Droga, quello che i padri non dicono

Terzo. Più alla radice. Il divertimento. «È possibile che non riusciamo a mettere in discussione un’idea del divertimento univoca, che si aggrappa alle sostanze come veicolo per la perdita di controllo? Con l’idea quindi che solo se “assenti” ci si possa divertire? Possibile che non riusciamo a parlare di autostima, di piacere, di non giudizio, fra i giovani?», chiede Martina: «Certo, se gli unici spazi di aggregazione sono discoteche dalla consumazione obbligatoria all’ingresso, la prospettiva è chiara. Forse dovremmo offrire qualcosa di diverso.»