Si gratta il naso istintivamente, come se avesse potuto farlo da sempre. E aspetta con ansia di poter afferrare finalmente un pallone con le mani, come tutti i bambini della sua età. Ma dovrà avere ancora un po’ di pazienza Zion Harvey, il paziente più piccolo al mondo ad aver ricevuto un trapianto di due nuove mani da un donatore cadavere.
Zion ha otto anni ed è stato operato all’inizio di questo mese al Children’s Hospital di Philadelphia (Usa) da un team di 40 tra medici e infermieri. Ci sono volute ben 11 ore per collegare arterie, vene, muscoli, tendini e nervi. Non è stato facile, ma trovarsi di fronte a un bambino come Zion ha spinto i medici a fare del loro meglio.
Zion, infatti, è un bambino precoce e brillante che ha avuto la sfortuna di aver perso le mani e i piedi all’età di 2 anni per una cancrena. Ha subito anche un trapianto di rene, donato dalla madre. Ma mentre le protesi ai piedi gli hanno permesso in questi anni di camminare, saltare e giocare, l’handicap alle mani è stato certamente l’ostacolo più duro.
Con gli avambracci ha imparato a scrivere, mangiare e sfidare gli amici ai videogiochi, ma la mamma Pattie Ray voleva di più per il suo piccolo. Da qui la decisione di metterlo in lista per un trapianto, di cui Zion era molto entusiasta. Almeno fino a quando i medici lo hanno chiamato per l’intervento, interrompendo un pigiama party in programma con i cugini. Ma l’arrivo del donatore giusto ha dettato i tempi.
Per mesi i medici e la famiglia avevano aspettato un possibile donatore cadavere con le stesse caratteristiche fisiche di Zion. Si stima che in un anno vi siano solo 15 bambini donatori. E dopo mesi di attesa Zion ha dovuto cogliere la palla al balzo. La notizia è arrivata ai media solo oggi, cioè quando Zion sta già facendo fisioterapia e risponde piuttosto bene. Il piccolo può muovere le mani solo in presenza dei terapisti che, al momento, sono concentrati su movimenti semplici, come afferrare oggetti leggeri.
La strada è ancora lunga e i medici non vogliono bruciare troppo in fretta le tappe. L’obiettivo finale è quello di esaudire il desiderio di Zion e cioè lanciare con le mani nuove un pallone da calcio. Per tutta la vita il piccolo dovrà assumere farmaci immunosoppressivi per evitare il rischio di rigetto. Ma è una cosa a cui era già abituato, almeno dopo il trapianto di rene.
Zion, a detta dei medici, non sarà l’unico bambino a beneficiare di due nuove mani. «In futuro spero di poter aiutare molti altri pazienti come Zion», dice Scott Levin, il chirurgo che ha coordinato la complessa procedura.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.