
Dopo la sentenza della Corte europea, i tre embrioni di Adele Parrilllo – vedova di Stefano Rolla, ucciso nella strage del 2003 alla base militare italiana di Nassiriya – continueranno a marcire in un congelatore e non potranno essere utilizzati per la ricerca scientifica.
Ma la sentenza non rappresenta in alcun modo una presa di posizione europea sullo “status dell`embrione”, come vorrebbe far credere l`Onorevole Binetti, e meno che mai attribuisce una generica patente di ragionevolezza alla legge 40, come vorrebbe far credere la Ministra Lorenzin nonostante i numerosi pronunciamenti della Corte proprio contro la legge 40.
La Corte Europea dei diritti dell`uomo, con una sentenza definitiva della Grande Chambre, ha infatti affermato che il divieto di donare gli embrioni alla ricerca non viola il diritto al rispetto della vita familiare di Parrillo, art.8 Carta Europea dei diritti umani, ma non si è espressa sulla libertà di ricerca scientifica.
Parrillo, dopo il decesso del compagno, aveva rinunciato a proseguire con il trattamento di fecondazione in vitro, decidendo di donare gli embrioni alla ricerca. La legge 40/2004 vieta l`utilizzo di embrioni italiani per la ricerca, così nel 2011 la donna si era rivolta alla corte di Strasburgo. A sostegno di Adele e della libertà di ricerca abbiamo depositato un amicus curiae con l`associazione Luca Coscioni e le associazioni Cerco un Bimbo, L`altra cicogna, Amica Cicogna e con 46 Parlamentari. Sempre a sostegno delle ragioni di Adele è intervenuta anche l`associazione Vox e la Sifes.
In difesa del divieto sono intervenuti il Governo e Movimento per la vita, Scienza e vita and Forum delle associazioni familiari. “La corte, che è stata chiamata per la prima volta a pronunciarsi su questo problema”, si legge in una nota della Corte, aveva giudicato ricevibile l`ipotesi di violazione dell`articolo 8 perché “gli embrioni in questione contenevano materiale genetico della signora Parrillo e di conseguenza rappresentano un elemento fondamentale della sua identità”.
Il fatto stesso che la Corte abbia accettato per la prima volta il principio che la sorte di un embrione riguardi la vita privata di una persona apre nuove possibilità di ricorsi in futuro. I giudici hanno però evidenziato l`assenza di prove che il compagno fosse d`accordo con la donazione degli embrioni, perché defunto. I giudici stessi hanno ipotizzato anche la possibilità di donazione per una eterologa, ma tale strada potrebbe non essere percorribile perché gli esami sui donatori – obbligatori in base alle normative sulla tracciabilità – non sono più possibili essendo il compagno deceduto.
Certamente come Radicali e Associazione Luca Coscioni avremmo auspicato una scelta diversa, che evitasse l`inutile distruzione degli embrioni. Ma la decisione dei Giudici europei NON riguarda, dunque, nella maniera più assoluta un pronunciamento sul diritto alla libertà di ricerca scientifica sugli embrioni umani, cioè il diritto degli scienziati a poter far ricerca sugli embrioni e il diritto dei malati di poter beneficiare dei progressi della ricerca scientifica.
Su questi obiettivi, che continueremo a portare avanti sia in Corte costituzionale che in Corte europea dei diritti umani, Governo e Parlamento italiano portano intera la responsabilità di violare i diritti umani fondamentali di malati e scienziati. Alcuni appuntamenti e iniziative sono già in corso. Pende in Corte Costituzionale il giudizio di verifica di costituzionalità sul divieto di donazione degli embrioni e la revoca del consenso informato (Firenze – Avv. G. Baldini), e i tribunali Italiani stanno affrontando le richieste delle coppie di donare alla ricerca embrioni non idonei per una gravidanza.
Se il Governo Renzi vuole intervenire prima della Consulta, lo deve fare urgentemente. Come Associazione Luca Coscíoni abbiamo promosso una petizione al Parlamento (sottoscritta da alcuni dei più autorevoli scienziati italiani e che si può firmare su www.associazionelucacoscioni.it) per la libertà di ricerca sugli embrioni, perché non sia più necessario dover importare embrioni da Australia, Svezia, USA, UK mentre gli embrioni italiani sono lasciati marcire.
La violazione del diritto alla scienza e del diritto per le persone di usufruire dei benefici della ricerca in Italia è calpestato. Tale violazione non era oggetto di ricorso dinanzi alla Corte Edu, dunque proseguiamo con determinazione verso il nostro obiettivo, del quale discuteremo anche al Congresso dell`associazione Luca Coscioni a Milano del 25/27 settembre.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.