L’indagine, che diffonde i dati al 2024 e, in alcuni casi, al 2025, vede il farmacologico che supera il 50% in 15 Regioni su 17
Ottenuti tramite accessi civici effettuati da Chiara Lalli e Sonia Montegiove, i dati fotografano la situazione al 2024 e, in alcuni casi, al 2025, superando quelli dell’ultima relazione pubblicata dal Ministero, che erano fermi al 2023
Le giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove: “Dieci anni dopo il FOIA, molte pubbliche amministrazioni non rispondono agli accessi civici nei tempi previsti (30 giorni) e spesso inviano formati diversi, dati incompleti e non di qualità. Inoltre quei dati presentano un altro problema: appena inviati sono già vecchi. Servirebbe proprio un altro modo di pubblicare quei dati, cioè in tempo reale”.
Mentre l’ultima relazione del Ministero della Salute sull’applicazione della legge 194 ha i dati del 2023 (cioè di 3 anni fa!), le giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove rendono disponibili, per l’Associazione Luca Coscioni e in collaborazione con l’Associazione OnData, dati più recenti ottenuti tramite accessi civici alle Regioni nell’ambito della campagna “Mai dati”.
I dati sono scaricabili dal repository GitHub di Liberiamoli tutti!, un progetto a cura di ActionAID Italia, info.nodes, OnData e Traspareny International Italia, all’indirizzo https://github.com/ondata/liberiamoli-tutti/tree/main/maidati_ivg_2026 e sono del 2024 e, in parte, del 2025 riguardo al numero degli aborti chirurgici e farmacologici.
Nel 2024 il ricorso all’aborto farmacologico è ormai prevalente: in 15 delle 17 Regioni che hanno risposto all’accesso civico con dati completi supera il 50% delle IVG totali. In cinque Regioni – Molise, Basilicata, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria – supera il 70%, con un picco nel 2024 dell’88,7% in Molise, mentre valori più bassi si registrano in Friuli-Venezia Giulia (40,2%) e Marche (41,5%).
La crescita di IVG farmacologica tra il 2023 e il 2024 è significativa ma disomogenea: la Sardegna registra un aumento di +16,5 punti percentuali, il Veneto +8,7% e la Sicilia +8,2%, mentre l’Umbria (-4,2%) mostra una lieve flessione.
➡ Dati incompleti, non disaggregati e difficili da riutilizzare
I dati presentati nelle relazioni ministeriali non sono solo vecchi ma sono aggregati per media regionale e quindi poco utili.
Per quanto riguarda invece i dati inviati in seguito alla richiesta di accesso civico, come già detto, in molti casi non sono rilasciati in formato aperto e riusabile e spesso in formati diversi, che rende la trascrizione e il controllo più difficili: restano tabelle parziali, documenti non standardizzati o informazioni che non consentono elaborazioni indipendenti e confronti omogenei nel tempo. Solo a partire dal 2022 il Ministero della Salute ha iniziato a pubblicare alcune tabelle in formato .xls, ma sempre su aggregate per media regionale e quindi non per singola struttura, che sarebbe l’unico modo utile di averli
Il risultato è che, a dieci anni dall’introduzione del FOIA, l’accesso ai dati sui diritti fondamentali continua a passare da richieste alle singole amministrazioni, invece che da una pubblicazione sistematica, aggiornata in tempo reale, aperta e realmente confrontabile.
➡ Disomogeneità nella disponibilità dei dati tra Regioni
Emergono inoltre forti disomogeneità nella disponibilità dei dati: il Piemonte non fornisce dati validati per il triennio 2023–2025; la Calabria non trasmette dati numerici, la Provincia autonoma di Trento rimanda alle singole strutture. Il Friuli-Venezia Giulia e la Liguria restituiscono dati che potrebbero essere parziali rispetto all’attività reale, mentre: la Toscana, l’Emilia-Romagna, le Marche, l’Abruzzo non hanno inviato ancora dei dati completi del 2025.
Il FOIA (Freedom of Information Act), introdotto in Italia con il decreto legislativo 97/2016 ed entrato in vigore il 23 giugno 2016, è la legge che consente a chiunque di chiedere e ottenere documenti, dati e informazioni dalla pubblica amministrazione senza dover dimostrare un interesse personale
A dieci anni dalla sua introduzione, tuttavia, il FOIA continua a essere utilizzato per ottenere dati che dovrebbero essere già pubblici, aggiornati e facilmente accessibili. Non solo sull’aborto, ma anche in altri ambiti di monitoraggio civico: dalla campagna “Mai dati” all’Osservatorio PEBA sui piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, dall’Osservatorio DAT sul testamento biologico fino agli accessi agli atti sulla salute in carcere e sulle richieste di suicidio medicalmente assistito.
In molti casi i dati non sono disponibili, non sono aggiornati o sono dispersi in formati non uniformi e non confrontabili. In altri casi sono formalmente pubblici ma difficili da reperire tra siti istituzionali diversi.
“Non è pensabile che non ci sia ancora l’accesso alle informazioni su un servizio come l’interruzione volontaria della gravidanza o sugli altri diritti fondamentali e servizi pubblici”, continuano Chiara Lalli e Sonia Montegiove. “Il FOIA resta uno strumento importante, ma non può sostituire una politica dei dati aperti, aggiornati e realmente accessibili. Oggi chiediamo un passo ulteriore: pubblicazione sistematica, standardizzata e disaggregata dei dati, senza costringere ogni volta a mandare centinaia di richieste per ottenerli“.
L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.