Intervento di Alessandro Gerardi per il X Congresso Coscioni

Alessandro Gerardi

Su questo problema delle barriere architettoniche bisogna fare una distinzione tra edifici pubblici e privati, l’edificio pubblico, il comune, la stazione della metro, devono essere accessibili su questo non ci piove, su questo nessuno si può esimere, sugli edifici privati vanno fatte una serie di distinzioni, perché alcune sentenze hanno detto che in questo caso bisogna vedere in base al singolo caso perché in certe situazioni può prevalere il diritto del proprietario di ,per esempio se i lavori sono eccessivamente costosi o mettono in discussione la sicurezza o il decoro dell’edificio, dire, per gli edifici privati non di recente costruzione anche di non metterli a norma, rinuncia a quel tipo di clientela, essendo il diritto di proprietà, avendo un riconoscimento costituzionale può anche prevalere sul diritto però ci sono situazioni e altre sentenze che dicono il contrario che per gli edifici e per i negozi, qui parliamo di negozi, bisogna distinguere tra il negozio che svolge anche una funzione pubblica, come la farmacia e i tabacchi, l’alimentare, questi ovviamente devono consentire l’accesso anche alle persone disabili perché svolgono anche un servizio pubblico. Per gli esercizi commerciali che vendono borse o altro il discorso può essere diverso. Su questo però la giurisprudenza su questo tipo di esercizio commerciale non è univoca, alcune sentenze hanno fatto prevalere il diritto del  proprietario, a non mettere lo scivolo a non renderlo accessibile. Altre sentenze hanno detto che anche in quel caso, il negozio è stato ristrutturato allora deve essere fatto secondo le norme per l’eliminazione delle barriere. C’è anche un giochetto che usano spesso, un negozio chiude dopo 6 mesi riapre, che cosa fanno riapre ma la licenza è sempre la stessa. Non sono costretti e non sono obbligati essendo una licenza vecchia. Non è un cambio di licenza anche se è stata cambiata la destinazione d’uso del locale, la licenza è rimasta la stessa. Un’escamotage, in questo caso anche qui i controlli non vengono fatti. La possibilità per muoversi c’è, anche nel caso che ci hai appena descritto si può fare sicuramente qualcosa, sia dal punto di vista, parlavi del tema della discriminazione, quello come associazione Coscioni lo facciamo da anni, esiste la legge 67 del 2006 per cui se un cinema oltre che la mobilità del trasporto pubblico non consente l’accesso soprattutto quando lo può fare anche a prezzi bassi, se non si fanno questi interventi allora il sindaco disabile può citare in giudizio con un ricorso il proprietario del negozio. E’un procedimento perché viene incontro alle esigenze della persona disabile, ha costi molto bassi, non ha spese di registrazione, il rito è sommario non è ordinario, dura tempi relativamente brevi, è sommario e all’esito del procedimento il giudice può condannare il proprietario a cessare da questo comportamento discriminatorio, a eliminare la barriera il gestore del negozio , a cessare la condotta discriminatoria e risarcire il danno alla persona disabile. Abbiamo visto che prima ce ne parlava Simone Sapienza finché si fanno inchieste, manifestazioni, ne abbiamo fatte a Roma perché sul tema delle barriere architettoniche è tutto fuori legge, non si risolve molto, abbiamo mandato anche diffide, quando si inizia a fare un ricorso e si porta in tribunale il gestore il proprietario, lo abbiamo fatto anche con ferrovie dello stato, a Termini ci sono binari che si scende dal binario e lui è rimasto prigioniero, non poteva più muoversi, gli addetti hanno detto prenda il treno e torni indietro. Abbiamo citato in giudizio le ferrovie, si sono difesi in maniera pretestuosa dicendo che c’è l’obbligo per la persona disabile di avvertire 12 ore prima le ferrovie, allora in quel caso dirottano il treno su un binario accessibile. Però quello e’ un tratto urbano, se lo devo prendere ogni giorno non è una tratta Milano-Roma, è un tratto interno, se lo devo prendere quotidianamente non posso sapere a che ora precisa vado a prendere il treno. Vedremo cosa deciderà il tribunale. Abbiamo fatto con il comune di Roma, lo abbiamo citato, è stato condannato ed ha iniziato a mettere a norma le stazioni della metropolitana montando i servoscala a lepanto, a Termini che prima non c’erano, ha messo in funzione gli ascensori che non funzionavano. Quando si fanno questi riscontri e il tribunale condanna un ente e questa condanna ha echi anche sulla stampa in quel caso le cose cominciano a cambiare. Finché si rimane soltanto fermi alla denuncia pubblica o alle manifestazioni poco cambierà. E’ importante fare distinzione tra pubblico e privato. Se il parrucchiere visto che può venire a casa tua non è costretto, il parrucchiere o altre forme di negozi che possono venire da te quindi non importa che il suo negozio è accessibile o  no perché il parrucchiere può venire da te. Bisogna distinguere a seconda del tipo di attività esercitata in quel negozio, anche il tema del condominio, riceviamo centinaia decine di segnalazioni di condomini che stanno al terzo piano, quarto piano e magari si è aggravata la malattia non possono uscire da casa perché non c’è l’ascensore o perché non è in funzione, anche lì hanno fatto una legge di riforma sul condominio che prevede che questo abbattimento delle barriere deve essere approvata dai due terzi dei condomini altrimenti il disabile può fare questi lavori a sue spese. Le persone disabili non hanno le possibilità per fare questo tipo di interventi e ci sono situazioni, anche lì la giurisprudenza non viene in soccorso perche’ ha una disciplina particolare. Ovviamente gli esercizi come alimentari ma anche cinema, teatri, musei dove si svolgono attività di servizio pubblico devono essere assolutamente in norma, non sono d’accordo su quello che dicevi quando hai detto la legge e su questo la legge va perfezionata. Molti non attivano, molte persone non si mettono a fare causa, andare in tribunale. Io mi ci metto, lo faccio subito. Riceviamo molte segnalazioni e quando diciamo ma va fatto ricorso, rispondono: a me non va di fare causa, magari devono andare davanti a un tribunale a perdere mesi. Da un po’ di tempo stiamo cercando come associazione Coscioni con il servizio soccorso civile di sensibilizzare un po’ le persone a esercitare i propri diritti perché sull’abbattimento delle barriere architettoniche, c’è la legge del 96, la 506, ci sono una serie di norme ovviamente i diritti all’abbattimento delle barriere, il diritto alla mobilità e al trasporto, e’ riconosciuto a livello di convenzione internazionale la convenzione  dell’onu del 2006 citata prima, abbiamo una serie di fondi regolamentari e che prevedono questi diritti, li riconoscono a più riprese i tribunali italiani hanno detto, questa è la scusa che usano molte amministrazioni pubbliche, non abbiamo i soldi. Il comune di Roma dice: dobbiamo mettere a norma i marciapiedi. Roma è grande non ci sono i fondi lo faremo, mettiamo in cantiere. E il tribunale ha risposto che su questo tipo di interventi non si può opporre l’alibi della mancanza di fondi. Da qualche parte hanno fatto scivoli perché noi abbiamo vinto la causa ovviamente in periferia gli interventi non sono stati fatti né messi in cantiere però per quello la possibilità c’è, perché si fanno ricorsi in tribunale, la procedura è semplice. Il comune e qualsiasi ente pubblico non può venire in tribunale a difendersi in questo modo, le leggi sono state perfezionate, ha stabilito che il comune essendo questi diritti fondamentali del cittadino sancite a livello costituzionale prevalgono su qualsiasi considerazione, non c’è discrezione amministrativa, difficoltà economica che tenga. L’assessore alla mobilità a Roma ci ha ricevuto dopo la sentenza e quasi scherzando ma non tanto ha chiesto: non ci fate altre cause, Anche in quel caso pure lì il sindaco alemanno fece una dichiarazione pubblica dopo quella sentenza dicendo la sentenza è giustissima. Hanno perfettamente ragione siamo indietro però’ purtroppo Roma è grande. Non hanno mai programmato questi interventi perché i soldi non li spendono in quel modo, ma preferiscono spenderli in altro modo. Chiudo su questo argomento, c’e’ Beatrice che è arrivata che deve prendere la parola dopo. Noi abbiamo fatto e su questo rapido resoconto come associazione Coscioni cause contro uffici postali, enti comunali, adesso in piedi quello contro Roma capitale per l’inaccessibilità della metro e della stazione Ostiense binario 12. Qui non si può fare il biglietto Orvieto-Bologna perché non si può fare il biglietto. Si difende dicendo che si deve preavvertire 12 ore prima, qui è proprio inaccessibile. Anche se poi effettivamente basterebbe poco perché la convenzione dell’Onu è chiara, basterebbe mettere passerelle a costi zero, accompagnare la persona disabile e quindi l’accessibilità del binario non richiede lavori eccessivamente costosi. Su questo abbiamo incardinato e abbiamo ottenuti successi importanti e ne hanno parlato anche i giornali e il comune sta dando una attenzione maggiore rispetto al passato. Ma siamo ancora troppo pochi, me ne occupo solo io di queste cause, dicevi e’ importante avere tanti avvocati perché riceviamo segnalazioni da tantissime città. Elena qui ogni giorno mi gira queste segnalazioni, mancano gli avvocati, siamo l’unica associazione, prima si citava la fish che dà assistenza legale gratuita per questo tipo di cause. Nessuna associazione anche quelle grandi, da noi vengono persone che dicono: siamo iscritti alla fish non abbiamo l’assistenza legale. Noi diamo questa assistenza fin quando possiamo, però è importante avere su questo tantissime persone, persone diversamente abili che ne hanno bisogno che devono sapere che possono esercitare questi diritti, che è possibile superare queste situazioni, non rassegnarsi, bisogna fare causa in questi casi perché il diritto c’è ma non viene rispettato un po’ in tutte le più grandi città italiane, occorre solo utilizzare gli strumenti. Dovremmo studiare nelle prossime settimane dei meccanismi per creare un fronte comune su questo per potenziare il nostro servizio e fare sì che queste cause vengano incardinate in tutte le più grandi città per ottenere risultati migliori finora ottenuti.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.