
La carenza di donatori e le difficoltà economiche di molte Regioni stanno facendo rinascere le migrazioni per un figlio. Ma oggi, alcune amministrazioni come la Campania sono costrette a decidere per una stretta anche sui rimborsi ad un’altra Regione.
«In qualche modo – spiega Filomena Gallo avvocato segretario dell’Associazione Luca Coscioni – è ripartito il “turismo procreativo” ma trova davanti una serie di ostacoli. Anche quelli economici delle amministrazioni regionali che non ce la fanno a sostenere le spese delle coppie in centri lontano da casa».
La questione economica, oltre a creare problemi alle coppie, sta facendo scoppiare anche la polemica sull’eventuale pagamento dei gameti all’estero, vero?
«Dopo dieci anni di legge 40 sulla fecondazíone assistita, in cui non sono state create le banche con i gameti disponibili per l’eterologa, è normale che oggi si debba aspettare e che alcuni centri, con tutte le cautele, si affidino all’estero».
E la questione pagamento?
«La commercializzazione è e resta vietata. Possiamo parlare di un rimborso con tetto massimo per le donne che devono sottoporsi a trattamento ormonale e un intervento invasivo. Ripeto, parlo solo di rimborso».
L’acquisto dall’estero è garantito?
«Esistono normative europee che ci tutelano. E assicurano la possibilità di risalire alla fonte dei gameti nel caso in cui il bambino, anche crescendo, avesse dei problemi genetici su cui indagare. Comunque da noi l’anonimato è certo».
In Gran Bretagna, la banca del seme si è ritrovata con solo nove donatori nel suo database. E l’eterologa rischia di avere gli stessi nostri problemi?
«Lì, da una decina d’anni, hanno tolto l’anonimato per le donazioni. I futuri figli avranno la possibilità di conoscere il nome del padre naturale anche se, dal punto di vista legale, non ci saranno responsabilità. Questa scelta ha penalizzato molto le decisioni di uomini e donne. E ora, la scarsità dei donatori potrebbe cambiare molto la situazione. Stanno correndo ai ripari pensando ad uno spot che spinga gli uomini a farsi avanti».
Lei crede che una campagna di sensibilizzazione da noi riuscirebbe a convincere uomini e donne a donare i gameti?
«E’ importante avviare una campagna per far capire quanto è vitale donare. Credo che sia proprio la mancanza di informazioni a generare una scarsità simile di offerte».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.