La gran giravolta di Morales: in Bolivia la rivoluzione sono gli Ogm

Il Foglio
Maurizio Stefanini

Per Evo Morales, gli Ogm non causano più la calvizie e l’omosessualità, anzi. Con una giravolta spettacolare, il presidente boliviano è pronto a fare delle colture geneticamente modificate uno dei pilastri della sua rivoluzione, e a rinnegare decenni di retorica terzomondista.

Dopo cinque anni, Morales ha indetto la seconda Conferenza mondiale dei popoli sul cambiamento climatico e i diritti della madre terra di Cochabamba: nell’evento intende proporre il proprio modello di “viver bene” contro “le minacce del capitalismo e del cambio climatico”. E’ stato lo stesso presidente boliviano a annunciarlo, giovedì scorso. Data prescelta: dal 10 al 12 ottobre, in modo da celebrare le conclusioni come ideale controcanto alla ricorrenza “colonialista” dell’arrivo di Cristoforo Colombo in America.

Identica è anche la locazione di Cochabamba. C’è però un’immensa novità rispetto alla prima Conferenza. Nel 2010, infatti, il presidente boliviano si era prodotto in un lungo sermone per spiegare che gli alimenti Ogm provocano la calvizie e l’omosessualità, oltre a ogni altra sorta di malanni. Adesso, gli Ogm li ha invece sdoganati. E’ una nemesi, nel senso più letterale, perché si chiama così, Nemesia Achacollo Tola, la ministra dello Sviluppo rurale e delle terre che ha deciso di rimettere al giudizio dei produttori la scelta di utilizzare o meno gli Ogm nelle proprie coltivazioni.

“Il pollo che mangiamo è carico di ormoni femminili, per questo quando gli uomini mangiano questi polli soffrono di deviazioni nel loro essere uomini”, aveva detto Morales nel 2010. Il presidente prevedeva anche che per colpa degli Ogm “entro cinquanta anni tutto il mondo sarà calvo”. All’inizio del 2013, però, il suo sodale Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, aveva fatto una clamorosa autocritica rispetto al divieto degli Ogm che era stato inserito nella nuova Costituzione ecuadoriana: “Un errore che ho commesso lasciandomi influenzare da un ecologismo infantile”, lo aveva definito, spiegando che “le sementa geneticamente modificate possono quadruplicare la produzione e tirare fuori dalla miseria i ceti più poveri”.

Proprio nel quinto anniversario del discorso di Cochabamba contro gli Ogm, lo scorso 20 aprile Morales ha presenziato a un incontro di produttori agricoli a Santa Cruz de la Sierra in cui ha fatto un’analoga apertura: “Se dobbiamo ricorrere all’uso di sementi transgeniche nella produzione di alimenti, allora dobbiamo iniziare a definire in che prodotti si applicheranno e il settore in cui si utilizzeranno”. Quattro giorni dopo è arrivata la decisione di Nemesia.

Per molti anni in prima linea nell’opposizione a Morales, da un po’ di tempo l’agroindustria di Santa Cruz ha constatato che al di là della retorica populista e delle falci e martello regalate a Papa Francesco, nei fatti, e a differenza che nel Venezuela di Chávez e Maduro, il governo del “presidente cocalero” è business friendly. Addirittura, ci sono agrari argentini che dicono di volersi trasferire oltre confine, sostenendo che con Morales gli imprenditori sono tratti meglio che con Cristina Kirchner.

Ma se ancora nel 2014 la Bolivia ha avuto un 5,2 per cento di crescita del pil che è stato il più alto del Sudamerica, è forte il timore che il crollo dei prezzi degli idrocarburi possa creare problemi. In alternativa, da qualche anno Morales sta cavalcando la retorica delle “risorse del futuro”: il litio, la quinoa o perfino le foglie di coca. Ma se gli idrocarburi rendono di meno allora anche il “buon vivere” della rivoluzione andina ha un bisogno disperato di una agroindustria che produca di più.

Il pil agricolo è già passato da 3,7 miliardi di dollari del 2005 ai 4,8 del 2014, ma il governo chiede ai produttori di arrivare entro il 2020 a 10 miliardi, portando la superficie coltivata da 3,7 a 9 milioni di ettari. I produttori di Santa Cruz hanno risposto che, per riuscirci, servono quattro cose: sicurezza giuridica, infrastrutture, libertà di export e biotecnologia. Cioè Ogm. Morales ha esaudito la richiesta. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.