Silvio Viale ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Il documento della FNOMCEO avvicina di più l’Italia all’Europa, anche se solo in Italia quattro ovvietà fanno una rivoluzione. Infatti, non vi è nulla di nuovo. La vera novità è che, finalmente, i medici osino dirlo, tentando di emanciparsi da un ruolo parasindacale e di subalternità psicologica alle gerarchie ecclesiali. Che la RU486 sia da considerare un farmaco è ovvio. La RU486, grazie all’iniziativa di medici come me, sarà finalmente a disposizione anche in Italia. Ovvio è pure che le donne hanno il diritto di potere utilizzare in tempo utile la contraccezione di emergenza. Del resto la cosiddetta pillola del giorno dopo non è abortiva in alcun modo, anche perché non è vero che impedisce l’impianto dell’ovulo fecondato come molti erroneamente ripetono sui giornali. Sulla fecondazione assistita il documento si limita a prendere atto delle sentenze della magistratura e sui prematuri ribadisce solo quanto già affermato dalla legge 194, la cui difesa è in fondo un dovere istituzionale. La buona notizia, quindi, non sta tanto in quanto affermato, ma nell’averlo affermato, come dimostrano le reazioni scomposte dell’Avvenire e della CEI, poiché una maggiore aderenza dei medici ai principi della razionalità scientifica stronca sul nascere ogni illusione di utilizzare l’Italia come ariete per mettere in discussione i diritti civili in Europa.
La vicenda della RU486 ne è un esempio. Molti speravano che l’Italia fosse la trincea per il contrattacco nel mondo, ma così non è stato. Nel 1999 la ditta francese non osò attivare la procedura di mutuo riconoscimento in Italia, per quieto vivere, ma ora lo ha potuto perché le polemiche hanno aumentato la consapevolezza e relegato le frottole degli oppositori al ruolo di una minoranza intollerante. Personalmente sono felice di avere promosso questa piccola battaglia di civiltà che con il documento dell’Ordine dei medici giunge alla consacrazione e che con l’autorizzazione dell’AIFA alla realizzazione.
L’integralismo cattolico critica cosi duramente "quattro ovvietà" perché vuole avere il monopolio culturale e non vuole che aumenti la consapevolezza generale dei cittadini".