Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani
La chiesa Cattolica vuole continuare a "dettare legge" e a combinare guai. È contro la legge sull’aborto e contro i metodi anticoncezionali, mentre è dimostrato che proprio la regolamentazione ha portato ad una drastica riduzione degli aborti perché, attraverso i consultori, ha consentito un’informazione capillare sui metodi contraccettivi.
Fa ostruzionismo sulla "pillola del giorno dopo" che può evitare molte gravidanze indesiderate e, quindi, molti aborti; si oppone all’utilizzo della RU486 entrando nel merito di una questione medica sul modo di praticare l’interruzione di gravidanza nelle sue primissime fasi, ottenendo il non lusinghiero risultato che l’aborto si compia nelle fasi più avanzate della gestazione. Ha imposto una legge sulla fecondazione assistita – con il metodo ipocrita dell’astensione nel voto referendario – che costringe le coppie sterili o portatrici di malattie genetiche a bypassare le strutture sanitarie italiane e a recarsi all’estero: obbligo di impianto degli ovuli fecondati e divieto di crioconservazione, che fa aumentare il rischio di parti plurigemellari e di handicap del nascituro; divieto di indagine pre-impianto per le coppie portatrici di malattie genetiche arrivando fino alle disumane dichiarazioni di Monsignor Sgreccia che alcuni anni fa invitava la coppia che voleva curare il figlio malato di talassemia generando un figlio sano che potesse avere cellule staminali da cordone compatibili con quelle del fratellino malato, a procreare figli malati fino a che "per volontà del Signore" non fosse nato il bimbo sano.
La triste vicenda della coppia milanese che ha fatto ricorso all’aborto selettivo è giunto alla ribalta delle cronache perché c’è stato il drammatico errore sanitario che in Italia – spesso per la malasanità – si verifica ogni santo giorno dell’anno per 90 persone, divenendo una rilevantissima causa di mortalità, più numerosa addirittura delle morti per incidenti stradali. La Chiesa Cattolica ha gridato all’eugenetica chiedendo di fatto l’abrogazione dell’art. 6 della legge 194 laddove si afferma che la donna possa accedere all’interruzione della gravidanza, dopo i primi 90 giorni, quando siano accertati rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro "che determino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna". Altro che modifiche o superamento del Concordato! Ha ragione il deputato radicale della Rosa nel Pugno Maurizio Turco quando afferma che occorre abrogare l’articolo 7 della Costituzione.
Resta poi un problema ancora tabù che è quello di cosa significhi per una coppia – nel momento in cui lo decida – avere un figlio gravemente disabile e cosa significhi per il bimbo vivere tutta un’esistenza con gravissime malformazioni causa di indicibili sofferenze. A questo proposito, vorrei che si facesse un’indagine seria su quanti bimbi siano costretti ad un esistenza drammatica con handicap terribili quanto a gravità per l’accanimento terapeutico che viene fatto, per esempio, sui bambini estremamente prematuri.