
C’è un episodio che il governatore della California Jerry Brown ama raccontare. Una volta, molti anni fa, si trovò di fronte a un quesito d’esame a quale non riusciva a trovare una risposta soddisfacente: «Scrivi la tua impressione su una foglia verde». Erano così tante le sfumature e i significati della parola «impressione», così tanti i cliché da evitare — come ha raccontato alla rivista Atlantic — che si trovò incapace di rispondere. Erano gli anni Sessanta e Brown era un giovane seminarista gesuita che, alla fine, lasciò il noviziato per studiare Lettere classiche e Giurisprudenza e seguire le orme del padre in politica.
Oggi il governatore, che non ha perso comunque la fede di un tempo, si trova di fronte ad un dilemma morale e politico ben più lacerante: firmare o no la legge che renderebbe l’eutanasia legale in California? Ha poco più di una settimana per decidere. Per ora è rimasto in silenzio. Il Senato della California ha approvato venerdì la legge sul suicidio assistito, con 23 voti favorevoli e 14 contrari, dopo che la Camera aveva fatto altrettanto (44 contro 35). Le norme approvate in California prevedono che le richieste possano arrivare solo da chi ha un’aspettativa di vita inferiore ai sei mesi e che tra dieci anni la legge «scada» e debba essere riapprovata.
La parola d’ordine della campagna pro eutanasia è stata «dignità», e il volto simbolo quello di Brittany Maynard, la ventinovenne californiana malata di un cancro incurabile al cervello che lo scorso novembre si è trasferita in Oregon — uno dei quattro Stati americani dov’è legale insieme a Washington, Montana e Vermont — per poter fare la sua scelta. I genitori, con il ritratto della figlia tra le braccia, hanno seguito passo dopo passo la campagna. «Questo è un movimento iniziato da Brittany», hanno spiegato in lacrime.
La Chiesa cattolica si è fortemente opposta. L’arcivescovo di Los Angeles José Gomez ha argomentato che per i poveri «il suicidio assistito diventerà non una scelta ma l’unica opzione». I contrari sostengono che di fronte a spese astronomiche senza copertura sanitaria le stesse famiglie dei malati terminali li spingeranno a scegliere «la pillola letale». Il cattolico Jerry Brown resta in silenzio, come un tempo di fronte alle sfumature di quella «foglia verde».
La fede lo ha portato a sposarsi in chiesa, a lavorare con Madre Teresa di Calcutta, a visitare più volte il Vaticano, a opporsi alla pena di morte. Non in tutto però è in linea con la Chiesa: è favorevole all’aborto come pure alle nozze gay. Il dilemma sull’eutanasia si risolverà firmando la legge o mettendo il suo veto. Se non fa nulla, entrerà in vigore a gennaio. Se la blocca, i sostenitori annunciano un referendum.
Il campo del «si» è certo che alla fine il governatore firmerà, perché la maggioranza dei californiani è a favore della morte assistita (il 76% secondo un sondaggio dell’università di Berkeley). Anche molti medici hanno cambiato opinione, passando da un’opposizione decennale a una prospettiva più neutrale: ora dicono che è una scelta personale del paziente. Il caso di Brittany ha dato impeto a iniziative pro eutanasia in sedici Stati — per ora senza successo. Una vittoria in California avrebbe un peso nazionale.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.