Credo che dobbiamo ringraziare Mina che ancora una volta ci riporta al fondo della nostra associazione, alle radici, a questa ricerca di dare un senso alla vita e alla lotta per la vita, quella che noi abbiamo sintetizzato con “dal corpo del malato al cuore della politica”. Stavo ascoltando, ho ascoltato questi giorni di dibattito e devo dire che sono in fondo ogni volta sorpreso come sono stato sorpreso dalla ricchezza e dalla varietà dei contenuti che ciascuno porta qui nell’elaborazione di un suo tema, di un particolare, di una situazione, di un dato, di un elemento che fanno sì che questa associazione abbia un corpo sostanzioso di iniziative, di punti di vista, di attacchi diciamo alla situazione deplorevole della sanità e del rapporto delle istituzioni con la sanità e i suoi vari problemi. Tuttavia devo dire che non faccio un appunto a Filomena che ringrazio per quello che ha fatto in questi anni, che ritengo sia stata una segretaria completa nel lavoro che ha fatto, che nella sua relazione ha fatto una doverosa e necessaria e ampia ricognizione dello stato dell’arte dell’associazione. E questo non è un elemento di critica ma di valorizzazione e di dialogo, magari sono cose che ci siamo detti altre volte Filomena, ma se mancava qualcosa è il riferimento alle laiche intese. Nella lettera che hai mandato al “corriere della sera” e l’hai citata mi pare anche ieri nella tua relazione tu dici: ma dove sono le istituzioni, dove sono i partiti, dove sono le grandi strutture che dovrebbero costituire le nostre laiche intese? Non ci sono. Hai detto ci sono i medici, c’e’ il malato. Hai citato i singoli, mi pare che hai detto qualcosa. Hai ragione. Oggi ci troviamo a non sapere dove costruiremo e come le laiche intese. Non possono essere altro che questo perimetro che noi rappresentiamo e poco altro. Non ci sono laiche intese e adesso non abbiamo più neppure le larghe intese. E non e’ un dato casuale. La crisi del paese. La crisi del sistema istituzionale che, posso dire, noi radicali, non so altri qui non ci sono, stiamo denunciando che arrivano oggi a questa drammatica conclusione. Io non so la responsabilità, non sono un esperto di questo, però indubbiamente questa crisi istituzionale di sistema, forse, a cui ci troviamo di fronte, è un dato che deve preoccuparci come associazione, perché sicuramente sappiamo una cosa: che dalla crisi delle larghe intese ancora non nasceranno laiche intese come noi le vogliamo. Questo e’ il dato secondo me di fondo sul quale dovremmo anche come associazione. Vedete, permettete, anticipo un po’ quella che voleva essere la mia conclusione. Io credo che di fatto l’unico elemento su cui costruire laiche intese in modo forte, che superi i confini della nostra associazione e’ il referendum di cui e’ in corso l’elaborazione, impacchettatura e la presentazione oramai a giorni. Il nostro lavoro, la nostra ricerca di laiche intese, la forza della raccolta delle firme sull’eutanasia che io non sottovaluto, e’ un elemento che sta lì ma sento dire che siamo al punto che la presidente della camera Boldrini non ha ancora ricevuto i firmatari, i raccoglitori, gli esponenti, i rappresentanti di quanti hanno raccolto le firme sull’eutanasia. Ce la faranno ad andare avanti? Non lo so, ma la forza, la possibilità che vadano avanti e’ legata al fatto che noi riusciamo e dico noi in questo momento, perché la Coscioni e’ soggetto costitutivo del partito radicale. Iscritti o no che siano singolarmente, l’unico modo che noi possiamo avere per avere un’autentica battaglia politica sulle laiche intese e’ se riusciamo a inchiodare i referendum, specialmente quello sulla giustizia. Perché lì’ abbiamo un corpo sul quale dovrà pronunciarsi il paese, su cui un dibattito dovrà’ necessariamente aprirsi. Stampa o non stampa, media o non media. Ma quello e’ un ancoraggio sicuro. Non ci sarà’ presidente della camera che possa evitare di ricevere i depositanti, i responsabili della raccolta delle firme. Da lì’ gli e’ stato ricordato ieri, mi pare, gli anni 70, gli anni delle riforme laiche. Gli anni 70 sono gli anni dei grandi referendum radicali. E se noi riusciremo a riaprire quella stagione attraverso questa raccolta di referendum, specialmente quello sulla giustizia, noi riusciremo ad avere forse un’ipotesi di ripresa, di lotta tutta per noi, coi nostri contributi, coi problemi dei malati, degli handicappati, tutti dentro, perché se incardineremo una grande battaglia per la giustizia, saremo tutti chiamati a fare la scelta e non potrà essere altro che la scelta pro o contro, il diritto e quindi i diritti dei malati, del corpo dei malati, contro quelli che sono contro i diritti. Questo e’ il punto su cui credo giustamente Filomena non poteva andare avanti, no? Perché le mancava la possibilità di spingere in questa direzione. Ma noi dobbiamo e l’associazione deve essere consapevole di questo dato, che potremo sperare di attuare qualcosa che sia laiche intese in termini politici per coinvolgere il paese sulla possibilità della ricerca di laiche intese solo a partire da quella battaglia referendaria, di cui so che tutti, da Filomena, siamo tutti partecipi, perché e’ una battaglia che e’ maturata, e’ matura nelle nostre coscienze da mezzo secolo o quasi. E mi sia consentito di ringraziare qui Filomena perché’ ha ricordato poco fa l’iniziativa di rosso di vita. Vedete, ieri ho sentito la relazione di.. Scusatemi, cerco il nome, di Danilo Montinari. Era la relazione sul tema delle carceri. Era un modo di collegare l’iniziativa della Coscioni con l’iniziativa referendaria. Le carceri, la situazione psicologica, il malato, la malattia mentale, la crisi, tutto quello che e’ stato detto ieri ottimamente, ma il problema delle carceri e’ il problema del diritto ancora una volta. E Rosso di vita ce lo indica. Non si possono eseguire sentenze di carcerazione, perché’ in questo modo si offende il diritto dell’uomo e i diritti che sono stati sanciti in ogni sede europea. E noi dovremmo. Ieri forse era Rosso di vita che doveva tenere la relazione introduttiva, perché il vero grande collegamento, e’ vero tutto quello che e’ stato detto ieri sulla psichiatria sulle carceri, ma noi come associazione dobbiamo andare oltre questa. Voglio dire, diciamo così, qualità tecnologica, no? Noi siamo competenti nella psichiatria delle carceri? No, noi siamo competenti del diritto nelle carceri e fuori. Quello che ha fatto nascere.. La Coscioni io l’ho vista nascere. E’ nata proprio come tentativo di dare un’elaborazione di tipo specifico al grande tema del diritto in questo paese, della ricostruzione della legalità del diritto, della giustizia. Ieri mi pare, o l’altro ieri, il nostro presidente della repubblica ha ripreso il tema dell’amnistia e dell’indulto. Temo.. Io quando l’ho sentito ho detto: oh, però il presidente della repubblica si e’ ricordato quello che aveva detto due anni fa mi pare a luglio sull’imprescindibile ripresa del diritto e quindi la giustizia e le carceri e la tematica radicale. Temo che non sia stato questo il principio ispiratore, temo che sia una ispirazione più contingente e immediata. Tanto per capirci! Vedo che senza che ve lo dico io l’avete capito insomma. Guardate, non mi scandalizza, non perché in questo paese qualcosa possa scandalizzare, ma non mi scandalizza se noi possiamo usare una occasione scandalosa così come hanno utilizzato una cosa scandalosa facendo firmare a Berlusconi il referendum sulla giustizia. Qualcuno potrà strizzare il naso etc.. No no! Questa nostra cultura, nostra, di Cappato, di Filomena, mia e di voi, e’ la cultura di coloro che lottano in ogni modo, strappando.. Una vecchia frase di Marco Pannella che mi ha sempre ossessionato e mi e’ rimasta: noi dobbiamo essere, voi Coscioni, questo stesso momento, come i partigiani. Essendo vecchi io e Pannella ci ricordiamo i partigiani, la maggior parte di voi non sa nemmeno chi fossero. I partigiani che stavano sulle montagne, i tedeschi occupavano le pianure e le città e facevano incursioni cercando di attaccare dove non erano aspettati, spesso strappando le armi all’avversario, perché loro spesso non erano armati adeguatamente. Appena il nemico avvertiva la loro presenza, si ritiravano in mezzo alla neve, tra le montagne, nei boschi, magari anche qua intorno, per non essere presi. Noi dobbiamo essere questo: capaci ogni giorno di scandalizzare, come diceva Pasolini, cioè di lottare in maniera da non essere colti laddove non siamo aspettati. E credo che la Coscioni ha questo tipo di atteggiamento, vive nella ricerca del particolare, dell’attenzione di una cosa dimenticata, un atteggiamento dimenticato. Tutto questo fa sì che questo sia un corpo, direi un corpo nobile della politica italiana. Occorre che la sua vita però si arricchisca. Vedete, adesso dico una cosa che e’ estranea, ma mi fischiano.. Si arricchisca essendo, se consentite, sempre più un passo avanti di quello che si può aspettare, e quindi con una cattiveria piccola che non fa niente ma mi sta qui. Quando sento parlare di organismi geneticamente modificati io sento nelle esposizioni fatte, e’ come se questo edificio fa pensare al misticismo medievale, c’e’ un atteggiamento mistico: gli ogm come grande salvezza dell’umanità, saremo tutti migliori, mangeremo di più, saremo più sani. Mangiando un topo che ha ingerito a sua volta… Cureremo tutte le malattie. Altro che la.. Come si chiama quella storia che curerebbe tutti i malanni? Questo no. Ci aspettiamo tutto questo. Io mi chiedo se questo sia un atteggiamento da Coscioni, da associazione. Io non ho niente contro gli ogm, nessun punto di vista, tranne uno: gli ogm appartengono alla cultura del moltiplicatemi per essere di più. Con gli ogm potremo nutrire 8 miliardi, 10 miliardi. Ma noi dobbiamo essere quelli che dicono rientro dolce. La nostra cultura dovrebbe essere lo stimolo verso il rientro dolce. Che facciano o non facciano gli ogm, che siano poi tutto questo grande miracolo. L’America credo che sia il posto dove l’ogm ci manca poco che non sia applicato all’uomo insomma. Non mi pare un paese dove tutti stanno bene, sono alti 3 metri o non ci sono malattie o quello che ci aspettiamo. Scusatemi, finisco con una battuta, proprio una stupidaggine. Venendo in treno venerdì, leggevo una di queste riviste settimanali intorno a questo tizio che fa la eatItaly. Ha costruito un impero, coltivazioni biologiche, niente pesticidi, niente insetticidi, e’ riuscito a fare in modo che gli insetti non si moltiplicano nelle sue terre, ma io gli evito che si riproducano. Ma non li costringo. Io mi sono detto: ma non e’ questa la nostra cultura? La cultura del poco. Ma badate, lui dice: se noi andiamo avanti su questa strada, quella che vi dico io, io dico che noi avremo 2 milioni di più di occupati, perché’ questo sistema se riesce a produrre questo tipo di attenzione economica con gli ogm. Invece se non adottiamo gli ogm, la crisi economica! Non e’ vero, si possono seguire altre strade che io ritengo più consone con la Coscioni: le strade del minimalismo, del rientro dolce. Sono quelle di una cultura che non c’e’ e che dovremmo far crescere, proprio in nome di coloro, dico Luca, dico Piero, che hanno chiesto umilmente appunto di dare retta alle loro umane piccole esigenze di scelta libera e responsabile. Scusatemi il disordine.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.