E’ stato un annus horribilis e come in tutte queste circostanze l’associazione Coscioni si è rivelata un patrimonio di chi facendo lo scienziato o magari il medico per qualche ragione si trovi a vivere un annus horribilis. Io sono qui prima di tutto per ringraziare l’associazione di tutto quello che in un modo vorrei dire assolutamente liberale e rispettoso delle diversità e tutt’altro che informato a qualche tipo di manovra politica o anche semplicemente ideale fa e ha fatto nel corso di quest’anno. Detto questo, c’è una cosa che vorrei dire subito per non correre il rischio di dimenticarmene. Cosa che faccio quasi sempre da quando mi capita di parlare in pubblico. E’ una cosa che vorrei dire in modo così sintetico da apparire quasi dogmatico e c’è una ragione specifica per cui ho scelto di esprimerla così. Oggi sappiamo in punta di fatto che la terapia stamina non è una terapia. Non è una terapia con cellule staminali e non è neanche di stamina. Questo noi, alcuni di noi sapevamo, sapevano prima di oggi, molti di noi lo hanno detto, ciò che cambia la scena e che trasforma la vicenda stamina da una vicenda medico-scientifica in una questione strettamente politica è che queste tre cose sono oggi note in punta di fatto non soltanto a una commissione scientifica, non soltanto alle principali organizzazioni e istituzioni sanitarie del paese. Sono note al ministro Lorenzin. Il ministro Lorenzin si è saputo terrà una conferenza stampa lunedì 30 settembre. Lo farà alla presenza della commissione scientifica che lei stessa ha nominato, consentitemi di aggiungere una punta di veleno anche personale, non senza aver sentito l’opinione di Vannoni, e si spera dirà che cosa si intenda fare da qui in avanti. Io, come tutti noi, come tutti gli italiani, sospendo per il momento il commento, se non per dire, se mi consentite, quello che farei io se per un’avventura della sorte o per una trasmorfigrazione mi ritrovassi lunedì 30 settembre nelle scarpe del ministro della salute. Interromperei le trasmissioni televisive per un comunicato urgente che sarebbe breve e direbbe: la commissione scientifica nominata dal ministero e come già detto costituita da studiosi di altissimo profilo, del tutto priva di qualunque conflitto di interesse checchè ne dicano alcune parti interessate, ha determinato in punta di fatto che non esiste una terapia stamina, che non si tratta di una terapia con le cellule staminali e che stamina non c’entra. Da questo discende che tutto quello che è stato fatto in ospedali pubblici, ammalati indifesi di malattie gravi è illegale. Da questo discende che da oggi è vietata la pratica del metodo stamina negli ospedali del regno. Sono perfettamente consapevole che anche semplicemente usare la parola vietato in un parterre che fa dell’antiproibizionismo una battaglia suona bizzarro. Ma vorrei dedicare i pochi minuti di questo intervento esattamente a sottolineare che questa non è la sola bizzarra di fronte alla quale questo tempo ci mette e che fare i conti con queste bizzarrie anche a costo di dover mettere in discussione alcuni dei modi di sentire e di essere che sono più cari a molti tra noi o tra voi è necessario, se davvero si vuole aggiornare storicamente all’oggi tutto quello che forma la ragion d’essere dell’associazione Coscioni. A cominciare dalla libertà di ricerca scientifica o, meglio, a cominciare dalla difesa del principio che credo tutti noi in questa sala condividiamo che la conoscenza è difesa socialmente, perché la conoscenza è un principio di libertà. Ascoltando alcuni degli interventi di stamattina mi sono chiesto se sia davvero necessaria una associazione che difenda la libertà della ricerca scientifica o piuttosto la sopravvivenza della ricerca scientifica. Perché in molti e con molti cappelli scienziati, persone di diversa estrazione culturale, hanno insistito su un tema che è poi il tema che ci sta davanti. Come sia potuto accadere che una truffa abbia impegnato un paese come l’Italia, come sia potuto accadere che tribunali, parlamenti, parte dell’opinione pubblica, parte della stessa comunità scientifica abbiano vacillato di fronte a un fenomeno altrimenti macroscopico. Vorrei dire una cosa. Circola la parola d’ordine anche tra di noi: è un nuovo caso Di Bella. Non è, non è stato un nuovo caso Di Bella. Intanto perché e’ finito in modo diverso dal caso Di Bella, se è finito. Ma in secondo luogo che nessuno l’abbia detto, guardate è sconcertante che il caso stamina non è un affaruccio provinciale italiano. Prima di tutto perché centinaia, se non migliaia di imprese private più o meno illegali, tali e quali a stamina, fanno nel mondo esattamente quello che fa stamina e che quindi siamo di fronte a un fenomeno planetario, capire le ragioni del quale va necessariamente oltre i confini del nostro paese. Secondo, perché che ci piaccia o no mentre quello che faceva Di Bella era quello che faceva un vecchio professore demodè con qualche bizzarria psicologica, è necessario dire che quello che fa stamina e altre centinaia e migliaia di imprese semi-illegali nel mondo fanno anche persone che voi e io chiamiamo scienziati. Sono cose che si leggono sulle riviste scientifiche e vi confesserò che l’aver letto quelle cose sulle riviste scientifiche ben prima che si profilasse al mio orizzonte lo spettro di stamina è stata la ragione per cui io ho personalmente investito 6 mesi della mia esistenza in una delle situazioni più grottesche e gotiche che io mai avrei potuto immaginare. Allora c’è da farsi questa domanda: se esista in questo momento in Italia ma anche nel mondo una ragione per la quale la ricerca scientifica ha bisogno di essere difesa non nella sua libertà ma nella sua sopravvivenza. Che rapporto ci sia tra quello con cui noi ci siamo scontrati, scontrandoci con il doppelganger cattivo, perché stamina ha versioni più ripulite e è ancora più pericolosa. Quale sia la ragione per la quale giuristi e parlamentari abbiano reso un caso che se noi fossimo vissuti semplicemente nel 1970, semplicemente in questo paese, sarebbe finito con lo scatto delle manette in poche settimane. Dobbiamo chiederci cioè che cosa sia che fa sì che se si votasse domani sarebbe assai più probabile avere un ministro della salute che si chiama Davide Vannoni che non Giulio Cossu. Vorrei notare che non a caso Elena Cattaneo è diventata senatore perché e’ stata nominata dal presidente e non eletta. Perché esiste questo consenso sociale? Perché noi stessi abbiamo difficoltà a cimentarci con domande come il diritto e la libertà di cura, che sono cose che hanno perfino formulate in una maniera tale da farcele suonare congeniali. Allora bisogna cominciare a pensare a questo. Noi emergiamo da un mondo che è finito. E’ il mondo in cui esisteva la guerra fredda, è il mondo in cui esisteva il finanziamento pubblico alla scienza. E’ perfino il mondo in cui esisteva il welfare e nel welfare quel sistema sanitario nazionale che costituisce l’unica differenza oggettiva tra il caso stamina e tutti gli altri casi consimili nel mondo. Perché mentre tutti gli altri casi consimili nel mondo prevedono un ciarlatano che venga le sue cure direttamente ai pazienti, in Italia una strategia commerciale più astuta prevede che il ciarlatano venda la sua terapia al servizio sanitario nazionale forzandolo, occupandolo e facendolo saltare. Allora, il punto su cui dobbiamo a mio giudizio riflettere è quale sia diventato, come dice il mio amico Corbellini e gli rubo la parola, lo statuto, non della ricerca scientifica, ma della conoscenza in quanto tale, non solo in quello che è la nostra vita civile, ma specificamente in tutto quello che assai concretamente riguarda la malattia, la medicina che sono in questo tempo il fulcro del vivere civile, ciò che fa della biomedicina in questo scorcio di secolo, quello che la fisica era nel primo dopoguerra. Che cosa c’è di nuovo? Io non voglio dilungarmi e non voglio annoiarvi. Voglio proporre all’associazione Coscioni di mettere queste domande non voglio dire al centro ma in fondo alla sua agenda, perché rispondere a queste domande è a mio sommesso giudizio di decisiva importanza. Rispondere a queste domande ci permette di rispondere a molte altre domande, come sia accaduto che un paese come l’Italia, che non è un paese privo di tradizione e solidità scientifica, sia arrivato al punto in cui è arrivato. Non mi dilungo, vi dicevo, vorrei semplicemente lasciarvi con un esempio che distilli quello che ho cercato di dirvi. Il caso stamina si può vedere in molti altri modi oltre a quelli in cui è stato visto. E alcuni di questi modi dovrebbero essere visti. Per esempio che stamina è un’organizzazione eversiva. Si dovrebbe vedere e tuttavia non si è mai visto.

Ma provate a immaginare un mondo in cui non ci sia più il servizio sanitario nazionale e soprattutto non ci sia più la distinzione tra il danacol, che abbassa il vostro colesterolo, dice la televisione, e la torvastatina, che abbassa il colesterolo, dice il vostro medico. Provate a immaginare una realtà in cui non andate più dal medico per sapere quello che avete e che cosa fare, ma andate dal medico avendo autodeterminato in piena libertà di cura che voi volete comprare il danacol e non la torvastatina. Provate cioè a immaginare un mondo in cui non solo la scienza, non solo il sapere medico, ma perfino le articolazioni fisiche della società che da questo sono storicamente derivate siano improvvisamente scomparse e sostituite da un mercato in cui ogni soggetto, ognuno di noi, ognuno di voi, rivendica la totale libertà di autodeterminazione e la propria libertà di acquisto economico. Questo e’ ciò che sta accadendo nel mondo. Questo è la ragione per la quale così come stamina dice di curare in modo truffaldino e fraudolento la sma e la sla con le cellule staminali, salvo poi una richiesta di farlo, no, noi vorremmo fare l’artrosi del ginocchio, perché queste stesse cose esistono nel mondo e perfino nel mondo scientifico. Vi ringrazio.  

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.