Intervento di Mario Staderini per il X Congresso Coscioni

Mario Staderini

E’ sempre difficile parlare dopo Nicolino Tosoni. Proprio in questo ore in cui si sta completando una campagna referendaria e sappiamo quanto questo ha creato anche per tutti la scelta di doversi dividere tra qua e là. Il 30 settembre consegneremo il frutto di questa campagna referendaria e vedremo che cosa riusciremo portare a casa. Proprio in queste ore la tenuta del congresso Coscioni ci consente grazie soprattutto a Radio Radicale di avere un elemento, rappresenta un elemento di forza, la forza del completamento di quel progetto di alternativa e di riforma che è scritto nei 12 referendum, ma la forza anche e soprattutto di non fermarsi proprio quando ci si rende conto in maniera palpabile  che il vento è cambiato. O meglio ci sono alcune battaglie che possono in questo momento non avere quel vento contrario che hanno avuto in questi anni e non è un caso che il vento sia in qualche modo cambiato. A che cosa mi riferisco? Proprio all’opportuno titolo di “laiche intese”, perché Nicolino forse era un po’ nel passato, ma alcune cose vanno a mio avviso ricordate e forse sistematizzate. Noi veniamo da 15 anni in cui c’è stato un vero corpo a corpo, un corpo a corpo feroce seppur sotto alcuni profili silenziato a livello mediatico ma molto sentito nel tessuto dei cittadini e che è stato il corpo a corpo tra chi ha realizzato delle larghe intese e mi riferisco alla conferenza episcopale italiana, delle larghe intese che hanno visto indubbiamente il centrodestra come esecutore, come ariete di sfondamento e il centrosinistra come distratto oppositore, e dall’altra parte c’è stato invece chi, e mi riferisco ai radicali in particolare, all’associazione Luca Coscioni soprattutto, ha invece tentato una contrapposizione di fronte a una corazzata. Questa corazzata si chiama, si chiamava anzi il progetto culturale che il presidente della Cei Camillo Ruini a partire dal 1996 ha realizzato in forza soprattutto dei 17 miliardi di euro che ha incassato come conferenza episcopale dal 90 a oggi grazie all’8 per mille, quindi attraverso i nostri soldi e si è realizzato via via dal 96 fino a due anni fa un progetto culturale. Questo era proprio il nome, non è una mia definizione. Progetto che aveva dei punti fermi. I punti fermi erano appunto i valori non negoziabili come gli piaceva chiamarli. La riduzione della libertà di scelta a una scelta immorale e quindi da contrastare anche legislativamente, all’utilizzo dell’autorità religiosa e anche al potere del denaro pubblico che veniva appunto dall’8 per mille da un certo punto di vista salire al vertice del potere legislativo e del potere esecutivo proprio per tradurre quelli che erano gli elementi fondanti di quel progetto culturale in qualcosa che fosse obbligatorio per tutti. Non a caso dovuto a una dominanza non mediatica e culturale perché appunto le grandi firme che facevano a gara, sono riusciti attraverso questo tipo di corazzata a ottenere cose che ci è voluto molti anni per far fuori. Parliamo della legge 40, parliamo del tentativo riuscito di far fallire qualsiasi legislazione sul fine vita e anzi il tentativo sventato fortunatamente di riuscire invece a vietarla questa. Così come persino sul divorzio sono riusciti negli anni scorsi a impedire che potesse accorciarsi di un anno l’obbligo di separazione, unica anomalia italiana per chi deve chiedere il divorzio: bene, a questo progetto culturale, ripeto, finanziato con i miliardi di euro dell’8 per mille poi ha vissuto e ha prodotto persone, ci sono stati veri e propri centri di formazione, che hanno prodotto l’Elisa Binetti, hanno prodotto quelle associazioni cattoliche recuperando non tanto il vecchio movimento per la vita, ma creandone di nuovi, la miriade di associazioni, in tutti i comitati che riguardano i media, l’educazione e quant’altro. Ebbene, a tutto questo si è contrapposto quasi esclusivamente in questi anni il mondo radicale e l’associazione Luca Coscioni in particolare che ha lanciato una sfida in questi quindici anni, che si è tradotta anche e soprattutto in alcuni casi in scelte politiche che sono state anche da un certo punto di vista care e pagate. Posso fare riferimento al 2001, quando ci fu la candidatura con Luca Coscioni capolista che aveva proprio come anticipato e capito la forza di questo progetto culturale aveva come tema appunto la ricerca scientifica con manifesti: scegli tu o il vaticano? E’ stata una battaglia che sappiamo com’è andata, è stata sconfitta. Ma comunque nel 2004- 2005 si è riproposta la sfida con il referendum sulla legge 40. Anche lì sappiamo come è andata, ma non ci si è fermati e i referendum ogni volta, lo dovremo fare rispetto ai 12 che abbiamo in corsa in questo momento, rappresentano semplicemente il tassello di una battaglia e di una durata, che è stata quella grazie soprattutto a Filomena di smontare nei tribunali quella legge 40 che con i referendum non si era riusciti a smontare. E ancora scelta che non era così’ scontata e che hanno avuto il coraggio di fare i dirigenti della associazione Luca Coscioni con la proposta di legge sull’eutanasia, quella per cui qualsiasi partito si spaventa alla sola parola e che invece ai tavoli hanno consentito di far emergere che  quei sondaggi erano qualcosa di vero, i sondaggi che danno la maggioranza degli italiani su questo pronti e avendo compreso. E ha fatto bene Filomena a far notare come  ci sia un contrasto oggi evidente, palese, addirittura da imporre il silenzio tra quello che è il nuovo corso tra Papa Francesco e quella che rimane la vecchia conferenza episcopale, il contrasto che c’è sui temi dell’immigrazione, per esempio sull’utilizzo dei beni del potere, delle proprietà immobiliari, dei monasteri che dovrebbero essere centri per rifugiati e non alberghi, altra battaglia che abbiamo fatto da soli. E ancora della possibilità in qualche caso di semplicemente aggiornarsi, arrivare all’attualità. Non a caso Bagnasco, fortunatamente non lo sentiamo più’ da quando c’è questo Papa. Bagnasco per farsi notare deve sparare sui tempi dei divorzi in Italia che sono troppo brevi.  Già negli ultimi anni quel progetto culturale, quello strapotere grazie al potere della forza di resistenza che da queste sedi è andata avanti fino a permetterci di giocare d’attacco perché la decisione sull’eutanasia è arrivata prima che arrivasse il nuovo vescovo di Roma era già stato incrinato. Questo è un percorso che dobbiamo avere chiaro perché possa guidarci nella fase nuova ulteriore. A questo punto va riconosciuto come responsabilità che bisognerà che chi proseguirà questa avventura nell’associazione Coscioni  tenga conto è che l’associazione Coscioni a mio avviso ha fatto un salto di qualità, che ormai poi dovrà in qualche modo riuscire a mantenere e a gestire. Un salto di qualità perché la durata ormai e il consolidamento del rapporto con il mondo della scienza è qualcosa che ormai si iscrive. Vediamo le parole, vediamo quanto sono stati protagonisti. Nella politica solamente i radicali e l’associazione Luca Coscioni aveva la competenza, la capacità e l’elaborazione per contrastare, per inserirsi e contribuire al dibattito pubblico che è emersa a proposito del caso Stamina. Un salto di qualità anche economico, va detto, grazie anche alla credibilità e all’autorevolezza che l’associazione Coscioni ha avuto. Io sono sempre un po’ invidioso del bilancio della Luca Coscioni, ma non sono geloso, perché conosco il contributo politico e anche economico che ha avuto tutta l’attività radicale, così viceversa c’è stato il contributo per la raccolta firme sull’eutanasia e l’associazione luca coscioni è riuscita a dare. Salto di qualità che ha come punto di caduta il congresso mondiale che non è qualcosa che viene per caso, che non sarebbe potuto venire senza  quei presupposti. E ancora il salto di qualità è dalla regolarità ormai delle vittorie nei tribunali che, badate bene, non sono quelle a cui ormai ci siamo abituati, ma ogni volta ce n’è sempre una migliore di Filomena gallo sulla legge 40 e sulla distruzione. No, anche sul fronte, per dire, dei diritti in quanto tali della non discriminazione, del disabile, del malato, e penso allora al completamente che abbiamo potuto fare grazie all’avvocato Gerardi che ha completato quel lavoro sulle barriere architettoniche che avevamo iniziato con Gustavo Fraticelli e con Vittorio, nel 2007, qui a Roma quando avevamo questa postazione di consigliere municipale che sarà riconosciuta e strumento per tutti. E allora infine l’eutanasia, come dicevo, 66 mila firme, ripeto non ricordo se prima l’associazione Coscioni in questi anni avesse avuto iniziative popolari direttamente legislative o altre in corso, che è un’evoluzione rispetto a quanto come radicali e Coscioni abbiamo fatto in tutta Italia a livello locale imponendo con le delibere locali a livello locale testamento biologico, unioni civili come temi centrali. Be’, siamo arrivati grazie alla campagna sull’eutanasia anche a sperimentare e la Luca Coscioni è riuscita a presentare un modello sulla rete e su altro che può essere utile, che è stato già utile a tutta quanta la galassia radicale. Quindi io non voglio prendere altro tempo, di fronte a tutto ciò credo che i lavori di questo congresso e poi delle commissioni debbano non solo individuare il proseguimento di queste battaglie, ma capire come si possa da un certo punto di vista riuscire a completare quello che è mancato, manca ancora in questo salto di qualità probabilmente, e che è la più grave difficoltà che oggi c’è in Italia per chiunque voglia fare politica o voglia, come dice la costituzione, partecipare attivamente alla vita sociale e politica di questo paese. E cioè’ riuscire a superare i limiti che oggi sono semplicemente limiti antidemocratici e non tecnologici alla partecipazione e alla aggregazione delle persone. Oggi la partecipazione e l’aggregazione delle persone è impedita. Potrebbe inconscia o inconsapevole, ma comunque da una situazione di arretratezza molto italiana, non solo generalmente delle democrazie, ma molto specifica italiana che individuiamo nella rottura della legalità e mancanza di aggiornamento, che oggi e’ il problema principale per chi vuole raggiungere quella massa critica di aggregazione che consente al cittadino di essere lui protagonista. Ecco io credo che questa sia la vera sfida che in questi due giorni di lavoro dovremo in qualche modo andare a vincere e spero che l’intera area radicale possa come è stato in questi anni riuscire ad avere da una parte l’aiuto dell’associazione Coscioni e dall’altra dare il proprio contributo perché questi punti rimangano dei punti che ormai con il vento che non è che è in poppa a nostro favore ma è un vento che può portare davvero ad avere quelle riforme che fino a pochi anni fa sarebbero state impensabili negli anni in cui si firmava la legge sulla fecondazione assistita contro la ricerca scientifica o si tentava di firmare appunto il decreto per dare l’acqua a Eluana Englaro. Grazie a tutti e buon lavoro.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.