L’assistenza sanitaria pubblica rivolta alla salute mentale è organizzata in Italia in Dipartimenti (DSM) in base a DGR regionali e progetti obiettivi, prevedendo attività ideali di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione del disagio psichico e disabilità psichiatriche.
In un DSM si comprendono servizi ospedalieri (SPDC), Centri territoriali (CSM) e aree riabilitative (Comunità, Centri Diurni, Appartamenti protetti, Servizi di inserimento lavorativo) in integrazione con eventuali realtà del territorio (Comune, volontariato, ambulatori popolari, cooperative sociali, sostegni informali).
Sulla carta, un DSM si rivolge a tutto lo spettro del disagio psichico, senza distinzione di patologia o di gradazione della gravità della sofferenza.
I DSM lavorano necessariamente in collegamento, taluni accorpandoli, con i Servizi per le Dipendenze Patologiche (SerD), con i Centri per i Disturbi del Comportamento Alimentare e con La Neuropsichiatria infantile. Sono presenti servizi sanitari di assistenza alla salute mentale in strutture particolari come negli istituti penitenziari.
La cultura e la pratica dei DSM italiani affonda le sue radici nella deistituzionalizzazione manicomiale avviata con la Riforma della legge 180 del 1978 e su valori quali la soggettività e centralità della persona, l’approccio comunitario di cura, l’inclusione sociale, il sostegno delle risorse e la garanzia del rispetto dei diritti personali.
I DSM italiani si trovano oggi in seria difficoltà e non riescono certo a garantire prestazioni e assistenza adeguate alle richieste e alla sofferenza sommersa. Per una serie di ragioni, le strutture pubbliche attuali rivolte alla salute mentale non riescono ad intercettare in modo completo la sofferenza delle persone, soprattutto tra i giovani. Si calcola che solo una persona su dieci aventi bisogno entra in carico ad un DSM.
Il settore privato è molto presente, con tutte le sue limitazioni legate all’urgenza, ai casi complessi, al costo, alla mancanza di garanzia verso percorsi di cura prolungati socio-riabilitativi.
L’Italia è il Paese della riforma basagliana, ma è anche il Paese della violenza e del pressapochismo che ha portato a inventare l’elettroshock.
La necessità restrittiva di dare soluzione con intervento fisico, come se i disturbi mentali fossero mere alterazioni del cervello, permane ahimè nel nostro Paese e negli ultimi decenni la psichiatria biologica ha avuto il sopravvento, in armonia con le logiche economiche e politiche, imponendosi rispetto ai restanti nutrimenti del funzionamento mentale, in barba al modello bio-psico-sociale.
E’ necessario un cambio di paradigma che permetta di uscire dalla povertà, non solo reale ma anche ontologica, della Psichiatria attuale.
E’ necessario che la salute mentale sia cura del territorio e nel territorio (Case di Comunità?), sostenuta dai valori fondanti del Servizio Sanitario Nazionale (welfare sanitario e sociale mantenuti), in aggiornamento rispetto ai nuovi bisogni, prevalentemente giovanili, accogliendo le best practices innovative presenti e i dati di ricerca (esempio psichedelici) per programmazioni future.
L’attenzione dell’Associazione Luca Coscioni è rivolta alla garanzia che queste necessità, ormai auspicate da molti, trovino applicazione concreta e che siano garantiti percorsi di cura adeguati rispettosi e dignitosi.