Silvio Viale, consigliere Generale dell’Associazione Coscioni, ginecologo, Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Agleitta ha dichiarato:
"Mi sembrano discorsi da femministe in menopausa, le quali se ne fregano di quella minoranza di donne che deve abortire, convinte che una volta ottenuto l’aborto non ci sia più bisogno di lottare.
Oggi le donne in età feconda sono il 25% della società e solo una piccola parte di esse è consapevole che le potrà capitare, con la maggioranza che pensa di essere immnune. Quando poi capiterà allora sarà il panico. Per cominciare, spesso, ci si rivolgerà al ginecologo sbagliato, che si pensava di fiducia, ci si vergognerà di andare al consultorio, "come le ragazzine e le immigrate", e si perderà tempo a peregrinare, per poi rientrare nei ranghi, nonostante gli imprechi contro la politica, "siamo in Italia", una volta risolto il problema.
E’ ora di ammettere che la coscienza e la memoria collettiva delle donne sull’aborto si è affievolita.
Non è più il 1982 (230.000 aborti legali e 100.000 clandestini) con due donne su tre destinate a farlo, perchè oggi solo una donna su tre, forse una su quattro, farà una IVG nell’arco della sua vita riproduttiva.
E su questa minoranza di donne, senza parola, emarginate e mortificate nella loro vicenda privata, che si accanisce l’attacco degli antiabortisti che approfittano del calo di tensione culturale, scientifico e politico delle altre donne, delle femministe e dei maschi di ogni colore.
Ma perchè la Gramaglia e la Turco non si chiedono anche come mai la percentuale di obiezione delle ginecologhe, comprese quelle di sinistra, sia la stessa dei maschi? Pensano forse che la Bertolini, la Roccella, la Carlucci, la Gardini o la Meloni siano dei travestiti? Perchè non chiedono che ci sia un numero minimo di medici non obiettori in ogni ospedale? Forse perchè hanno perso i contatti con le donne che abortiscono. Sappia, allora, la Gramaglia che non sono solo "le povere, le nere, le immigrate, le vittime della solitudine e dell’instabilità, quelle a cui tutto è stato tolto e, insieme a tutto ciò che è materiale, il calore della cura e dell’ascolto" a far la fila, ma anche "le nostre ragazze, che hanno fatto i loro studi e parlato fitto fitto con la mamma a quindici anni".
E’ proprio questo snobbismo autorefenziale, da vecchia combattente, che mi irrita, perchè lascia spazio libero ed incontrastato all’integralismo degli antiabortisti, alle loro verità psuedoscientifche ed alla loro agenda politica. Negare che la 194 sia da aggiornare, mantenedone l’impostazione, è contro il buon senso.
A Ferrara & C occorre replicare con i fattti, assumendosi la responsabilità di decidere.
La RU486 è il primo banco di prova. La garanzia di personale non obiettore in tutti gli ospedali è un altro. L’aggiornamento scientifico e la ricerca sono altri ancora. Anche la prevezione, purchè non sia un colloquio obbligatorio con gli antiabortisti o l’obbligo di rivolgersi ai consultori. E così via.
Che sia un dirito civile, o semplicemente un necessità, è compito della maggioranza, maschi e femmine, di garantirlo alla minoranza."