Intervento di Cesare Galli per il X Congresso Coscioni

Cesare Galli

Vorrei ringraziare l’associazione e in particolare i dirigenti, Filomena Gallo, Marco, i presidenti, per lo straordinario lavoro che hanno fatto in questi anni e devo dire che i risultati si vedono e vengono anche riconosciuti, quindi grazie veramente  anche a Valentina Stella che tutte le mattine ci fa trovare tutta la rassegna stampa. Dagli interventi che sono stati passati finora ci sono delle aree in cui si sono avuti dei risultati e delle aree in cui i risultati sono stati deludenti. Tornando qui a Orvieto con questo congresso l’associazione, vedo dagli interventi, è ritornata un po’ alla base, la ricerca scientifica è ritornata, mentre negli scorsi incontri c’erano altri interessi, è ritornato il tema centrale e questo mi fa piacere perché  è il motivo fondante, costituente dell’associazione. Parlerò dell’aspetto che più mi coinvolge, dove abbiamo anche degli interessi, non ho nessun problema a dirlo. Mi occupo di sperimentazione animale, la mia attività è legata a questo e su questo viviamo con la mia famiglia e altre famiglie. In questo ambito chiaramente i risultati dell’attività dell’Associazione sono stati deludenti. Già dalla precedente legislatura si era cercato di affrontare questo problema della direttiva europea, perché fosse recepita senza nessuna modifica, ricordo i vari sforzi di Maria Antonietta quando era in commissione parlamentare e di altri, però di fatto con l’ultimo voto del parlamento, non si riesce a capire perché sono state accettate queste modifiche. Io non ho ancora capito e magari qualcuno ce lo spiegherà se è tutto perso o se abbiamo ancora dei margini di intervento. Volevo soltanto tracciare un breve scenario di cosa può succedere se queste modifiche della direttiva comunitaria diventano effettive. Cosa faranno  quei centri come il nostro, ma non solo, hanno ricevuto finanziamenti da progetti europei, faticosamente acquisiti? I fondi per la ricerca disponibili in Italia sono molto ridotti quindi chi lavora seriamente ha la possibilità di accedere a dei finanziamenti europei che sono molto competitivi e selettivi. Però se è stata o viene finanziata un’attività che ora risulta essere illegale nel paese in cui viene svolta io mi domando cosa dobbiamo fare o cosa accadrà  con questi milioni di euro che vengono destinati all’Italia per sviluppare determinate ricerche che da fine anno o non so da quando diventeranno illegali. Questo è un danno alla ricerca scientifica in generale, ma se io sto svolgendo parte della mia attività in un’impresa privata di fatto è un danno anche economico perché da lavoro e possibilità ai giovani ricercatori di sviluppare determinate ricerche in Italia che altrimenti non sarebbe possibile e questo verrà impedito. Il destino per  i giovani che vogliono fare ricerca è quello di trasferirsi in altri paesi, ce lo dobbiamo dire tranquillamente. Bloccando questo tipo di sperimentazione che riguarda il cancro, lo xenotrapianto o diverse tipologie di ricerche che utilizzano la sperimentazione animale, di fatto si impedisce anche lo sviluppo di quelle imprese innovative che si cerca di sviluppare, anche con contributi di governi locali. Ci si fregia di sostenere la nascita di imprese innovative ma di fatto con questi provvedimenti, che non si capisce bene con che logica vengano presi o da chi vengano presi  hanno l’effetto opposto. Mi domando perché in nessuna parte d’Europa nessuno si è mai sognato di avallare questo tipo di divieti. Quindi danno non solo scientifico ma anche economico e sociale.  Non si capisce bene in Italia qual sarà il futuro delle imprese, chiudono imprese però di nuove non ce ne sono e questo è un settore che verrà sostanzialmente danneggiato se non ci sono dei cambi di rotta. Per cui non so cosa possiamo fare. Io concordo con quanto diceva Giulio Cossu che una parte della responsabilità è nostra, nel senso che i ricercatori vuoi perché sono impegnati, vuoi perché non sanno parlare in pubblico, vuoi per tanti motivi non comunicano come dovrebbero la propria attività. Questo è un dato di fatto. Però c’è anche da dire che se voi guardate, non so, per esempio alcuni programmi o alcuni interventi riescono molto di più pur nell’inesatta informazione, pur nella falsità delle dichiarazioni a fare sentire il loro messaggio. Mi capita di vedere qualche volta “striscia la notizia” quando parlano dei cani, dei gatti, o altri animali argomentazioni spesso condivisibili che però molto facilmente danneggiano la ricerca scientifica perché assimilano la sperimentazione animale al maltrattamento. Anche se tutti i ricercatori italiani si impegnassero tutti i giorni a cercare di comunicare un messaggio corretto, non riusciremmo a ottenere l’impatto che ottiene “striscia la notizia” alle 8, 30 di sera. Per cui secondo me dobbiamo rivedere o comunque trovare una via per fare passare anche le ragioni della scienza, che sono ragioni obiettive e fondate su una razionalità. Forse dovremmo aumentare o cercare di fare quello che chiamano il networking, nel senso che l’associazione Luca Coscioni da anni impegnata potrebbe, facendo gruppo con altre associazioni che sostengono la ricerca.  Non ho seguito molto da vicino le ultime vicende, però per esempio l’associazione per la ricerca sul cancro o altre organizzazioni potrebbero essere contattate per trovare un momento comune o un gruppo di lavoro comune e definire alcune strategie che potrebbero a livello di comunicazione essere più incisive di quelle che possiamo fare individualmente in modo non coordinato. Adesso è stata costituita anche l’ associazione “pro test” nata sul supporto della “dichiarazione di Basilea”, che supporta i ricercatori che operano in questo ambito. Probabilmente trovare un modo più efficace di comunicazione sicuramente potrebbe portare dei risultati migliori di quelli che siamo riusciti a ottenere adesso in ordine sparso. Per esempio un’idea potrebbe essere quella di trovare dei testimonial, qualcuno disposto a metterci la faccia per difendere o rappresentare le istanze delle necessità della sperimentazione, un calciatore, un attore, come ai tempi della California quando dovevano votare il referendum per il finanziamento per la ricerca sulle cellule staminali. C’era quel attore paralizzato, Christoper Reeve, che ha, con la sua malattia ha dato un supporto immenso alla causa e infatti il referendum fu approvato e la California è diventata il centro mondiale per le ricerche sulle cellule staminali e ha fatto da esempio a molti altri stati americani. Chiudo ricordando due proposte: per il congresso mondiale chiederò a dei colleghi statunitensi che stanno organizzando un convegno simile tra nord e sud America sugli animali geneticamente modificati in agricoltura e in biomedicina. Negli Stati Uniti stanno normando questo tipo di l’attività per l’utilizzo pratico. Se potessero portare il loro contributo di discussione in Europa sarebbe utile. Ci potrebbe essere la possibilità di avere un relatore per il prossimo congresso mondiale per la libertà di ricerca, penso che potrebbero accettare l’invito volentieri. L’altra, di invito, l’11 ottobre, a Cremona. Organizziamo un meeting divulgativo, cerchiamo di fare quello che possiamo soprattutto per le nuove generazioni, gli studenti delle scuole superiori. L’evento verrà anche trasmesso in streaming e chiunque potrà seguire, è solo una mattinata, con delle presentazioni a livello divulgativo e vi farò avere il link per potere accedere. Grazie.

 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.