Basta ideologia sul corpo delle donne

Sono il 25% le donne italiane che scelgono di ricorrere all’aborto. Lo fanno quasi sempre in solitudine, perchè in Italia non si parla quasi mai di IVG, e quando lo si fa è solo per creare senso di colpa o allestire quadri apocalittici.

Eppure viviamo nel 2019 e l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è regolata dal 1978: sono più di 40 anni. Anni in cui questa legge è stata spesso disattesa, disapplicata, ostacolata dall’obiezione di coscienza. Anni in cui il corpo delle donne è stato il campo di battaglia di uno scontro ideologico.

Dall’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 194/78 nell’anno 2017 (pubblicata con un ritardo imbarazzante), si evince una peculiarità tutta italiana dell’andamento dei tassi di abortività: quasi ovunque dopo la legalizzazione si ha una diminuzione progressiva, seguita da una stabilizzazione che si mantiene negli anni; in Italia, al contrario, dal 2005, i tassi di abortività sono diminuiti significativamente di anno in anno, senza stabilizzarsi mai. Conoscendo tutte le problematiche vigenti nel nostro Paese, ciò che viene da pensare è che si stia assistendo ad un triste ritorno all’aborto clandestino. Tutto questo al di fuori di ogni sicurezza e cura. Sempre a scapito, purtroppo, delle donne.

La relazione rivela anche che il 68% dei ginecologi sposa l’obiezione di coscienza: un numero altissimo e preoccupante, che spesso impedisce alle donne di godere del loro diritto di scelta in materia di salute riproduttiva. Nessuno, qui, vuole abolire l’obiezione di coscienza, prevista per legge, ma è strettamente necessario che venga rispettato e garantito anche il diritto di chi desidera ricorrere alla IVG.

Il nostro obiettivo è quello di spingere il Governo a prendere posizioni solide e precise riguardo l’applicazione della 194, piuttosto che sostituirsi alle istituzioni andandone a colmare il vuoto pilatesco. Per questo negli anni abbiamo avanzato proposte concrete, come la creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza, l’erogazione della RU486 in regime di day hospital e l’estensione del suo utilizzo fino a 63 giorni di amenorrea (9 settimane) come in tutti gli altri Paesi, ma anche la gratuità della contraccezione per le donne a livello nazionale: è assurdo che in un Paese del primo mondo sia gratuito l’accesso all’IVG ma non quello alla contraccezione, che ridurrebbe in modo sano e corretto il tasso di abortività.

Negli ultimi mesi abbiamo inoltre promosso con Radicali Italiani ed Associazione Radicale Enzo Tortora la campagna “Aborto al Sicuro” in Lombardia, dove le donne faticano a vedere riconosciuto il proprio diritto a vedere applicato quanto previsto per legge.

Si tratta di una pdl di iniziativa popolare, che speriamo di poter replicare anche altrove in Italia, che mira a introdurre a livello regionale una serie di soluzioni che possano facilitare l’applicazione della L. 194/78, come ad esempio: la costituzione di un centro di informazione e coordinamento, prevedendo il monitoraggio dell’obiezione di coscienza; la conferma dell’attribuzione ai consultori familiari di una funzione centrale e informazione e accesso gratuito alla contraccezione in fase post-abortiva.

C’è ancora molto da fare, ma non ci spaventa: le donne meritano questo impegno.

 

Nata a Prato nel 1987, laureata in “Studi Internazionali”, specializzata in “Istituzioni e Politiche dei Diritti Umani e della Pace” con un successivo master in “Geopolitica e Sicurezza Globale”. Dopo aver profuso impegno nel campo della cooperazione internazionale e dei diritti umani, dal 2015 collabora con l’Associazione Luca Coscioni.
Si occupa di disabilità, interruzione di gravidanza e cannabis terapeutica.