Cannabis: non proibizioni ma responsabilità

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Il Foglio
Giovanni Battistuzzi

Una politica basata sulle evidenze scientifiche manderebbe in fumo il proibizionismo. 
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Verrebbe da dire sì alla legalizzazione della cannabis per quello che è stato, ricordi, adolescenza, per un romanticismo di slogan, canzonette, ritornelli, idee un po’ fricchettone. Per Pannella che sventola una panetta di fumo davanti a manifestanti e polizia, “la dò a voi o la dò a loro?”, per BobMarley-Skardy-JAx-PituraFreska, i discorsi con gli amici e tutto quello che ci sta in mezzo. Verrebbe da dire di sì per questo, ma questo non basta, non serve, non c’entra. Il punto è un altro, anzi, sono altri, tre: economico, sociale, culturale. Innanzitutto i conti: legalizzare vuol dire tassare, ossia incremento d’entrate statali, guadagno. Circa 8 miliardi di euro l’anno secondo il report del governo Monti del 2012, un cifra non banale che potrebbe essere utile per abbassare il peso fiscale per il contribuente oppure essere impiegato in altri settori strategici. Soldi e tasse, ma non solo. Il mercato della cannabis è ora nelle mani della malavita, piccola o organizzata che sia. Legalizzarla vorrebbe dire colpire l’illegalità, trasformarla in legalità: è droga? Viene e verrà consumata comunque, il mercato è in crescita, tanto vale toglierlo dalla penombra della criminalità, non far finta che non esista e affrontarlo legge alla mano. E poi c’è la parte culturale: legalizzare vuol dire responsabilizzare, superare i limiti e le storpiature dello stato-balia. Demandare al cittadino la possibilità di decidere totalmente sulla propria vita, all’interno di una legalità diffusa e ad una tolleranza intelligente. Non proibizioni ma responsabilità, servirebbe una legge che punti a questo. Serve una discussione intelligente, affrontare il problema senza pregiudizi e storpiature, ragionare. Legalizzare è la via, ma non basta, bisogna decidere a chi toccherà produrla e altre questioni: differenziare l’offerta? Come? Permettere o no la produzione domestica? Come sanzionare lo spaccio? Creare delle liste? Dover presentare una certificazione medica? Le domande sono tante, vanno trovate le risposte.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.