«Spesso le malattie progrediscono più velocemente della ricerca». È un monito la citazione di Giulio Cossu, esperto di medicina rigenerativa all`Università di Milano e Manchester, che sabato discuterà le prospettive della medicina di precisione in occasione di «The Future of Science».
«La medicina rigenerativa oggi: successi, speranze e clamore mediatico»: è questo il titolo del suo intervento per fare il punto su ciò che conosciamo delle capacità dell`organismo di riparare gli organi, tra verità e falsi miti. Se il corpo avesse possibilità illimitate di autoriparare le lesioni ai propri tessuti, sia indotte accidentalmente – come per un trauma o anche un infarto – sia indotte da motivi ancora in parte sconosciuti come accade con l`Alzheimer, il Parkinson o la Sla – allora l`uomo potrebbe, forse, vivere per sempre.
Ovviamente sappiamo che non è così, ma sappiamo anche che l`organismo possiede cellule molto speciali, le «staminali», in grado di sostituirsi alle cellule vecchie o danneggiate per ripristinare la funzione di un tessuto ormai inservibile. Da quanto sono abili le staminali di ciascun organo dipendono però sia benefici sia svantaggi.
Il seminario medico-divulgativo di Venezia, che nei suoi appuntamenti annuali mantiene sempre uno sguardo sulle opportunità del futuro, darà dunque spazio anche all`analisi dei meccanismi genetici che regolano la «staminalità» delle cellule, concentrandosi sulla linea di confine che separa rischi e opportunità. Ne sa qualcosa proprio Cossu, tra i maggiori esperti di medicina rigenerativa, perché tocca con mano, ogni giorno, i limiti della capacità rigenerativa delle cellule, pur diversi da tessuto a tessuto, per ogni individuo.
Ma proprio da questa consapevolezza – spiega – si può partire per progettare i nuovi obiettivi della ricerca e della cura personalizzata in molte malattie. Cossu sottolinea la partizione dei tessuti in due categorie: quelli che sanno rigenerarsi continuamente molto bene, e che un famoso studioso italiano del XIX secolo, Giulio Bizzozero, definì «labili», e quelli che possiedono meno o quasi per niente questa caratteristica, definiti «perenni».
I vantaggi degli uni sono gli svantaggi degli altri: «Quando un tessuto è particolarmente abile a ripararsi, come la pelle – dice il professore significa che le sue cellule sanno replicarsi facilmente e guarire lesioni, ma ciò aumenta la probabilità di errori a carico del Dna e quindi le probabilità di incorrere in malattie». Come per esempio i tumori, che spesso sono generati proprio da danni al Dna, più frequenti in cellule che si dividono continuamente: un piccolo errore, che chiamiamo «mutazione», viene mantenuto anche nelle copie successive – come un refuso che non viene corretto a una nuova edizione del testo -, si somma poi ad altri errori e con il tempo può trasformare la cellula da sana a cancerosa.
Bocca, apparato respiratorio ma anche intestino sono rivestiti da tessuto epiteliale: tutti organi dove, in effetti, i tumori non sono affatto rari. Diversa la situazione del fegato, pure composto da epitelio, le cui cellule normalmente non si dividono ma possono farlo in seguito a un danno. Diversamente, tessuti pressoché «inerti» rispetto alla rigenerazione, come quelli di cuore, muscoli o cervello, sono scarsamente capaci di ripristinare i danni acquisiti nel corso della vita.
«Non è un caso – continua Cossu – che raramente rileviamo tumori a livello di cuore, muscoli o cervello. Piuttosto i tumori del cervello – precisa provengono dalle cellule di supporto, come le gliali, e quasi mai dai neuroni». Ecco, quindi, la lezione del professore: gli organi abili a ripararsi si rigenerano e durano nel tempo, ma correndo il rischio che, a ogni sostituzione delle proprie cellule danneggiate, qualcosa vada storto.
Al contrario gli organi «perenni», proprio perché possiedono staminali «dilettanti» – come le chiama il professore – corrono meno il rischio di tumori, ma sono poco capaci di sostituire le cellule anziane o danneggiate. Così, invecchiando, il cervello perde in memoria e brillantezza e il cuore, negli anni, si stanca, in mancanza di staminali in panchina che diano il cambio ai cardiociti prossimi alla «pensione».
Questa è la legge di natura. Sta ora ai ricercatori studiare come intervenire sui meccani smi della «bilancia» tra rigenerazione e conservazione, così importante per capire l`incidenza delle malattie più frequenti e gravi: tumori e patologie neurodegenerative.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.