Come volevasi dimostrare, le indicazioni della regione producono solo ostacoli all’autonomia e libera scelta della donne
E i radicali dicono ai medici non obiettori: «non tenetene conto»
La legge 194 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza, all’art. 6, non prevede precisi limiti temporali all’aborto terapeutico. Le recenti indicazioni del ministero della Salute parlano di 22 settimane più 6, le propagandistiche indicazioni della Regione Lombardia invece prevedono un lasso di tempo più breve: 22 settimane più 3.
Il Comitato Etico del San Paolo, organismo politico evidentemente all’oscuro delle conoscenze scientifiche, ha fatto il colpaccio: ha spostato il limite a 21 settimane.
«Fermo restando che il medico resta libero in scienza e coscienza di prendere la decisione che ritiene opportuna, tutelata dalla 194, noi ci chiediamo» lancia l’allarme Valerio Federico, segretario dell’associazione "Enzo Tortora" – Radicali Milano «cosa accadrà d’ora in poi al San Paolo a una donna in gravidanza da 21 settimane e 3 o 4 giorni con un feto malformato e la sua salute psicologica a rischio, tenendo conto che a quello stadio di sviluppo il feto ha ZERO possibilità di vita autonoma? Verrà invitata a proseguire nella sua ricerca in altre strutture ospedaliere?»
«Ricordiamo che in Lombardia la stragrande maggioranza degli ospedali non effettuano l’aborto dopo il 90esimo giorno e molti altri non lo prevedono neanche nei primi 3 mesi», aggiunge Federico: «È indispensabile che nelle strutture ospedaliere, a partire dal San Paolo, la diagnosi prenatale si faccia prima e che l’ecografia morfologica sia prevista a 19 settimane per dare un tempo sufficiente alla donna di prendere la sua decisione».
Ancora un atteggiamento punitivo nei confronti delle donne che prendono la difficile scelta di interrompere la gravidanza, dunque. «Quella del San Paolo è in tutta evidenza una decisione punitiva nei confronti delle donne che fanno la diagnosi prenatale», conclude Federico: «Noi radicali con l’Associazione Coscioni invitiamo i ginecologi non obiettori a non tenere conto di questa indicazioni pur rendendoci ben conto delle pressioni a cui sono sottoposti».